5 falsi miti sull’autismo ai quali non dovremmo credere

Sono geniali, preferiscono rimanere da soli, sono tutti uguali. Sono diverse le fake news che circolano quando si parla di disturbi dello spettro autistico, ma il concetto fondamentale da ricordare in questi casi è che ogni bambino è diverso. Sempre.
Giulia Dallagiovanna 4 Maggio 2021
* ultima modifica il 04/05/2021

Dell'autismo, va detto, continuiamo a conoscere poco. Anzi, sarebbe più corretto parlare di disturbi dello spettro autistico, che in Italia interessano circa un bambino ogni 77, in prevalenza maschi. Il Ministero della Salute li definisce come: "un insieme eterogeneo di disturbi del neurosviluppo caratterizzati da deficit persistente nella comunicazione sociale e nell’interazione sociale in molteplici contesti e pattern di comportamenti, interessi o attività ristretti, ripetitivi". Ma aggiunge anche che i modi in cui questi disturbi si presentano possono variare molto da individuo a individuo. E forse è per questa ragione che negli anni sono emersi anche tanti falsi miti rispetto a questa condizione. Proviamo allora a vederne qualcuno insieme e a capire cosa ci sia di scorretto.

La causa è una mancanza di affetto dei genitori

I genitori, e la madre in particolare, si sono trovati spesso al centro dell'attenzione quando si è parlato di autismo. Si è detto, ad esempio, che potessero avere un ruolo le cosiddette "madri frigorifero": donne poco affettuose nei confronti dei figli che avrebbero quindi favorito lo sviluppo di uno di questi disturbi. Negli anni '70 lo sosteneva addirittura il dottore Bruno Bettelheim, psicoanalista austriaco. Oggi siamo invece sicuri che colpevolizzare i genitori non sia corretto.

Sebbene le cause precise dell'autismo ancora non si conoscano con chiarezza, si sa che l'origine è di tipo biologico e non ha quindi nulla a che vedere con il tipo di educazione o la quantità di affetto ricevuti. A essere colpito infatti è proprio il funzionamento di alcune reti neuronali presenti nel cervello.

Conosciamo inoltre alcuni possibili fattori di rischio e, di nuovo, non sono legati all'approccio da parte dei genitori. In generale, problemi alla salute del bambini possono derivare, come già sicuramente sapevi, dall'assunzione di alcuni farmaci non adatti in gravidanza, dal fumo o dall'esposizione a sostanze tossiche. Un altro elemento al quale prestare attenzione è l'età avanzata di almeno uno dei genitori e, infine, molto importanti sono le cause genetiche che, per quanto riguarda l'autismo, si riscontrano nel 70-80% dei casi.

Gli autistici sono tutti uguali

Ovviamente, no. Come già ti accennavo prima, i modi in cui questo disturbo si manifesta variano da persona a persona. E già siamo di fronte a una prima differenza. Spettro autistico infatti è un'espressione che già di per sé indica l'insieme di situazioni molto differenti tra loro.

E non deve poi essere dimenticato che una persona autistica avrà pur sempre il suo carattere, che sarà stato influenzato anche da elementi esterni come l'educazione ricevuta o l'ambiente nella quale è cresciuta. Proprio come accade per ciascuno di noi.

Non provano emozioni

Risulta davvero difficile pensare che una persona non provi emozioni e solo perché le esprime in un modo che noi non capiamo, non significa che non siano presenti. E non è nemmeno vero che preferiscano stare da soli e non abbiano voglia di sviluppare relazioni. Certo, la situazione a cui ci si può trovare di fronte è complessa, ma banalizzarla sostenendo che un ragazzino preferisca la solitudine solo perché ha un disturbo dello spettro autistico rischia di condannare davvero la persona a non stringere mai nessun tipo di legame.

Non è vero che un bambino autistico non provi emozioni o che preferisca stare da solo

Di nuovo, come dicevo nel paragrafo precedente, ogni individuo è diverso e questo è un dato di fatto per ciascuno di noi. Possiamo essere più estroversi o più introversi, avere sempre voglia di compagnia o necessitare di qualche momento di solitudine. Ma questo non ha nulla a che fare con la presenza o meno dell'autismo.

Il punto è la comunicazione. Soprattutto con i quadri clinici più complicati, sarà necessario trovare una modalità che permetta a entrambi di capirsi. E non sarà un processo immediato. Da parte di una persona esterna è necessaria pazienza e attenzione ai segnali che il bambino invia. Questi possono manifestare felicità, paura, tristezza, entusiasmo, rabbia. Qualche difficoltà in più si riscontra invece quando si tratta di empatia, perché un disturbo di questo tipo si associa a un diversa capacità di attribuire un determinato stato mentale alla persona che si ha di fronte. In altre parole, non riuscirà a capire come ti senti osservando semplicemente le tue espressioni facciali o il tono della voce.

Sono geniali

No, non sono geniali. Sono in realtà un po' come tutti gli altri: il 60% di loro infatti presenta un quoziente intellettivo medio, mentre nel restante 40% è possibile che si manifesta anche un deficit cognitivo.

Il falso mito però nasce dal fatto che alcuni di loro sviluppano una memoria notevole, oppure emergono per le loro capacità in materie come la matematica. Nota però anche senza disturbi dello spettro autistico esistono persone che ricordano quasi tutto o che sono particolarmente brave nelle materie scientifiche. E non è tanto carino ritenerli geniali, per la verità, perché questo implica anche aspettarsi tutta una serie di risultati da loro, che potrebbero anche non arrivare.

Inoltre, spesso queste abilità emergono nel campo dei loro interessi assorbenti. In altre parole, se un bambino ha sviluppato un particolare interesse per le date di nascita, le ricorderà tutte perfettamente in un modo che per te, forse, sarebbe quasi impossibile. Però potrebbe avere difficoltà a memorizzare qualsiasi altro concetto o, semplicemente, mostrare capacità medie in tutti gli altri campi.

No, purtroppo non basta solo uno psicologo.Come spiega il dottor Alessandro Ghezzo, Medico Chirurgo specialista in Neuropsichiatria Infantile del Centro Medico Santagostino: "Ci vuole un lavoro corale che richiede tanta disponibilità e pazienza. Bisogna affrontare non solo gli aspetti cognitivi e comportamentali, ma anche quelli internistici (intestino in primis), lo stress ossidativo e gli aspetti infiammatori e sistemici".

Fonti| Centro Medico Santagostino; Ministero della Salute; Università degli Studi di Sassari

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