A scuola è ancora obbligatorio rispettare il metro di distanza? Cosa dicono le nuove norme

Il rientro a scuola forse più atteso degli ultimi anni si apre con un tentativo di ritorno alla normalità: la priorità è alle lezioni in presenza e dunque, qualora non sia possibile rispettarlo, non sarà più obbligatorio il metro di distanza tra gli studenti. Lo ha assicurato il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi.
Giulia Dallagiovanna • 14 Settembre 2021
* ultima modifica il 14/09/2021

Il rientro a scuola per il 2021-2022 è forse tra i più attesi degli ultimi anni. Dopo un anno e mezzo tra lezioni in presenza (a fatica), classi ridotte e necessità di ricorrere alla DAD con una certa frequenza, la domanda che da genitore ti sarai posto più spesso negli ultimi mesi è se si ritroverà mai una normalità. E forse, grazie ai vaccini, questa speranza potrebbe concretizzarsi già a partire dai primi giorni in classe. Diverse infatti le nuove disposizioni, ma quella che forse potrebbe garantire una ripresa a pieno regime della routine scolastica riguarda il metro di distanza: sarà possibile non rispettarlo, qualora gli spazi non lo consentissero.

Lo ha chiarito il ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi in un'intervista: non si rispetterà più il distanziamento tra gli studenti seduti ai banchi. O meglio, quando è possibile è sempre bene mantenere un certo spazio tra uno e l'altro, come specificano le Indicazioni strategiche ad interim per la prevenzione e il controllo delle infezioni da SARS-CoV-2 in ambito scolastico (a.s. 2021-2022). Ma la priorità verrà data al rientro in presenza dell'intera classe, con obbligo di mascherine chirurgiche quando due ragazzi saranno troppo ravvicinati. Obbligo che potrebbe, però, scadere presto, non appena la soglia dei vaccinati nella stessa classe raggiungerà il 100%. Questa almeno è la prospettiva delineata dal ministro ed è anche la strada tracciata dal decreto 111 del 6 agosto. Si parla naturalmente di quelle fasce d'età per cui è già stato approvato il vaccino anti-Covid e quindi dai 12 anni in su.

L'obbligo di mascherina potrebbe cadere con il 100% della classe vaccinata

Accanto al decreto e alle Indicazioni, Ministero della Salute, Istituto superiore di sanità e Ministero dell'Istruzione hanno lavorato a un altro documento, il Piano di monitoraggio della circolazione di SARS-Cov-2. Si rivolge in particolare alla scuola primaria e secondaria di primo grado, in altre parole elementari e medie. La strategia per gli studenti più giovani, la maggior parte dei quali non ancora passibili di vaccino, punterà sulla sorveglianza capillare, con la costruzione di una rete di scuole sentinella, che verranno individuate dalle autorità sanitarie regionali in collaborazione con gli uffici scolastici. Le modalità di attuazione passano attraverso l'unico strumento che, ad oggi, possa consentire l'individuazione di un positivo: il tampone. Si parla quindi di test molecolari salivari "condotti, su base volontaria, su alunni nella fascia di età 6-14 anni delle scuole primarie e secondarie di primo grado presenti sul territorio nazionale". Inizialmente se ne occuperà il personale sanitario direttamente nella sede scolastica, ma in un secondo momento la palla passerà ai genitori che potranno effettuare il test in prima persona e poi consegnare il campione in appositi punti di raccolta.

E se uno studente risulta positivo? È sempre il ministro Bianchi a garantire che non ci saranno più interi istituti chiusi, ma solo singole classi in DAD, per isolare subito un eventuale focolaio.

Il cambio di rotta e il progressivo ritorno a una situazione che assomiglia sempre di più alla normalità è stato reso possibile, bisogna sempre ricordarlo, dai vaccini. Il 93% del personale scolastico si trova ora all'interno del ciclo vaccinale. Vale a dire che o ha completato l'immunizzazione, o ha ricevuto la prima dose oppure, quanto meno, ha fissato il primo appuntamento. Effetto forse anche dell'obbligo di green pass, da poco esteso anche ai genitori. Non solo ma già due terzi della popolazione tra i 12 e i 19 anni ha ricevuto almeno il primo inoculo.

Siamo dunque a un banco di prova importante. Dovremo ora capire se la campagna vaccinale a tappeto possa davvero aprire le porte per un ritorno alla vita in presenza e non più da remoto. Nei prossimi mesi avremo la risposta.

Fonti| Istituto superiore di sanità; Gazzetta Ufficiale

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