Al Sant’Orsola di Bologna è stato eseguito con successo il trapianto di un cuore ancora vivo e battente

Un uomo di 65 anni ha ricevuto un cuore nuovo, prelevato grazie al sistema OCS-Heart, un innovativo dispositivo in grado di mantenere il cuore vivo e battente prima del trapianto e di curarlo se necessario.
Kevin Ben Alì Zinati 29 Settembre 2022
* ultima modifica il 29/09/2022

Era vivo, e batteva. Solo pochissime altre volte un cuore è stato trasportato da un donatore al ricevente ancora in grado di contrarsi e pulsare prima di un trapianto.

Uno di questi innovativi interventi è stato completato recentemente dai cardiochirurghi dell’IRCCS Policlinico di Sant’Orsola di Bologna. Lo scorso agosto, infatti, sono riusciti ad impiantare con successo un cuore ancora vivo in un uomo di 65 anni da due anni sottoposto all’assistenza ventricolare VAD.

L’operazione è stata portata a termine grazie all’Organ Care System (o OCS-Heart), un sistema – noto anche come “Il cuore in una scatola” – che permette di conservare il cuore vivo e battente prima del trapianto ed eventualmente anche di curarlo.

Devi immaginare l’OCS-Heart come un dispositivo portatile delle dimensioni di un piccolo carrello e facilmente trasportabile su un’ambulanza o in elicottero in aereo.

Attraverso l’infusione continua di sangue caldo, ossigenato e ricco di nutrienti nelle coronarie e riduce il lavoro cardiaco, il sistema garantisce al cuore la sua contrattilità e la pulsatilità, oltre a un continua drenaggio.

L’OCS-Heart permette anche di tenere sotto costante monitoraggio la pressione arteriosa, la frequenza cardiaca, il flusso coronarico, la pressione di perfusione, e lo stato metabolico dell’organo oltre alla sua contrattilità.

Come hanno piegato gli esperti del Sant’Orsola di Bologna, il sistema permette anche di valutare lo stato di salute del cuore in tempo reale e di modificare parametri emodinamici e metabolici per ottimizzare il risultato, ma anche di interrompere il trapianto in caso di andamento negativo o danneggiamento.

I vantaggi? Non pochi. Grazie all’Organ Care System, si può impiantare anche un cuore prelevato da un donatore anziano azzerando i rischi e allo stesso tempo si possono affrontare con maggiore sicurezza anche interventi di lunga durata per la presenza di altri problemi ad esempio vascolari, o perché, come in questo caso, il ricevente è portatore di un dispositivo di assistenza ventricolare VAD.

Il sistema del “Il cuore in una scatola” permette anche di essere trasportato con maggior facilità da un ospedale all’altro ampliando così le opzioni terapeutiche a disposizione dei pazienti.

I chirurghi bolognesi sono riusciti a portare a termine il trapianto di un cuore ancora vivo e battente grazie al sistema Organ Care System. Photo credit: Policlinico Sant’Orsola di Bologna

L’OCS, in Italia, fino ad oggi è una peculiarità di pochi altri centri, come l’Azienda Ospedaliera S. Maria della Misericordia di Udine, l’Ospedale di Padova e l’Ospedale Niguarda di Milano, e rappresenta uno dei più decisivi passi in avanti nel trapianto e nella preservazione d’organo.

Questo risultato appena ottenuto rafforza ancora di più il ruolo centrale del Sant’Orsola nel tessuto sanitario dell’Emilia-Romagna.

L’ospedale infatti è l’unico della Regione ad eseguire trapianti di cuore: pensa che nel 2021, nonostante la pandemia, sono stati portati a termine ben 31 trapianti di cuore, un numero che ha reso il Sant’Orsola il primo centro in Italia per numero di interventi.

Ad oggi, poi, sono stati eseguiti 22 trapianti (20 adulti) e quello del Sant’Orsola è stabilmente il centro che garantisce la più alta sopravvivenza post-intervento in Italia (80% dopo 5 anni, contro la media nazionale del 73%).

È vero, la disponibilità di organi per il trapianto rimane, comunque, molto limitata e inferiore rispetto al numero di pazienti in lista d’attesa ma il successo dell’OCS-Heart permette di intravedere un'importante prospettiva all’orizzonte.

Fonte | IRCCS Policlinico di Sant’Orsola di Bologna

Le informazioni fornite su www.ohga.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.