Alzheimer: conosciamo meglio la forma più diffusa di demenza senile

L’Alzheimer è una malattia che fa paura, perché i sintomi sono ben visibili e colpiscono soprattutto le funzioni cognitive. Si parte con la perdita della memoria, poi viene danneggiato il linguaggio e alla fine si è costretti a letto e si dipende completamente da un’altra persona. Conoscerlo meglio ti aiuta però a sapere cosa fare nel caso fossi proprio tu la persona che deve gestire questa situazione.
Giulia Dallagiovanna 21 settembre 2019
* ultima modifica il 17/10/2019

Una malattia che fa paura, perché non la si conosce ancora del tutto e perché riduce proprio il riconoscimento delle persone, del mondo che ti circonda e persino di te stesso. Con l'Alzheimer potresti però trovarti ad averci a che fare, magari perché ne viene colpito un tuo familiare o qualcuno che ti è vicino. Al momento è infatti la più comune causa di demenza tra la popolazione anziana: colpisce all'incirca il 5% degli over 65 e il 20% di chi ha già superato gli 85 anni. Più o meno la metà dei casi di demenza senile sono dovuti a questa patologia. E purtroppo non esiste una cura né per una guarigione completa, né che consenta di rallentare la malattia in modo significativo.

Scoperta nel 1906 dallo psichiatra e neuropatologo tedesco Alois Alzheimer, ancora oggi non si ha un'idea precisa riguardo le cause. Nel corso del tempo sono state formulate una serie di ipotesi e la ricerca continua a fare progressi, ma questa malattia si sta rivelando davvero una sfida per la medicina. Così come la è per i caregiver che si devono occupare di una persona che ne è affetta. Ogni giorno può essere diverso, ci si può dimenticare qualcosa in più, da come si chiama la propria moglie a come si mangia. L'umore viene naturalmente alterato e può quindi accadere che si continui a ripetere lo stesso nome o lo stesso suono, che si mettano in atto dei comportamenti aggressivi o che si rimanga del tutto apatici nei confronti degli stimoli esterni.

Se sei dall'altra parte, ti ritroverai costantemente di fronte a un dubbio: "cosa dovrei fare questa volta? Cos'è meglio per la sua salute e il suo benessere?". Naturalmente non potrai affrontare tutto questo da solo, ma è fondamentale l'aiuto di un medico e di tutti gli strumenti che il sistema sanitario nazionale mette a disposizione. Sicuramente, però, conoscere meglio questa patologia potrebbe aiutarti a capire con più facilità cosa sta accadendo nella mente di un alzheimeriano.

Cos'è l'Alzheimer

L'Alzheimer è una malattia neurodegenerativa e il suo decorso è cronico e progressivo. Tutti questi termini tecnici significano in realtà una serie di brutte notizie. Innanzitutto, si tratta di una patologia che colpisce le cellule del cervello e le connessioni celebrali, poco per volta, le distrugge. Di conseguenza, le funzionalità cognitive risulteranno gravemente compromesse, fino a quando non verranno del tutto annullate. Allo stesso modo saranno influenzate anche la personalità e le relazioni interpersonali. La si riconosce dai sintomi tipici come la perdita di memoria e di ragionamento o la capacità sempre più ridotta di compiere azioni anche banali e legate alla vita quotidiana, come lavarsi, bere o semplicemente alzarsi in piedi.

Non si può né guarire, né migliorare, ma solo cercare di rallentare i sintomi e migliorare la qualità della vita di un paziente, che risulterà comunque piuttosto compromessa. Purtroppo, si tratta ancora di un disturbo che porta alla morte, di solito nel giro di 8 o 10 anni da quando si è ricevuto la diagnosi.

Come ti dicevo prima, è la più diffusa forma di demenza e di solito colpisce soprattutto le persone anziane, ma questo non vuol dire che la causa sia la vecchiaia. Si tratta di una malattia a tutti gli effetti e il fine della ricerca scientifica è proprio il capire da cosa trae origine.

Le fasi dell'Alzheimer

Il decorso della malattia può essere più rapido o più lento in base alle caratteristiche di ciascun individuo e a come il suo organismo risponde alle terapie. In generale, però, si possono distinguere tre fasi degenerative del morbo di Alzheimer:

  1. Fase iniziale: a venirne colpita è soprattutto la memoria. Si comincia a non ricordare più cosa si è fatto poco prima, a dimenticarsi le persone che non si vedono da un po' di tempo e a perdere di frequente il filo del discorso. Per questo motivo, ti accorgerai che l'alzheimeriano tende a ripetere spesso le stesse cose, a non ricordarsi più cosa stava cercando o perché sia entrato in una stanza, a perdere gli oggetti. A mano a mano che la malattia progredisce, inizierà anche a perdersi per strada e a non ritrovare più la via di casa. Anche il linguaggio potrebbe già essere compromesso: l'utilizzo di un termine al posto di un altro o la fatica di ricordarsi le parole corrette. Una situazione del genere non può che incidere sul benessere psicologico e si sarà maggiormente irritabili, nervosi e in preda a facili squilibri emotivi.
  2. Fase intermedia: i sintomi della fase iniziale peggiorano, ma si aggiungono anche una progressiva perdita di autonomia. Di solito, si inizia a trovare difficoltà nell'alzarsi in piedi, nel camminare o nel vestirsi da soli. I ricordi poi iniziano a mescolarsi con quelli dell'infanzia e diventa sempre più complicato distinguere i sogni dalla realtà. Possono quindi avere luogo delle allucinazioni e dei deliri. A partire da questo momento, la persona malata dovrà essere assistita in modo continuo, anche per evitare che si metta in pericolo.
  3. Fase severa: contraddistingue l'ultimo periodo della malattia e di solito si è costretti a letto o su una sedia a rotelle. Ormai ogni margine di autonomia si è perso e il malato non riesce più a mangiare, bere, lavarsi o compiere qualsiasi azione da solo. Anche sollevare un braccio potrebbe risultare complicato.

In poche parole, a mano mano che vengono bruciate le connessione neurali, il cervello non riesce più a inviare ordini alle diverse parti del corpo. Perciò il fisico di una persona per un certo periodo di tempo potrebbe ancora sembrare in grado di sostenerla, ma le gambe non sapranno più, di preciso, quali movimenti devono compiere per muoversi. Non è infatti raro che un malato cada nel tentativo di alzarsi dalla poltrona o che, quando viene stimolato a mettersi in piedi, si irrigidisca.

L'Alzheimer precoce

Venire colpiti dall'Alzheimer non è augurabile per nessuno, ma c'è una forma di demenza che può essere anche peggiore: l'Alzheimer precoce. Il problema principale di questa patologia è che riguarda le persone con meno di 65 anni. Anzi, i primi sintomi possono insorgere addirittura quando una persona ha solo 35 anni. Il primo segnale di preoccupazione deve essere la perdita di memoria a breve termine e i deficit nel linguaggio. Una differenza seppur marginale rispetto a quando colpisce le persone anziane, è che nel caso di Alzheimer giovanile potrebbe insorgere prima l'incapacità di percepire, e quindi di afferrare, gli oggetti attorno a sé.

I sintomi dell'Alzheimer

I sintomi dell'Alzheimer di solito vengono raggruppati sotto le cosiddette "quattro A":

  • Amnesia, cioè perdita della memoria
  • Afasia, ovvero l'incapacità di formulare e comprendere frasi e parole
  • Agnosia, incapacità di riconoscere le persone ma anche i luoghi e gli oggetti
  • Aprassia, non riuscire a compiere i movimenti nel modo corretto

Ma se ti sei trovato ad avere a che fare quotidianamente con una persona malata, saprai anche tu che l'elenco è ben più dettagliato. Si comincia a non ricordare le informazioni più recenti e, per questa ragione, si tende a chiedere più volte la stessa cosa. A poco a poco si passa alle date, poi ai nomi delle persone. Il vero trauma per un familiare, però, arriva quando il genitore o il parente anziano con l'Alzheimer non riconosce più la moglie, i figli e se stesso, magari perché è convinto di avere ancora 10 anni. Già durante la fase intermedia, sarà convinto che casa sua sia un'altra, probabilmente quella dove abitava durante l'infanzia, e che quelli che lo circondano siano dei perfetti estranei.

Questo problema comporta anche la frequente perdita di oggetti o magari la costante ricerca di un utensile che in quell'abitazione, in realtà, non è mai stato presente. Poiché non ci si accorge di essere malati, di solito si reagisce accusando qualcun altro di averlo rubato e, perché no, anche nascosto. La capacità di giudizio viene infatti alterata e questo si ripercuote anche in situazione che potrebbero esporre chi è affetto da Alzheimer a diversi pericoli. Si perde ad esempio la comprensione del corretto valore del denaro e si potrebbe venir facilmente raggirati da eventuali truffatori che riescono a ottenere ingenti quantità di soldi. Ecco perché bisognerebbe cercare di non lasciare mai da solo il malato in questione, che avrà sempre più bisogno di affidarsi a qualcun altro per la cura di sé, dal pagamento delle bollette, allo svolgimento di azioni quotidiane, al difendersi dai pericoli.

Più il cervello viene compromesso e più scompaiono le capacità di un individuo. Dopo la memoria, è il linguaggio a risultare subito compromesso. Hai presente la famosa parola sulla punta della lingua? Ecco, una persona con l'Alzheimer non l'avrà più nemmeno lì. Abbinerà in modo casuale i termini agli oggetti. Chiamerà ad esempio "macchina" il telecomando, oppure "orologio" la televisione. Seguire il filo del discorso diventerà sempre più complicato e, per questo motivo, non amerà essere in una stanza piena di persone che parlano tra loro.

E anche i movimenti verranno dimenticati. Sembra impossibile a pensarci, eppure la demenza fa scordare come si porta una forchetta alla bocca, non fa percepire più la sensazione di sete (infatti si è più esposti al rischio di disidratazione), non rimanda più alla mente come dovrebbero muoversi i muscoli volontari. Di conseguenza, bisognerà essere aiutati in tutto: dal camminare, all'andare in bagno, al mangiare. Da un certo punto di vista, si tornerà un po' come dei bambini appena nati, dipendenti in tutto e per tutto dai genitori.

Poco per volta si dovrà fare affidamento sempre di più su un'altra persona che si prenda cura di noi

A volte capitano che si aggiungano anche disturbi visivi che non riguardano tanto la diminuzione delle diottrie, quanto la difficoltà a stabilire il colore di un oggetto, la distanza o a pensare che la persona riflessa nello specchio sia un altro individuo presente nella stanza.

Quel che è certo, e dopo aver passato in rassegna i sintomi anche comprensibile, è che a venire alterati saranno anche l'umore e la personalità. Prima di tutto, nella testa regnerà una gran confusione e si sarà più facilmente soggetti a soffrire di depressione. Non è certo facile perdere uno a uno tutti i punti di riferimento e non capire che le persone che hai attorno non sono estranei, ma familiari che ti vogliono bene. La conseguenza sarà naturalmente l'irritabilità, l'aumento dell'ansia e della frequenza con la quale si nutriranno sospetti nei confronti praticamente di tutti.

Le cause dell'Alzheimer

Le cause dell'Alzheimer sono in realtà ancora sconosciute ed è proprio questa una delle ragioni per cui non esistono né una cura né una forma di prevenzione che assicuri di ridurre il rischio di insorgenza della malattia. Al momento, si pensa che potrebbe c'entrare qualcosa la familiarità. Nello specifico, gli esperti ritengono che l'1% dei casi si verifichino perché è presente un gene alterato nel proprio patrimonio genetico, che favorisce anche la trasmissione da una generazione all'altra. Questo significa che se un tuo parente, ad esempio tuo nonno, ne era affetto, tu potresti avere maggiori probabilità di ricevere una diagnosi di questo tipo. Ma non poi così tante, dal momento che stiamo parlando di una percentuale davvero bassa.

Il restante 99% infatti viene definito sporadico. Colpisce cioè le persone in modo del tutto casuale, almeno per quello che finora si è riusciti a scoprire. Si pensa però all'origine vi sia l'alterazione del metabolismo di una proteina, un precursore del beta amiloide, che di norma avrebbe la funzione di stimolare la crescita delle cellule. In alcune persone, a un certo punto della vita, accade invece che questa particella venga metabolizzata in modo scorretto e si venga a formare una sostanza tossica per il cervello. Questa forma degli agglomerati, detti placche amiloidi, che si aggrovigliano con dei fasci di fibre e vanno a formare dei viluppi neuro-fibrillari.

Esattamente come quando hai i capelli spettinati e la spazzola fatica superare la barriera dei nodi, le cellule neurali e i collegamenti tra queste trovano un enorme ostacolo sulla loro strada, che non gli permette più di funzionare come dovrebbero. Ma perché accada tutto questo, ancora non è dato sapere.

La diagnosi di Alzheimer

Una diagnosi definitiva di Alzheimer sarebbe possibile solo dopo la morte della persona malata, osservando se nel suo cervello si ritrovano i viluppi neuro-fibrillari di cui ti parlavo prima. Per questa ragione, troverai scritto spesso "probabile" o "possibile", ma questo non vuol dire che i medici non sappiano a cosa siano di fronte. Semplicemente non esiste un esame che possa diagnosticare l'Alzheimer, mentre il paziente è ancora vivo. Esistono però diversi test che guidano i medici nella formulazione della diagnosi.

Prima di tutto una risonanza magnetica ad alta definizione, che consenta di vedere meglio le aree del cervello e capire quali e come sono state danneggiate. Dopodiché si effettua anche una PET, per analizzare il metabolismo delle cellule, e infine una puntura lombare, per misurare l'eventuale presenza delle proteine beta amiloide e tau nel liquido cerebrospinale. A volte, questi esami strumentali vengono integrati con emocromo e valutazione delle urine.

In realtà, però, è importante anche una valutazione neurologica e psichiatrica, per essere certi che si tratti di Alzheimer. Normalmente vengono presi in considerazione i sintomi che un perente riferisce e poi si rivolge qualche domanda alla persona interessata. In base alle risposte si può capire se di tratta di questa forma di demenza o di un altro problema.

Tutte queste procedure servono a escludere tutte le altre forme di demenza senile, fino a quando non rimane solo l'Alzheimer e a valutare se non vi sia un'altra malattia in corso che acceleri la progressione dei sintomi.

Le cure per l'Alzheimer

Per l'Alzheimer non esiste una cura che permetta di guarire, ma ci sono una serie di farmaci e terapie che servono per rallentare l'insorgenza dei sintomi e cercare di vivere meglio. Per cominciare gli inibitori della acetilcolinesterasi, che servono per bloccare l'enzima responsabile della distruzione dell'aceticolina, un neurotrasmettitore che invia messaggi da una cellula nervosa all'altra. Viene poi somministrata anche la memantina, che subentra come alternativa quando si entra nella fase intermedia e in quella severa della malattia.

In realtà, però, la terapia principale non è farmacologica, ma di supporto. La famiglia di una persona affetta da Alzheimer deve sapere che il ruolo più importante spetta a loro che dovranno prendersi cura in ogni momento e in diversi modi del parente malato. In questo senso, si può ricorrere alla riabilitazione, per mantenere il più a lungo possibile intatte le funzioni residue dell'anziano.

La terapia può essere di tipo occupazionale, che serve a preservare le capacità di svolgere le normali azioni della vita quotidiana o di migliorare il proprio benessere psicologico attraverso piccoli lavoretti, come cucinare. Esiste poi anche la stimolazione cognitiva, per potenziare e stimolare le funzioni cognitive. Altre terapia sono la Reality Orientation Therapy, per provare a mantenere il malato più consapevole del mondo che lo circonda, e la Validation Therapy che si concentra invece sulle ragioni che spingono una persona ad agire in un modo non immediatamente comprensibile.

Ci sono infine trattamenti che si concentrano soprattutto sul benessere psicologico ed emotivo della persona con Alzheimer e su Ohga te ne avevamo già parlato. Mi riferisco in particolare alla musicoterapia, che stimola sensazioni positive attraverso brani musicali, e alla pet therapy, che consiste nel prendersi cura e nello stare a contatto con un animale.

La prevenzione dell'Alzheimer

Purtroppo, devo darti una brutta notizia: non esiste una vera e propria forma di prevenzione contro l'Alzheimer. Sembra però che esistano dei comportamenti che favoriscano non solo un miglior stato di salute in generale, ma anche una riduzione del rischio di demenza, in quanto stimolano le funzioni cognitive e motorie. Innanzitutto, l'attività fisica. Su Ohga ti avevamo già parlato di come una camminata veloce tre volte a settimana funzionasse proprio per questo scopo. Ma allo sport devi anche abbinare un'alimentazione sana, anche perché sembra che siano più esposti al declino cognitivo proprio coloro che soffrono già di diabete, ipertensione e disturbi cardiovascolari.

Uno stile di vita sano e l'attività sportiva prevengono l'Alzheimer

Cerca poi di non fumare e di non abusare con le bevande alcoliche. Infine, mantieni sempre stimolato il cervello attraverso la lettura, piccoli esercizi di memoria, l'informazione rispetto a quanto accade nel mondo e, soprattutto, la cura dei rapporti sociali. Isolarsi infatti potrebbe facilitare il declino cognitivo.

Fonti| Humanitas; Istituto superiore di sanità; Fondazione Veronesi

Le informazioni fornite su www.ohga.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.