Ami il peperoncino? Secondo uno studio mangiarne troppo aumenterebbe il rischio di demenza

Secondo i ricercatori della University of South Australia e dell’Università del Qatar, che hanno seguito 4582 persone per 15 anni, una dieta troppo piccante potrebbe accelerare il processo di declino cognitivo e influenzare negativamente la memoria, soprattutto se si ha un indice di massa corporea non elevato.
Federico Turrisi 9 gennaio 2020
* ultima modifica il 09/01/2020

Gli amanti del chili non la prenderanno bene. Un team di ricercatori della University of South Australia e dell'Università del Qatar ha pubblicato un articolo sulla prestigiosa rivista scientifica Nutrients, in cui si spiega che una dieta troppo piccante potrebbe essere associata a un aumento del rischio di demenza. Lo studio prende in considerazione un periodo di 15 anni e ha coinvolto 4582 persone cinesi di età superiore ai 55 anni. Perché solo cinesi? Perché in Cina il peperoncino è una delle spezie più utilizzate, tanto che in alcune regioni, come il Sichuan o l'Hunan, quasi un adulto su tre consuma ogni giorno cibi piccanti.

È emerso che coloro che mangiavano costantemente più di 50 grammi di peperoncino al giorno avevano un declino cognitivo più rapido rispetto a chi ne consumava una quantità moderata o non ne consumava affatto. Il declino della memoria era ancora più significativo se gli amanti del peperoncino erano magri. La ricerca ha riguardato i peperoncini sia freschi sia secchi, ma non i peperoni dolci. Dovremmo quindi dire addio al peperoncino? Niente affatto. Le virtù di questo alimento sono comunque molteplici, come già ti avevamo spiegato in questo articolo. Vale sempre la regola di essere misurati a tavola. Ulteriori ricerche dovranno poi fare luce su un'eventuale connessione tra il consumo eccessivo di peperoncino e altri fattori di rischio che accelerano il declino cognitivo.

Fonte | "High Chili Intake and Cognitive Function among 4582 Adults: An Open Cohort Study over 15 Years" pubblicato su Nutrients il 27 maggio 2019

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