Ansia: cosa può scatenarla e come puoi gestirla?

L’ansia di per sé non è una patologia ma una risposta naturale che ognuno di noi ha di fronte a degli stimoli che percepiamo come minacce per noi e la nostra sopravvivenza. Identificarne le cause non è facile, tutto dipende da come reagiamo ai fattori esterni con cui veniamo in contatto. Quando la quantità di ansia è troppo elevata rispetto alle nostre singole capacità di sopportarla allora si potrebbe parlare di un disturbo d’ansia: trattandosi di una patologia, però, solo un medico può diagnosticarla e suggerire il percorso migliore da seguire per affrontarla.
Kevin Ben Alì Zinati 8 Dicembre 2020
* ultima modifica il 02/01/2021
In collaborazione con la Dott.ssa Miriam Nipote Psicologa e Psicoterapeuta

Quando hai un esame all’università, quando devi andare a un colloquio di lavoro o quando l’agenda giornaliera è troppo fitta. L’ansia è parte della tua vita come di quella di tutti noi ed è uno stato psicologico ed emotivo assolutamente normale e naturale. Ciò che ti succede così come l’ambiente che ti circonda sono dei fattori che possono scatenare uno stato di ansia: il punto chiave sono le modalità cui cui si interpretano tutti questi stimoli interni o esterni. Perché in alcuni casi l’ansia, che di per sé non è una patologia, può sfociare in un vero e proprio disturbo. In questi casi sarà però sempre un esperto, uno psichiatra, a poterlo certificare e a suggerire il percorso migliore da seguire per affrontarla.

Cos'è l'ansia

Come ti accennavo poche righe sopra, l’ansia non è una patologia. Si definisce come una reazione naturale e psicologica che comporta in sé delle risposte su più livelli: da quello del pensiero al piano emotivo, da quello più comportamentale al piano neuro-fisiologico.

L’ansia è dunque la risposta naturale a degli stimoli che possono provenire dal tuo interno come da fattori esterni: ciò che accomuna questi stimoli è che vengono percepiti come dei pericoli o delle minacce per noi e la nostra sopravvivenza.

Ciò che diventa fondamentale è come ognuno di noi riesce a fronteggiare queste situazioni. È la linea di confine tra due tipi di ansia:

  • l’ansia positiva: quando la quantità d’ansia è tollerata e ben gestita dalla persona. Per questo non risulta interferente ma anzi, può anche diventare uno stimolo, una sorta di attivazione che aiuta l’individuo a reagire meglio all’interno della situazione.
  • disturbo d’ansia: è una situazione patologica che si verifica quando l’ansia diventa troppa rispetto a quanto si è capaci di sopportarla diventando quindi, interferente con la nostra vita.

Nel caso del disturbo d’ansia, si attivano dei comportamenti di evitamento delle situazioni ansiogene che non aiutano più ad affrontare una performance o ciò che avremmo voluto o dovuto affrontare. Questi evitamenti possono contribuire alla mancanza di un senso di auto-efficacia. Ciò che ci genera ansia, dunque, ci farà sempre più paura.

Cause e stimoli

Ti ho spiegato che l’ansia è una risposta naturale a una serie di stimoli che potresti percepire come pericoli o minacce verso alcuni aspetti della tua vita. Quindi cause univoche ancora non sono state identificate con precisione. I fattori principali dietro a uno stato ansioso o ad attacchi acuti potrebbero essere:

  • la sensazione di pericolo per la propria salute o per la propria sopravvivenza;
  • la percezione di una minaccia per la propria immagine: quando temiamo, insomma, in una brutta figura agli occhi degli altri di cui, di conseguenza, ne temiamo il giudizio;
  • un senso di inadeguatezza di fronte ad una prestazione.

Tra i possibili punti di partenza di un attacco d’ansia ci potrebbero essere anche dei fattori genetici o di familiarità legati alla propria eredità genetica ma soprattutto anche ai contesti ambientali come gli stili di pensiero o gli stili di vita a cui si viene esposti nel corso della propria vita.

Sintomi

Anche provare ad identificare una sintomatologia chiara e precisa è un’impresa difficile, proprio perché tutto dipende molto da come ognuno di noi risponde a tutti gli stimoli di cui ti ho parlato qui sopra. In generale ci sono dei comportamenti che possono evidenziare uno stato d’ansia:

  • atteggiamenti di evitamento verso ciò che crea angoscia
  • il rimuginio continuo su un argomento preciso portato fino all’invalidazione
  • mancanza di sonno
  • pensieri particolarmente ricorrenti da cui non si esce

Nel caso del disturbo d’ansia, invece ci possono essere sintomi fisici che rischiano di diventare invadenti come la tachicardia, la tensione muscolare, le difficoltà respiratorie e difficoltà nel dormire o nel prendere sonno.

Trattamento

La prima cosa importante che devi sapere quando ti domandi quali potrebbero essere i modi con cui affrontare uno stato d’ansia è che non esiste il fai da te: in questo come sempre quando c’è il gioco la salute è un esperto, uno psicologo o uno psichiatra, che deve guidarti nel trattamento dell’ansia.

Uno psicologo o uno psicoterapeuta, attraverso sedute e sessioni di terapia, possono suggerirti percorsi per affrontare e imparare a gestire gli attacchi d’ansia. Se invece si tratta di un disturbo patologico, esistono anche terapie farmacologiche che, però, passano necessariamente da una diagnosi e il parere di un medico.

Il parere dell’esperto

Abbiamo chiesto alla dottoressa Miriam Nipote, psicologa e psicoterapeuta, in che modo si può fronteggiare e provare a gestire l’ansia:

“È fondamentale essere consapevoli del nostro stato emotivo, osservare e riconoscere i pensieri e le emozioni che proviamo. Di conseguenza bisogna cercare di fargli spazio, accoglierlo senza cercare di cambiarlo. Una volta fatto questo, è importante che l’ansia non scelga per noi. Anche quando siamo in contatto con questi stati emotivi bisogna provare a rimanere ancorati a ciò che è veramente importante per noi e alle direzioni in cui vogliamo andare: da qui dobbiamo scegliere come vogliamo comportarci, spinti non tanto dalla motivazione di azzerare il livello d’ansia che percepiamo come fastidioso quanto, piuttosto, in base a quello che voglio fare che renderebbe più ricca la nostra vita. 

Faccio l’esempio classico dell’ansia da prestazione degli universitari. Sentendo un’ansia molto forte in fase di preparazione o a ridosso dell’esame, potrebbero scegliere di non farlo e così metterebbero a tacere l’emozione negativa generata. Se questo poi si ripete più volte può dar vita a un disturbo d’ansia dove l’evitamento la fa da padrone. Quando l’universitario riesce ad entrare in contatto con la sua ansia e a utilizzarla come spinta per andare nella sua direzione, essa può aiutarlo ad avere un comportamento di studio adeguato allo scopo e performante. Questo comportamento, a sua volta, può dargli la sicurezza per affrontare l’esame e non scappare da esso”. 

Fonti | Humanitas

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