Antibiotico-resistenza: l’Italia è il paese europeo con i dati più preoccupanti

Oggi è la Giornata europea degli antibiotici. Nell’ultimo rapporto che raccoglie i dati sulla sorveglianza nazionale dell’antibiotico-resistenza, l’Istituto Superiore di Sanità fa notare che i livelli di resistenza nelle 8 specie batteriche sotto sorveglianza sono ancora molto alti, superiori alla media europea. Si stima che per questo problema ogni anno muoiano in Italia 10 mila persone.
Federico Turrisi 18 novembre 2019
* ultima modifica il 10/01/2020

Tra i principali problemi di sanità pubblica ce n'è uno che probabilmente non è tanto conosciuto quanto l'Hiv (per fare solo un esempio) ma è altrettanto pericoloso. Stiamo parlando dell'antibiotico-resistenza. Agli antibiotici la medicina deve molto: è un fatto innegabile che abbiano aiutato a sconfiggere numerose malattie infettive di natura batterica. Ma il loro abuso negli uomini e soprattutto negli animali – attualmente circa il 70% degli antibiotici viene usato negli allevamenti intensivi e si disperde poi nei fiumi con notevoli danni all'ambiente – ha provocato la nascita di nuove categorie di batteri resistenti ai farmaci usati per combatterli.

Questo, come potrai capire, è un problema grave, di portata globale. Secondo il rapporto "No time to wait: securing the future from drug-resistant infections" consegnato al Segretario generale delle Nazioni Unite dallo Iacg, Interagency Coordination Group on Antimicrobial Resistance, se non vengono prese misure efficaci e tempestive, oltre 10 milioni di persone all'anno nel mondo rischiano di morire a causa dell'antibiotico-resistenza dei batteri entro il 2050.

Proprio per sensibilizzare la popolazione e i professionisti sanitari sull'importanza degli antibiotici e del loro uso appropriato, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) ha deciso di istituire oggi 18 novembre la Giornata europea degli antibiotici, che a sua volta rientra nell'ambito della World Antibiotics Awareness Week, la settimana mondiale dedicata all'uso consapevole degli antibiotici organizzata da Oms, Fao e Oie (l'Organizzazione mondiale della sanità animale).

In vista di questo importante appuntamento, l'Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato i dati relativi al 2018 per quanto riguarda il Piano Nazionale di Contrasto dell'Antimicrobico-Resistenza (PNCAR). Purtroppo l'Italia presenta una situazione alquanto allarmante: lo scorso anno le percentuali di resistenza alle principali classi di antibiotici per gli 8 agenti patogeni sotto sorveglianza (Staphylococcus aureusStreptococcus pneumoniaeEnterococcus faecalisEnterococcus faeciumKlebsiella pneumoniaePseudomonas aeruginosa, Acinetobacter species) si sono mantenute più alte rispetto alla media europea nonostante sia stato registrato un trend in calo rispetto agli anni precedenti.

Inoltre, nel 2018 sono stati diagnosticati e segnalati oltre 2000 casi di batteriemie causate da enterobatteri produttori di carbapenemasi (CPE): è il segno di una larga diffusione, soprattutto nei pazienti ospedalizzati, di questa categoria di batteri resistenti a un tipo di antibiotici, detti carbapenemi, e in grado di causare pericolose infezioni, evidenzia il rapporto dell'Iss. L'Italia poi vanta un triste primato: si calcola che nel nostro paese ogni anno siano circa 10 mila le vittime provocate dall'antibiotico-resistenza su 33 mila complessive per quanto riguarda l'intero continente europeo. Il che significa poco meno di un terzo. Questo ci rende il paese europeo con il più alto tasso di mortalità.

Il punto è che qualunque tipo di infezione batterica da quella più comune, come può essere una cistite, a quella più grave, come per esempio una polmonite, può essere causato da batteri antibiotico-resistenti, e avviene anche se non hai mai assunto in vita tua un antibiotico. Per questo la prevenzione diventa fondamentale. E passa inevitabilmente da un uso appropriato degli antibiotici. Anche se il problema della diffusione dei superbatteri riguarda soprattutto gli ambienti ospedalieri (e quindi il primo che dovrebbe prendere misure adeguate è il personale sanitario), ognuno di noi può adottare dei semplici accorgimenti: fai ricorso agli antibiotici solo quando è necessario e dietro la prescrizione del medico, seguendo scrupolosamente le dosi e i tempi previsti dalla terapia, e ricordati di lavare spesso e con cura le mani. Senza dimenticare l'importanza dei vaccini. Il loro utilizzo può contribuire a ridurre il ricorso agli antibiotici e quindi a contrastare l’aumento delle infezioni da batteri resistenti ai farmaci.

Fonte | Istituto Superiore di Sanità

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