Iniziate le vaccinazioni contro il vaiolo delle scimmie, l’infettivologa Nozza: “Oggi giusto proteggere solo chi rischia di più”

Luce verde del Ministero della Salute alle prime 5mila dosi di vaccino. Per la Lombardia ne sono state disposte 2000, altre 1200 per il Lazio poi 600 per l’Emilia-Romagna e 400 per il Veneto. La dottoressa Silvia Nozza, infettivologa dell’Ospedale San Raffaele di Milano, ha spiegato nel dettaglio quali sono e come funzionano questi vaccini. E perché, per il momento, dovrebbero essere rivolti prioritariamente alla popolazione dei maschi che fanno sesso con altri maschi.
Kevin Ben Alì Zinati 9 Agosto 2022
* ultima modifica il 09/08/2022
Intervista alla Dott.ssa Silvia Nozza Infettivologa dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano

Via a un nuovo giro di vacicnazioni: questa volta, però, contro il vaiolo delle scimmie. Il Ministero della Salute ha dato luce verde al primo carico di 5mila dosi di vaccino smistate tra le Regioni più colpite dal Monkeypox.

In Lombardia sono arrivate 2000 dosi e altre 1200 in Lazio. Le restanti mille sono state divise tra l’Emilia-Romagna (che ne ricevute 600) e il Veneto (400). Allo Spallanzani di Roma, ieri, ha poi preso avvio la campagna, con l'immunizzazione della prima decina di persone.

Contestualmente, il Ministero ha anche tracciato la strada che percorrerà questa nuova campagna di vaccinazione che, come ci ha confermato la dottoressa Silvia Nozza, infettivologa dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, non sarà “di massa” ma specifica per una determinata popolazione.

“I vaccini per il vaiolo delle scimmie non possono essere somministrati a tutta la popolazione – ha chiarito la dottoressa Nozza – perché si basano su un virus attenuato, quindi donne gravide, bambini e persone immunodepresse sono esclusi. In ogni caso, non credo che rientreranno tra le categorie di persone cui verrà proposta la vaccinazione. L’Oms ha già sottolineato che in questo momento non c’è la necessità di vaccinare tutti dal momento che il 98% delle infezione è a carico di maschi che fanno sesso con altri maschi. C’è dunque una popolazione specifica, ad oggi, cui dovrebbe essere rivolto il vaccino”.

E infatti il Ministero ha individuato “le persone omosessuali, transgender, bisessuali e altri uomini che hanno rapporti sessuali con uomini", così come i soggetti più a rischio, insieme al personale di laboratorio con possibile esposizione diretta al virus.

Dottoressa Nozza, ci spiega più nel dettaglio quali vaccini abbiamo a disposizione oggi contro il vaiolo delle scimmie?

Ci sono due vaccini, Imvanex e Jynneos. Il primo, di fatto, è il vaccino già pensato per il vaiolo normale ma aggiornato con una tecnologia moderna: simile ma diverso, insomma, a quello che qualcuno ha fatto da bambino. Recentemente l’Ema ne ha approvato l’estensione anche per il vaiolo delle scimmie mentre ad oggi la nostra Gazzetta Ufficiale ancora non si è pronunciata: è verosimile però che verrà distribuito anche questo. Il secondo invece è un vaccino creato specificamente per il vaiolo delle scimmie.

Come funzionano? 

Entrambi i vaccini prevedono un richiamo, con un periodo variabile tra le 8-12 settimane tra la prima e la seconda dose. Perché funzioni però è importante che vengano fatti entrambi i richiami: viene ritenuto completo solo il ciclo di due dosi e tra la prima e la seconda ci si può infettare.

Qual è la finestra di tempo in cui dovrebbe essere effettuato il vaccino? 

Questi vaccini possono essere somministrati anche post contatto, quindi come profilassi dopo l’esposizione al virus entro tre giorni dal contatto a rischio. Se quindi una persona ha un contatto con un individuo che poi si rivela positiva, entro 4 giorni può fare il vaccino. La strategia più efficace è sottoporsi alla vaccinazione pre-esposizione, quindi come profilassi prima dell’esposizione al virus.

Una buona fetta di popolazione, tuttavia, in passato è già stata immunizzata contro il vaiolo. Queste persone come dovrebbero comportarsi?

Si suppone che questi soggetti siano parzialmente protetti. I dati che abbiamo mostrano una protezione superiore al 70%. C’è da considerare poi che l’età media delle persone oggi infettate si aggira intorno ai 37 anni: chi si infetta oggi non ha ricevuto il vecchio vaccino e potrebbe dunque ricevere quello nuovo e specifico o comunque quello aggiornato, ottenendo una così protezione ancora maggiore.

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La campagna di vaccinazione in Italia è appena partita mentre in altri paesi come Francia, Spagna, Germania e Regno Unito ci sono già persone immunizzate. Secondo lei siamo in ritardo?

A mio avviso eravamo in ritardo nella prevenzione primaria – quindi nell’avvio della campagna di vaccinazione – in quelle in cui troviamo un’alta incidenza. Sostanzialmente in Lombardia, che con 232 casi confermati ha quasi la metà della totalità dei casi italiani (oggi poco più di 500). Ma non dobbiamo comunque creare allarmismo, soprattutto per quanto riguarda la prognosi clinica. È vero, si tratta di una malattia fastidiosa, che richiede l’isolamento e che può durare anche 3-6 settimane ma raramente porta all’ospedalizzazione e ha una mortalità molto bassa, oggi siamo a 5 decessi nel mondo.

Oggi viviamo ancora in una situazione di pandemia. Secondo lei, dottoressa Nozza, cosa ci hanno insegnato questi mesi per gestire meglio questa situazione?

Le modalità di prevenzione primaria. Grazie al Covid abbiamo imparato in modo ancora più profondo il fatto che in molte occasioni le uniche armi preventive a nostra disposizione sono proprio i vaccini.

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