Brutte e spesso invalidanti: ora un farmaco potrebbe aiutare a migliorare l’aspetto delle cicatrici di un intervento

Ricercatori americani stanno testando l’efficacia di una molecola, AphaCT1, che nei test eseguiti su umani e animali sarebbe stata in grado di indurre i fibroblasti a dare origine a un collagene molto simile alla pelle naturale e sana.
Kevin Ben Alì Zinati 26 Luglio 2021
* ultima modifica il 02/08/2021

Le cicatrici dopo un intervento chirurgico invasivo spesso sono come l’eredità che non vorresti e che invece ti viene regalata senza sconti.

Il problema riguarda te e migliaia di persone. Pensa che ogni anno, negli Stati Uniti, vengono eseguite più di 300 milioni di procedure, responsabili di evidenti cicatrici molte volte anche invalidanti.

Un gruppo di ricercatori del Virginia Tech Carilion ora però ha scoperto una molecola che, a lungo termine, sarebbe in grado di migliorare l’aspetto e l’estetica di queste ferite.

Si chiama AlphaCT1 e rappresenterebbe una vera e propria promessa che potrebbe potenzialmente rivoluzionare ciò gli standard della chirurgia plastica.

Nello studio pubblicato sulla rivista Federation of American Societies for Experimental Biology Journal, i ricercatori hanno descritto il farmaco a base di AlphaCT1 e le sue potenzialità nell'influenzare il comportamento delle cellule produttrici di collagene, i cosiddetti fibroblasti.

Hanno analizzato le cicatrici di 49 volontari sani, ciascuno dei quali era stato sottoposto a una biopsia di 5 millimetri di pelle da entrambi i bicipiti interni.

La ferita su un braccio è stata trattata con la molecola AlphaCT1 mescolata ad un particolare gel mentre l'altra ha ricevuto un farmaco di controllo, privo dunque della molecola.

Entrambi i trattamenti sono stati mantenuti per 29 giorni, al termine dei quali le cicatrici sono state fotografate e sottoposte nuovamente alla biopsia.

Durante le osservazioni al microscopio i ricercatori hanno notato che il collagene delle cicatrici che non erano state trattate aveva formato delle strisce parallele rendendo il tessuto meno flessibile.

In corrispondenza delle ferite trattate con la molecola AlphaCT1, invece, il collagene era diventato molto simile alla pelle sana. Per essere sicuri i ricercatori hanno ripetuto l’esperimento utilizzando modelli animali e i risultati sono stati praticamente gli stessi.

Studiando poi in vitro l’attività del farmaco sulle cellule della pelle umana hanno scoperto che la presenza della molecola indurrebbe i fibroblasti ad allungarsi come un elastico per poi farli ritornare alla forma originaria.

La molecola AlphaCT1 oggi è in fase di valutazione nei test clinici di Fase III in pazienti sottoposti a chirurgia mammaria bilaterale le cui cicatrici, come sai, hanno un impatto fisico e anche psicologico non indifferente.

Se ne venissero confermate efficacia e sicurezza, il farmaco potrebbe davvero aiutare a far progredire i trattamenti di guarigione delle ferite per i pazienti sottoposti a procedure chirurgiche: da quelle più leggere ed esteticamente scomode a quelle invece più pesanti e invalidanti.

Fonte | "The connexin 43 carboxyl terminal mimetic peptide αCT1 prompts differentiation of a collagen scar matrix in humans resembling unwounded skin" pubblicata il 10 luglio 2021 sulla rivista Federation of American Societies for Experimental Biology Journal

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