Cancro e uso del cellulare, una sentenza riapre la questione: c’è un collegamento?

La Corte d’Appello di Torino ha confermato una precedente sentenza del Tribunale di Ivrea, in cui si stabiliva un nesso di causalità tra l’utilizzo dei telefoni mobili e una particolare forma di tumore, andando dunque contro corrente rispetto a quello che afferma la maggior parte degli studi medici per cui non ci sono attualmente prove scientifiche.
Federico Turrisi 20 gennaio 2020
* ultima modifica il 20/01/2020

Oggi non possiamo fare a meno dei nostri smartphone. Quante volte ti sarà capitato di portarlo all'orecchio per rispondere a una chiamata? E se scoprissi che così facendo aumenti le probabilità di avere un tumore? Di certo, non prenderesti in mano il tuo apparecchio mobile con la tranquillità di prima. Da molto tempo ormai la medicina sta indagando se effettivamente le onde elettromagnetiche emesse dai telefoni possano causare la formazione di tumori in zone sensibili e più esposte come appunto la nostra testa, il nostro cervello. Il dibattito è ancora aperto: va detto che al momento non abbiamo a disposizione delle prove scientifiche certe sull'associazione tra uso dei telefoni cellulari e insorgenza del cancro.

Che cosa dicono i giudici

Il tema è tornato di attualità con una sentenza dello scorso 14 gennaio, emessa dai magistrati della Corte d'Appello di Torino, che ha confermato il giudizio di primo grado, emesso nel 2017 dal Tribunale di Ivrea, in cui si stabiliva un nesso di causalità tra un uso reiterato del cellulare senza prendere alcuna precauzione – senza usare auricolari o vivavoce, per intenderci – e la formazione di una particolare neoplasia benigna, il neurinoma del nervo acustico. Contestualmente, l'Inail (l’Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro) era stata condannata al pagamento di una rendita vitalizia da malattia professionale a beneficio del lavoratore ammalatosi.

La persona in questione è un ex dipendente della Telecom Italia, il quale ha raccontato ai giudici di aver utilizzato molto il cellulare per coordinare il suo gruppo di lavoro, restando al telefono anche 3-4 ore al giorno. Tutto questo per circa 15 anni. Il consulente tecnico d’ufficio nominato dal giudice del Lavoro di Ivrea aveva riconosciuto un danno biologico permanente pari al 23% dovuto proprio all'uso prolungato del cellulare. Inail aveva fatto ricorso in appello, ma la decisione dei giudici di Torino ha confermato la sentenza di Ivrea.

Per quale motivo allora, viene da chiedersi, i giudici non hanno seguito l'opinione prevalente nella comunità scientifica, secondo cui una correlazione tra l’esposizione alle radiofrequenze dei telefonini e la formazione di tumori non è stata ancora dimostrata? La ragione è semplice: molto probabilmente i consulenti tecnici chiamati dai giudici hanno voluto dare maggiore risalto a quegli studi che propendono per una probabile cancerogenicità delle onde elettromagnetiche dei cellulari, anche se al momento rappresentano una minoranza.

Che cosa dicono gli scienziati

Nel 2011 lo Iarc, l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, ha inserito i campi elettromagnetici a radiofrequenza nel gruppo 2b, ossia tra le sostanze possibilmente cancerogene, quelle che sulla base degli studi epidemiologici presentano limitata evidenza di cancerogenicità nell’uomo e insufficiente evidenza negli animali. Questo vuol dire che potrebbe esserci un rischio di cancro associato, ma occorrono ricerche più approfondite e allo stato attuale non ci sono prove sufficienti per stabilire un nesso di causalità.

Lo scorso giugno, in un rapporto che prende in considerazione la letteratura scientifica sul tema tra il 1999 e il 2017, l'Istituto Superiore di Sanità ha affermato che "in base alle evidenze epidemiologiche attuali, l’uso del cellulare non risulta associato all’incidenza di neoplasie nelle aree più esposte alle radiofrequenze durante le chiamate vocali". In altre parole, le radiazioni non ionizzanti generate dai telefoni cellulari mentre chiami non provocano un aumento del rischio di tumori. La metanalisi degli studi internazionali, precisa l'Iss, non rileva incrementi del rischio di tumori maligni (glioma) o benigni (meningioma, neuroma acustico, tumori delle ghiandole salivari) in relazione all'uso prolungato (più di dieci anni) dei telefoni mobili.

E allora quella sensazione di calore che senti intorno all'orecchio dopo una lunga conversazione al telefono? È vero, dopo solo pochi minuti di chiamata l'area vicino al nostro orecchio tende a riscaldarsi. Ma questo calore dipende dal surriscaldamento della batteria del telefono e non dalle radiofrequenze. In attesa che la scienza medica si pronunci una volta per tutte, puoi però seguire pochi e semplici accorgimenti, che sicuramente conoscerai ma che è sempre meglio rispolverare: utilizza gli auricolari o il vivavoce quando effettui o ricevi una chiamata, e ricordati di non tenere il telefono acceso vicino al comodino quando vai a dormire.

Fonti | Iarc, Istituto Superiore di Sanità

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