C’è la quarta persona guarita dal virus dell’HIV: è un uomo di 66 anni sottoposto a un trapianto di staminali per curare la leucemia

Al City of Hope National Medical Center di Duarte, in California, un uomo di 66 anni è stato dichiarato tecnicamente “guarito” dal virus dell’HIV: in seguito a un trapianto di cellule staminali mirato a trattare una forma di leucemia mieloide acuta, il suo organismo ha smesso di replicare il virus. Dopo 31 anni ha quindi potuto interrompere i trattamenti con gli antiretrovirali.
Kevin Ben Alì Zinati 29 Luglio 2022
* ultima modifica il 29/07/2022

Orologio indietro di 31 anni: è il 1988 e David (nome di fantasia) non si sente bene da giorni. Decide di correre all’ospedale per sottoporsi a degli accertamenti, al termine dei quali scopre di aver contratto il virus dell’HIV.

Come per molti altri, anche per David quella diagnosi appare presto come una “condanna a morte”. L’HIV e l’Aids hanno appena fatto la loro comparsa nel mondo e la paura di fronte a un virus sconosciuto e mortale aumenta ogni giorno di più.

Salto avanti nel tempo fino all’anno 2022: David è ancora in vita. Fin dal primo momento ha seguito un percorso terapeutico specifico contro l’HIV e questo con il tempo – un po’ come era stato per Giusi Giupponi, la presidentessa di Lila Como – gli ha permesso di instaurare con il virus una convivenza accettabile, caratterizzata da una sola pillola al giorno anziché una manciata.

David è riuscito a condurre la sua vita in modo normale anche con il virus.

Oggi però David è anche tecnicamente “guarito” dall’HIV. Dopo più di 30 anni di vita con il virus, all’età di 66 anni è ora in remissione e da più di 17 mesi non segue più alcun trattamento antiretrovirale.

David è il quarto caso della storia di “guarigione” dal virus dell’immunodeficienza umano mai registrato in tutto il mondo. Prima di lui c’erano stati, ti ricorderai, il famoso paziente di Berlino e quello di Londra e, proprio pochi mesi fa, anche il caso della guarigione di una donna di 59 anni.

Ed esattamente come accaduto negli altri casi, anche per David decisivo sarebbe stato il trapianto di midollo osseo a cui è stato sottoposto nella sala operatoria del City of Hope National Medical Center di Duarte, in California, per trattare una forma di leucemia mieloide acuta.

David – o il “paziente di City of Hope”, come è stato ufficialmente ribattezzato – ha ricevuto un regime di chemioterapia a intensità ridotta che oltre a ridurgli la presenza neoplastica e “azzerare” il midollo osseo malato, gli ha reso il trapianto più tollerabile e con meno rischi di complicazioni.

Successivamente è stato sottoposto al trapianto di cellule staminali vero e proprio. L’obiettivo è sostituire il midollo osseo ormai distrutto con un patrimonio cellulare sano ottenuto ottenuto da un donatore.

Il “paziente di City of Hope” ha ricevuto il trapianto di staminali all’inizio del 2019 da un donatore non imparentato e caratterizzato da una rara mutazione genetica, l’omozigote CCR5 Delta 32.

CCR5 è un recettore posto sulle cellule immunitarie CD4+ che l’HIV sfrutta per entrare nel sistema immunitario: è la sua porta d’ingresso nel nostro organismo, un po’ come il recettore ACE2 per il coronavirus Sars-CoV-2.

Se presente, questa mutazione a carico di CCR5 blocca la strada al virus, impedendo all’HIV di replicarsi e rendendo chi ce l’ha molto più resistente ai suoi attacchi.

Una volta concluso il trapianto, David è stato sottoposto ai test e tutti hanno dato lo stesso esito: non c’era alcuna prova che il suo organismo replicasse ancora il virus HIV. David è in remissione e non ha più bisogno di prendere la terapia antiretrovirale seguita per oltre 30 anni.

“Siamo orgogliosi di aver svolto un ruolo nell'aiutare il paziente di City of Hope a raggiungere la remissione sia per l'HIV che per la leucemia” ha spiegato Robert Stone, presidente e CEO di City of Hope

Il percorso terapeutico cui è stato sottoposto David, così come gli altre tre pazienti guariti dall’HIV, è stato efficace, è vero, ma non può essere pensato come un trattamento standard applicabile alle decine di milioni di persone che convivono con il virus.

Ci sono, infatti, ancora troppi rischi e potenziali effetti collaterali sconosciuti dietro a una procedura come delicata e aggressiva come il trapianto di cellule staminali. Eppure, quello di David è pur sempre un passo in avanti.

Come lo sviluppo di un vaccino, la vittoria di David rappresenta un altro passo in avanti nella sfida alla pandemia da HIV.

Fonte | City of Hope National Medical Center di Duarte

Le informazioni fornite su www.ohga.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.