C’è un modo per rallentare e bloccare il peggioramento della sclerosi multipla? Uno studio genovese potrebbe averlo scoperto

L’Università di Genova e l’Ospedale San Martino hanno scoperto che un’immunosoppressione intensa e il successivo trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche, a distanza di dieci anni, garantirebbe ai pazienti affetti da sclerosi multipla una remissione della malattia duratura nel tempo e nessun aggravamento della disabilità.
Kevin Ben Alì Zinati 22 Gennaio 2021
* ultima modifica il 24/02/2021

Ci sono quasi 3 milioni di persone, al mondo, che soffrono di sclerosi multipla, 600mila sono in Europa e circa 122mila in Italia, dove puoi stimare un’incidenza di oltre 170 casi ogni 100mila abitanti e quasi 2000 nuove diagnosi all’anno. Forse, però, la scienza ha trovato un modo per rallentare e bloccare la malattia.

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Genova e dell’Ospedale San martino del capoluogo ligure, sulla rivista Neurology, ha descritto per la prima volta l’efficacia sul lungo periodo della combinazione di un’immunosoppressione intensa con un trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche.

Pazienti affetti da sclerosi multipla così trattati avrebbero dimostrato una remissione della malattia duratura nel tempo e nessun aggravamento della disabilità. La terapia, hanno spiegato i ricercatori, potrebbe quindi rallentare la sclerosi multipla e impedire il peggioramento della disabilità.

Lo studio

Gli scienziati italiani hanno coinvolto 20 centri nazionali e una coorte di 210 pazienti colpiti da una sclerosi multipla aggressiva e che si erano già sottoposti a un trapianto di cellule staminali dal 1998 al 2019.

Nello specifico, si sono concentrati sui trapianti autologhi di staminali ematopoietiche, che utilizzano cioè cellule staminali del sangue sane prelevate dal corpo del paziente e reintrodotte per sostituire quelle malate.

Lo studio prevedeva prima un’intensa immunosoppressione, così da eliminare l’infiammazione del sistema nervoso e la successiva reinfusione delle staminali, che avrebbero dato forma a un nuovo sistema immunitario.

Lo studio si inserisce in un contesto in cui ad oggi, i trattamenti convenzionali hanno impedito alle persone affette da sclerosi multipla di avere ulteriori attacchi e di peggiorare, seppur non a lungo termine. Secondo i ricercatori, poi, più della metà dei pazienti sotto terapia continua comunque a peggiorare nel tempo.

È la rivoluzione?

I ricercatori hanno valutato i pazienti dello studio a distanza di 6 mesi, 5 e 10 anni dopo il trapianto: come sai, la sclerosi multipla è una patologia cronica e lenta.

E hanno osservato che dopo 5 anni circa l'80% delle persone non aveva avuto nessun peggioramento della disabilità legata alla sclerosi multipla mentre dopo 10 anni, chi non aveva visto nessun peggioramento era il 66% di loro. Anzi: i dati avrebbero dimostrato che questa popolazione aveva avuto anche un miglioramento del quadro neurologico duraturo nel tempo.

Secondo i ricercatori, dunque, l'immunosoppressione intensa seguita da trapianti autologhi di cellule staminali ematopoietiche dovrebbe rientrare tra i trattamenti per le persone affette dal sclerosi multipla, quelle che non rispondono alle terapie convenzionali e soprattutto quella categorie di pazienti affetti da una forma grave contro cui, ad oggi, esistono ancora poche soluzioni.

Fonte | "Long-Term Clinical Outcomes of Hematopoietic Stem Cell Transplantation in Multiple Sclerosis" pubblicata il 20 gennaio 2021 sulla rivista Neurology

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