Che cos’è la nutrizione artificiale e a chi è rivolta

La nutrizione artificiale permette l’alimentazione di quelle che persone che non sono in grado di mangiare e bere da sole, temporaneamente o a seguito di un’invalidità permanente. E’ uno strumento terapeutico essenziale, molto delicato e che può essere applicato con diverse tecniche. Quali sono?
Valentina Rorato 16 Marzo 2022
* ultima modifica il 21/03/2022

La nutrizione e l'idratazione artificiale sono un trattamento medico vitale. Consente ai pazienti di ricevere cibo e liquidi quando non sono in più in grado di bere e mangiare attraverso il cavo orale. I nutrienti e i fluidi sono bilanciati chimicamente e "alimentati" ai pazienti mediante somministrazione endovenosa o sondini.

Che cos’è

La nutrizione artificiale è la fornitura del supporto nutrizionale di un paziente, che non è in grado di alimentarsi da solo a causa di un intervento chirurgico o perché sta ricevendo cure di fine vita. Questo trattamento medico può essere fornito in diversi modi diversi: nutrizione parenterale totale (TPN), sondino nasogastrico (tubo NG) o sondino gastrostomico (tubo G o PEG).

In linea di massima, il paziente riceve una miscela di sostanze nutritive e fluidi che viene alimentata attraverso un tubo inserito nello stomaco, nell'intestino o nella vena.  Come tutti i trattamenti medici, porta ovviamente con sé oltre a una serie di vantaggi, anche diversi rischi e complicazioni. Richiede dunque un'attenta riflessione e discussione prima della sua attuazione.

E' possibile distinguere nella tecnica di somministrazione, tra nutrizione parenterale, che consiste nel somministrare nutrimenti tramite vene, e nutrizione enterale, attraverso cui la somministrazione avviene passando direttamente per l’apparato gastroenterico,  con un sondino naso-gastrico o una stomia (intervento chirurgico che mette in comunicazione l’intestino con l’esterno). Entrambe le tecniche possono essere effettuate in ospedale, ma  anche a domicilio (nutrizione artificiale domiciliare), ovviamente se il quadro clinico e metabolico del paziente lo consente.

A chi è indicata

Ci sono molti fattori che possono causare la perdita di appetito o la capacità di mangiare e bere. Per esempio, aver subito un intervento molto invasivo o star ricevendo delle terapie di fine vita. Alcune cause sono reversibili, come la costipazione, la nausea e il dolore, altre invece non possono essere curate o evitate, come la debolezza muscolare, gli stati alterati di coscienza o la presenza di tumori. In linea di massima quindi è indicato a quei pazienti che non sono autonomi, momentaneamente o per il resto della loro esistenza. I casi principali  in cui è indicata sono i seguenti:

  • Malnutrizione o denutrizione (stati causati da terapie chirurgiche o malattie)
  • Impossibilità ad alimentarsi: per esempio in caso di pazienti che si trovano in coma.
  • Rifiuto di alimentarsi (anoressia o demenza)
  • Difetti di digestione: traumi addominali, alterazioni dei processi di assorbimento e alterazioni gastroenterologiche (vomito o diarrea incoercibili).
  • Difetti di deglutizione e/o masticazione
  • Prevenzione dello stato ipercatabolico: in caso di pazienti con gravi ustioni o traumi, oppure quando i soggetti si trovano in terapia intensiva.

Nutrizione parenterale totale

La nutrizione parenterale totale è una forma di nutrizione che viene utilizzata solo a breve termine. L’erogazione avviene attraverso un catetere venoso centrale.Una volta si pensava che i pazienti con cancro potessero trarre beneficio dalla TPN. La speranza era che potesse invertire la perdita di appetito e la grave perdita di peso che i malati di cancro sperimentano e migliorare la loro prognosi. Tuttavia, è stato dimostrato che non ci sono miglioramenti in tal senso e che anzi sono numerosi i rischi di infezione. Oggi è indicata nei seguenti casi:

  • Alcune fasi della colite ulcerosa
  • Occlusione intestinale
  • Alcune malattie gastrointestinale pediatriche (come le anomalie gastrointestinali congenite, la diarrea prolungata, indipendentemente dalla sua causa)
  • Sindrome dell'intestino corto a causa di un intervento chirurgico

Sondino nasogastrico

Le sonde nasogastriche sono indicate per i pazienti che non sono in grado di deglutire, a causa di tumori invasivi, debolezza o disturbi neurologici. Un tubo viene inserito attraverso il naso e giù per la gola nello stomaco e permette la somministrazione di una formula di cibo. Come per la TPN, tuttavia, numerosi studi medici hanno dimostrato che i tassi di sopravvivenza per i malati terminali non sono diversi se vengono alimentati artificialmente o meno e i rischi sono tanti.  Per esempio, i pazienti con sondino nasograstrico hanno un rischio maggiore di polmonite.

Sondino gastrostomico

Un tubo per gastrostomia viene inserito direttamente nello stomaco da un chirurgo, attraverso la gastrostomia endoscopica percutanea, PEG, che si esegue con un gastroscopio e serve a collegare lo stomaco con l’esterno della parete addominale tramite un sondino di 5-7 mm di diametro, per consentire la nutrizione in soggetti che sono impossibilitati a deglutire. La PEG è indicata dopo episodi gravi di ictus, interventi chirurgici praticati per la correzione di difetti anatomici come il labbro leporino (ma trattasi in questo caso di un intervento temporaneo), o a seguito di un trattamento radioterapico per la cura di una neoplasia situata a livello del collo o della testa. E’ consigliata tavolta con la sclerosi laterale amiotrofica (SLA) o il volvolo gastrico. È meno invasivo del sondino nasograstrico, ma porta con sé comunque una serie di rischi, tra cui la polmonite, le infezioni, le perforazioni intestinali e molto altro.

Le modalità di somministrazione sono le seguenti:

  • Pompa nutrizionale (o nutripompa)
  •  A gravità (o a caduta)
  •  A bolo (con siringa).

Idratazione endovenosa

Se un paziente non può più bere liquidi o non beve abbastanza, i medici potrebbero proporre l’idratazione endovenosa. I fluidi possono essere erogati attraverso un piccolo ago che viene inserito in una vena e collegato a un tubicino. E' un trattamento di routine (e temporaneo) nei bambini piccoli disidratati, per esempio, dalle infezioni gastrointestinali. I rischi a lungo termine, quindi per terapie prolungate, includono infezioni nel sito di inserimento o nel sangue e sovraccarico di liquidi, con conseguente gonfiore o addirittura problemi respiratori nei casi più gravi.

Fonte | MsdManuals

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