Come reagisce il tuo cervello alla noia? Saperlo è importante per combatterla meglio

Un team di ricerca americano ha cercato di capire in quale modo le persone affrontino uno stato d’animo negativo come la noia. Ed è emerso che chi era abituato a cercare una soluzione creativa, contrastava più facilmente i periodi vuoti, mentre chi rimaneva sul divano sperando che arrivasse qualche novità, era più incline a depressione e ansia.
Giulia Dallagiovanna 28 luglio 2020
* ultima modifica il 31/07/2020

Ci si annoia, ed è normale. Capiteranno anche a te i classici momenti vuoti della giornata, o quei periodi che non si possono certo definire pieni di novità. Bene, come reagisci a questa situazione? Rimani fermo sul divano aspettando che passi o provi a trovare delle soluzioni creative a quella sensazione di stagnante nulla che ti si apre davanti? In realtà, imparare a gestire e a contrastare la noia è importante anche per allontanare il rischio di depressione e stati di ansia generalizzata. Anche per questa ragione l'Università di Washington ha pubblicato uno studio per capire come il cervello reagisca a questo stato d'animo.

A 54 persone è stato chiesto di eseguire un compito molto monotono: dovevano spegnere otto pulsanti che apparivano su uno schermo, ogni volta che ciascuno di loro si illuminava. Il "gioco" durava all'incirca 10 minuti. Nel frattempo i ricercatori si sono serviti di un elettroencefalogramma che registrasse i cambiamenti nelle onde cerebrali. La misurazione è stata fatta prima del test e non ha individuato alcuna differenza tra i partecipanti all'esperimento.

La regione frontale destra del cervello si attiva quando attraversi uno stato d'animo negativo, quella sinistra quando cerchi una soluzione.

Durante l'esecuzione del compito, il team di ricerca ha posto l'attenzione soprattutto sulla regione frontale, sia destra che sinistra. Queste due aree infatti si attivano in due diverse circostanze: la prima lavora quando una persona sta attraversando un'esperienza negativa come uno stato d'ansia o di tristezza profonda, la seconda invece reagisce quando ci si concentra per trovare una forma di distrazione o una soluzione alla noia.

Prima dell'intero esperimento, ogni partecipante aveva dovuto compilare un questionario nel quale indicava più o meno ogni quanto e in quali momento gli capitava di provare noia e come gestiva la situazione. Alla fine è emerso che chi era abituato a cercare sempre una soluzione al problema, attivava in modo più semplice l'area frontale sinistra, mentre chi si lasciava trasportare dallo stato d'animo negativo cedeva più facilmente il passo a quella destra.

Nel secondo caso, però, si rischia di essere più esposti a problemi di depressione e di ansia, come ti accennavo prima, perché non si hanno costruito le difese mentali per contrastare questi due disturbi. Perciò non arrenderti subito alla noia: prova a capire cosa puoi fare per impiegare meglio il tempo. Ad esempio, potrebbe essere il momento giusto per portare a termine quel lavoro che hai sempre rimandato o quel libro che è fermo da mesi sul tuo comodino. Insomma, se cerchi bene, di cose da fare ne salteranno fuori senza troppa difficoltà.

Fonte| "Over and over again: Changes in frontal EEG asymmetry across a boring task" pubblicato su Psychophysiology il 27 maggio 2019

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