Come si previene il contagio da Hiv: le precauzioni che devi assumere

Prevenire il contagio da Hiv dipende soprattutto da te. Si tratta di mettere in atto una serie di comportamenti responsabili tra i quali avere rapporti sessuali protetti e sottoporsi al test ogni volta che pensi di esserti trovato in una situazione a rischio. Sapere come evitare la trasmissione è molto importante, perché una volta contratto l’Hiv, non si torna indietro.
Giulia Dallagiovanna 4 ottobre 2019
* ultima modifica il 12/10/2019

L'Hiv è una patologia strettamente intrecciata alla responsabilità personale. Sarai infatti tu a dover mettere in atto tutte le precauzioni consigliate per difenderti e prevenire il contagio. In realtà, alcune di queste dovresti già conoscerle, anche perché il ministero della Salute ha organizzato diverse campagne di informazione sull'argomento nel corso degli anni. Va detto però che il più delle volte non sono state così chiare e dettagliate, o semplicemente non hanno avuto sufficiente diffusione da aver raggiunto tutte le fasce più a rischio della popolazione.

È invece molto importante che tu conosca tutti gli strumenti che esistono oggi per non trasmettere il virus o per evitare di contrarlo, a cominciare proprio da quello più banale di tutti: il profilattico.

C'è chi non lo vuole comprare perché costa troppo, per una forma di imbarazzo o, semplicemente, ti chiede di non usarlo perché preferisce avere un rapporto sessuale senza alcuna protezione. Tu imponiti. Questo dispositivo non serve solo per evitare una gravidanza indesiderata, ma anche per fare in modo che fluidi corporei potenzialmente infetti, cioè sperma e liquido vaginale, non entrino in contatto con le mucose del tuo corpo. E il pericolo di trasmissione aumenta se nella cavità orale sono presenti leggere escoriazioni o piccoli tagli, dai quali fuoriesce qualche goccia di sangue. Nulla di preoccupante, di norma, ma possono diventare la porta d'ingresso dell'agente patogeno.

Questo accorgimento è particolarmente importante se hai rapporti occasionali con partner diversi, oppure se hai iniziato da poco a uscire con una nuova persona: tutti loro hanno avuto altre relazioni alle spalle e potrebbero anche avere contratto il virus senza saperlo. Inoltre il profilattico è una forma di prevenzione contro diverse altre malattie sessualmente trasmissibili, tra cui il Papilloma virus che può provocare un cancro alla cervice dell'utero.

La prima forma di prevenzione è avere un rapporto sessuale protetto

Esiste poi una profilassi specifica per chi è sieronegativo, quindi non ha mai contratto l'Hiv, ma sa di incorrere spesso in comportamenti a rischio. Si chiama PreP, cioè profilassi pre-esposizione, e consiste in un insieme di farmaci che contrastano il contagio. Devono essere assunti ogni giorno oppure prima e dopo un rapporto sessuale, naturalmente con dosi e modalità diverse in base alle tempistiche che si scelgono. In ogni caso, si tratta di una terapia in piena regola e per questo motivo non potrai decidere in autonomia se adottarla. Sarà un medico Infettivologo che ti prescriverà i medicinali e ti seguirà costantemente.

In ogni caso, al di là delle precauzioni che stai assumendo, è sempre una buona idea sottoporsi a un test per l'Hiv in seguito a un comportamento a rischio. In base al test che sceglierai, dovrai attendere che sia trascorso il cosiddetto periodo finestra, cioè quell'arco di tempo in cui i risultati possono essere falsati. Ricordati però che si tratta di un semplice prelievo di sangue, quindi poco invasivo e per niente doloroso, e che viene effettuato in forma anonima. Il consiglio è quello di ripeterlo ogni volta che hai il timore di esserti esposto al contagio, oppure periodicamente se sei sopposto a PreP. I medici poi consigliano un test per l'Hiv a tutte le coppie che stanno provando ad avere un figlio. Anzi, i Centers for Disease Control and Prevention raccomanderebbero l'esame per qualsiasi persona di età compresa tra i 13 e i 64 anni.

Se invece hai già contratto l'Hiv, l'unica soluzione efficace è rimanere aderente alla terapia antiretrovirale. Lo scopo di questi farmaci è proprio ridurre la viremia, cioè la carica virale dell'infezione. Otterrai così due risultati: terrai a bada la diffusione del virus, potendo anche raggiungere una buona qualità della vita, e non rischierai di infettare il tuo partner. Proprio così, diversi studi, di cui l'ultimo pubblicato lo scorso maggio, hanno dimostrato che le possibilità di contagio sono azzerate all'interno di una coppia in cui la persona sieropositiva assume regolarmente i medicinali antiretrovirali. Prima di abbassare la guardia, però, chiedi un parere al medico Infettivologo che ti segue: la carica virale nel sangue, infatti, deve essere classificata come "non rilevabile" per almeno sei mesi, prima di poterti considerare non infettivo.

La via sessuale è sicuramente la forma di trasmissione più frequente, soprattutto nei Paesi occidentali. Non è però l'unica. Un altro fattore di rischio è di tipo ematico: il tuo sangue cioè potrebbe entrare con contatto con quello di una persona infetta. Una situazione che si può creare in seguito a una trasfusione, certo, ma è una circostanza che in Italia per fortuna non può verificarsi, grazie ai controlli capillari e frequenti che vengono effettuati al momento della donazione. Il problema si pone, però, in caso di individui tossicodipendenti, che magari utilizzano lo stesso strumento per iniettarsi la sostanza stupefacente. Se però è questo il tuo caso, dovresti farti aiutare non solo per capire se hai contratto o no il virus, ma anche e soprattutto per porre fine alla dipendenza.

L'ultima strada percorsa dal virus è quella verticale: il passaggio, cioè, da una madre sieropositiva al figlio. Accade soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, ma non sentirti del tutto al riparo nemmeno in Italia. Potresti infatti aver contratto l'Hiv senza saperlo e rischiare di trasmetterlo al bambino attraverso la placenta, durante il parto o nel periodo dell'allattamento. Anche in questo caso, si fa ricorso alla terapia antiretrovirale per ridurre al massimo le probabilità di contagio e spesso è consigliato il parto cesareo.

Fonti| Ministero della Salute; Lila

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