Come si stanno organizzando gli ospedali per la seconda ondata di Covid? Siamo stati al San Matteo di Pavia per scoprirlo

Abbiamo parlato con il dottor Carlo Nicora, direttore generale dell’IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia, e con il professor Raffaele Bruno, direttore di Malattie Infettive. Entrambi concordano sul fatto che ora siamo più preparati ad affrontare un virus che a febbraio non sapevamo nemmeno che ci fosse. Ma la sfida ora sarà proprio quella di non ricadere nell’emergenza che abbiamo conosciuto.
Giulia Dallagiovanna 20 Ottobre 2020
* ultima modifica il 20/10/2020

Secondo i dati di oggi, le persone ricoverate al reparto di Malattie Infettive dell'IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia sono scese a 41. Domani i numeri saranno di nuovo diversi. Ma il dato che conta è un altro: "I pazienti sono gravi esattamente come lo erano a marzo", precisa il professor Raffaele Bruno, direttore della Clinica di Malattie Infettive, "e il tasso di ricovero al momento è quasi del 100%". Da circa una settimana o 10 giorni, i casi di Covid in Italia hanno conosciuto un rapido aumento e di conseguenza crescono anche i pazienti che necessitano di cure in ospedale. Siamo andati a Pavia per capire come si stia organizzando uno dei 5 hub previsti dalla Regione Lombardia per affrontare quella è che, a tutti gli effetti, la seconda ondata di Coronavirus.

"Quest'estate abbiamo lavorato assieme alla Regione per la realizzazione di un piano di gestione dei posti letto in previsione della stagione invernale e autunnale – spiega il dottor Carlo Nicora, direttore generale del Policlinico San Matteo. – Abbiamo previsto un primo livello di attivazione e fin dall'estate abbiamo messo a disposizione 11 posti letto di terapia intensiva e 20 di Malattie Infettive. Adesso stiamo attraversando una fase intermedia e stiamo arrivando al secondo livello: aumenteremo la capienza fino a 17 letti in terapia intensiva e 65 tra Malattie Infettive e Pneumologia. Bisogna ricordare però che nel periodo più critico dell'emergenza avevamo raggiunto i 66 posti in terapia intensiva".

Il Policlinico sta attivando 17 posti letto di terapia intensiva e 65 tra Malattie Infettive e Pneumologia

La differenza rispetto ai mesi di marzo e aprile è soprattutto questa: i numeri. Nel giro di 4 0 6 settimane, gli ospedali erano stati presi d'assalto dai pazienti più gravi, mentre emergeva la punta di un iceberg che fino a quel momento nessuno sapeva che ci fosse. Oggi invece il virus lo conosciamo, ne tracciamo meglio la diffusione e abbiamo anche individuato tre approcci farmacologici per le diverse fasi della malattia.

Questa macchina organizzativa, assieme alle misure di prevenzione che ciascuno di noi deve seguire, si traducono in un tasso di letalità inferiore e soprattutto evita la saturazione degli ospedali che possono continuare a svolgere anche l'attività ordinaria.

Ma la sfida nelle prossime settimane sarà proprio questa: fare in modo che questo equilibrio regga, che non si torni di nuovo alla fase 1. "Rispetto a questo tema si vive osservando l’andamento epidemiologico, come mi hanno spiegato i clinici che lavorano con me – conclude il dottor Nicora. – Se si guardano le curve di sviluppo dei pazienti positivi, si vede un’importante impennata nelle ultime due settimane, espressione del fatto che il virus circola. Mi auguro che alcune situazioni particolarmente a rischio possano trovare il giusto compromesso tra la chiusura totale, che non possiamo più permetterci, e la salvaguardia della salute pubblica".

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