Con il PNRR arrivano anche gli Ospedali di Comunità: come funzioneranno e a chi saranno destinati

Gli Ospedali di Comunità serviranno come strutture ponte tra il domicilio e l’ospedale in senso stretto. In alcune regioni si trovano già i primi esempi, ma entro metà del 2026 dovrebbero sorgerne 381 in tutta Italia.
Giulia Dallagiovanna 12 Marzo 2022
* ultima modifica il 12/03/2022

Potenziare la sanità del territorio. È stata la parola d'ordine durante tutta la pandemia e un primo passo decisivo potrebbe arrivare con gli Ospedali di Comunità, o Strutture per le Cure intermedie (SCI), di cui in realtà si parla fin dal Piano sanitario nazionale 2006-2008 anche se con qualche differenza. Oggi, grazie ai fondi del PNRR, l'idea si sta concretizzando e in alcune regioni ci sono già i primi esempi. Si tratta di strutture sanitarie che dovrebbero agire come anello di congiunzione tra l'ospedale e il territorio e accogliere quei pazienti che hanno bisogno di interventi a bassa o media intensità clinica. L'assistenza sarà coordinata dal Medico di Medicina Generale o dal Pediatra di libera scelta e come personale troverai soprattutto infermieri. Proviamo a capire meglio come funzioneranno ed entro quando si prevede di averli completati in tutta Italia.

Cosa sono

Gli Ospedali di Comunità sono pensati per essere strutture vere e proprie, con una sede dedicata. Potresti però anche trovarli all'interno di una Casa della Comunità, in altre strutture sanitarie polifunzionali già esistenti oppure in presidi ospedalieri rincovertiti. All'interno saranno organizzati più o meno con camere che potrebbero arrivare fino a quattro posti letto ciascuna, una zona soggiorno per il pranzo, un ambulatorio, una sala per la riabilitazione e altri servizi necessari. In tutto, potranno accogliere circa 15-20 pazienti in contemporanea.

Come funzionano

La funzione degli Ospedali di comunità è quella di costituire un ponte tra il domicilio e l'ospedale in senso stretto. I destinatari sono infatti pazienti che hanno bisogno di un ricovero solo di breve durata e per un intervento di intensità media. Lo scopo principale è quello di assistere al meglio chi non potrebbe rimanere a casa, alleggerendo al contempo la pressione sui pronti soccorsi e sui reparti in genere. Dovrebbero poi ridursi le necessità di ricevere prestazioni specialistiche.

Vi sarà un'assistenza infermieristica e sociosanitaria 24 ore su 24, con un medico di Medicina Generale a coordinare la parte clinica

Questi Ospedali territoriali saranno gestiti direttamente dall'azienda sanitaria di competenza, mentre il coordinamento sui pazienti sarà in capo al Medico di Medicina Generale, al Pediatra di libera scelta oppure a un medico convenzionato con il Sistema sanitario nazionale. Inoltre, vi sarà un'assistenza infiermierista 24 ore su 24 e altrettanto per quanto riguarda quella sociosanitaria, garantita da sei OSS.

A chi sono destinati

Gli Ospedali di Comunità sono destinati, come ormai avrai capito, a chi non ha bisogno di un ricovero di lunga durata o di un intervento a elevata intensità. Si prevedono infatti degenze brevi, che non superino i 20 giorni. Potranno dunque accedervi pazienti con una patologia acuta, ma di bassa o media entità, oppure con patologie croniche che si sono riacutizzate. Viceversa, potrà trascorrervi un po' di tempo chi è stato dimesso dall'ospedale, ma non è ancora in condizioni di rientrare al proprio domicilio. In questo modo, anche le famiglie avranno qualche giorno in più per adeguare l'abitazione a eventuali nuove necessità.

Per questo motivo, anche i caregiver e i familiari di una persona fragile o con malattia cronica dovranno essere formati, in modo da riconoscere subito i primi segnali di instabilità e poterla accompagnare a un Ospedale di Comunità.

A ogni paziente viene poi dedicato un PAI, ovvero un Piano di Assistenza Individualizzato, che viene elaborato in stretta collaborazione non solo con il medico ma anche con altri professionisti che potrebbero essere coinvolti, come eventuali specialisti, il fisioterapista o un assistente sociale qualora ce ne sia bisogno.

Dove si trovano

Gli Ospedali di comunità dovranno nascere in tutte le regioni Italiane. Grazie ai fondi del PNRR, si prevede di poterne realizzare 381 entro la metà del 2026, per un totale di 7.620 posti letto. L'investimento stimato è pari a 1 miliardo di euro. Più nello specifico, il costo di ciascuna struttura dovrebbe essere pari a 2 milioni e 600mila euro, di cui un 15% verranno destinati all'acquisto delle tecnologie necessarie.

Gli Ospedali di comunità dunque provano a cambiare la prospettiva alla quale siamo abituati. Non più la necessità di essere ricoverati al primo sintomo sospetto, ma l'ospedale che diventa l'ultimo nodo di una rete fondata sul territorio.

Fonti| Regione Emilia-Romagna; Regione Lombardia; ULSS Veneto;

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