Continua a crescere il consumo di carne, soprattutto nei Paesi più ricchi

E se il consumo di carne fosse collegato al reddito? Un nuovo studio australiano ha evidenziato una correlazione tra dieta e PIL pro-capite. Una teoria interessante che potrebbe però evidenziare una ricchezza massima e di conseguenza anche il picco dei consumi.
Valentina Rorato 14 Gennaio 2022
* ultima modifica il 14/01/2022

Il consumo di carne continua a cresce, nonostante sia ormai risaputo che la produzione di questo alimento è responsabile del 34% delle emissioni globali. Un nuovo studio, condotto dagli esperti del Centre for Advanced Food Engineering dell’Università di Sydney, guidati dalla dottoressa Diana Bogueva, ha dimostrato che il consumo di carne aumenta con l'aumentare del reddito.

Dopo aver analizzato i dati di 35 paesi, gli esperti hanno notato che ogni persona mangia mediamente 4,5 kg di carne in più rispetto all’anno precedente. Inoltre, hanno identificato un punto massimo di benessere, tradotto in PIL nominale pro-capite, del valore di 40 mila dollari a persona (57.000 dollari australiani). Secondo gli esperti in sei dei 35 paesi, è stato raggiunto questo obiettivo, mentre negli altri la traiettoria è ancora crescente. Questo dato potrebbe essere un elemento positivo. Come mai? Pare esista una sorta di plateau, ovvero oltre a quel PIL non esiste una crescita nei consumi. E' quindi una sorta di valore di ricchezza massima.

Il problema carne

Le emissioni causate dalla produzione di carne sono in gran parte dovute allo sgombero del terreno, inclusa la deforestazione, per creare più pascoli e coltivare mangimi per il bestiame. Gli insediamenti umani occupano  solo l'1%  della massa terrestre del pianeta, mentre il pascolo del bestiame e la produzione di mangimi utilizzano il 27%. È ormai un dato certo che una dieta vegetariana produca il 59% in meno delle emissioni. Con questi dati è abbastanza semplice comprendere la dimensione del problema carne. E quando si parla di carne non devi immediatamente pensare solo al manzo, perché incidono anche il pollame e il maiale.

Quasi tutti i paesi studiati (30 su 35) hanno registrato un aumento costante del consumo annuo pro capite di pollame tra il 2000 e il 2019. È raddoppiato in 13 paesi, con oltre 20 kg consumati ogni anno in Perù, Russia e Malesia. E molti consumatori occidentali stanno ora sostituendo la carne bovina con il pollame. Una possibile ragione è a causa della sua minore impronta ambientale: i polli richiedono meno terra e generano emissioni molto inferiori rispetto ai bovini. Ma anche questa scelta alimentare ha un peso e soprattutto conseguenze in termini di salute gravi. Espone il mondo a nuovi focolai di influenza aviaria e a un uso eccessivo di antibiotici che possono favorire nella popolazione lo sviluppo di una resistenza antimicrobica.

Quali paesi hanno raggiunto il picco di consumo di carne?

Dei 35 paesi studiati, 26 hanno mostrato una chiara correlazione tra crescita del PIL e livelli di consumo di carne. E sei sembrano aver raggiunto un picco di consumo. Quali sono? Nuova Zelanda, Canada, Svizzera, Paraguay, Nigeria ed Etiopia. 

I tre paesi occidentali potrebbero aver ridotto il consumo di carne a causa delle preferenze consapevoli per i cibi a base vegetale, man mano che i benefici per la salute e l'ambiente diventano più noti. In particolare, le persone in Nuova Zelanda hanno ridotto il loro consumo medio da 86,7 kg nel 2000 a 75,2 kg nel 2019.

Per i restanti tre paesi, il raggiungimento del picco probabilmente non è stato volontario, ma correlato a recessione economica, calamità meteorologiche e focolai di virus. In Paraguay, ad esempio, un’epidemia di afta epizootica nel 2011 ha provocato la macellazione del bestiame.

Nonostante la tendenza al "picco della carne" in alcuni paesi, il consumo di carne continua ad aumentare in tutto il mondo. Il passaggio a proteine ​​alternative ha preso slancio negli ultimi due anni, con gli sforzi accademici per ricreare la consistenza, il gusto e l'aspetto della carne migliori possibili e i rivenditori di generi alimentari promuovono sempre più carne di origine vegetale presso i consumatori tradizionali. La necessità di più alternative alla carne per soddisfare le esigenze di un numero crescente di consumatori flessibili, vegetariani e vegani – alternative che stiamo creando all'Università di Sydney – può aiutare ad aumentare il numero di paesi che raggiungono il picco di consumo di carne”, ha dichiarato la dottoressa.

Fonte | Centre for Advanced Food Engineering dell’Università di Sydney

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