Coronavirus FAQ: proviamo a rispondere a tutte le domande che ti sarai posto in questi giorni

Ma di Coronavirus si può morire? Da dove è spuntata di preciso questa nuova infezione? La colpa è del popolo cinese? Ti saranno venuti in mente tantissimi dubbi in questi giorni di emergenza per la nuova epidemia che si sta verificando in Cina, noi abbiamo provato a rispondere. (In aggiornamento)
Giulia Dallagiovanna 4 febbraio 2020
* ultima modifica il 04/02/2020

Fino a due settimane fa il Coronavirus era quell'infezione che stava provocando un'epidemia in un Paese lontano. Oggi è parte della tua quotidianità. Dai primi due casi accertati in Italia, avrai iniziato a chiederti: e se succedesse anche a me? E allora ti soffermerai su ogni notizia condivisa sui social, ti guarderai bene dal frequentare negozi e ristoranti cinesi e magari ti sarai già munito di mascherina per ogni evenienza. Tutti segnali di come questa infezione arrivata dall'Oriente si sia ormai inserita di prepotenza nelle tue abitudini e probabilmente anche nelle tue conversazioni con amici e colleghi. E come ogni passaparola, finisce con il divulgare fake news e con l'alimentare una paura che non ha peraltro nessun bisogno di ulteriore incoraggiamento.

Quindi, che si fa? Ci mettiamo tranquilli e proviamo a conoscere meglio questo nuovo Coronavirus, provando a rispondere a tutte le domande che ti sarai posto in questi ultimi giorni. E per farlo ricorreremo all'unico strumento da utilizzare in questi casi: le fonti ufficiali. Prime tra tutti, il ministero della Salute e l'Organizzazione mondiale della sanità.

Perché si parla di nuovo Coronavirus?

I Coronavirus esistono già e, sorpresa, tu lo avrai probabilmente contratto tantissime volte nell'arco della tua vita. È quel raffreddore molto fastidioso che viene catalogato come forma parainfluenzale e che ti colpisce con l'arrivo dei primi freddi. E no, al contrario di quello che spesso si pensa, non è provocato dal cosiddetto "colpo d'aria", ma da uno dei quattro ceppi più comuni e meno gravi di Coronavirus umani, cioè che possono infettare l'uomo. Quello di cui però ti stai preoccupando non è, evidentemente, un raffreddore. Ogni giorno che passa, i medici e i ricercatori di tutto il mondo, Italia compresa, scoprono qualcosa di più di questo virus che ha iniziato a contagiare gli esseri umani solo a partire dalla fine di dicembre dello scorso anno, stando almeno a quanto si conosce fino a questo momento. Dunque "nuovo" perché prima non c'era.

Che cos'è questo Coronavirus?

Lo hanno ribattezzato 2019-nCoV (2019 novel Coronavirus) da quando, il 9 gennaio, i ricercatori cinesi sono riusciti a mapparne il genoma e a capire a quale famiglia appartenesse. Come tutti i suoi parenti, si presenta come una sfera con attorno una serie di recettori che formano, appunto, una corona. Al centro si trova il virione, ovvero la parte infettiva vera e propria, mentre quelli che lo circondano sono "gli artigli" con i quali si attacca alle tue cellule e ti fa ammalare.

Il problema, però, è che si tratta dello stesso gruppo anche di SARS e MERS, infezioni molto aggressive e con un elevato tasso di mortalità. Quindi, a quale assomiglia di più? Diciamo che si trova un po' a metà tra il raffreddore e la SARS umana, con la quale condivide solo il 79% del genoma (e il 50% con la MERS). Aggredisce le tue vie aeree superiori, cioè naso e bocca, ma può arrivare a provocare una polmonite virale che nel 3% dei casi porta al decesso.

Da dove arriva?

In natura esiste una sorta di magazzino di tutti i Coronavirus: i pipistrelli. Si portavano addosso la SARS e la MERS e si sono trascinati dietro anche il 2019-nCoV. In termini medici vengono chiamati reservoir, serbatoi. Ma perché arrivi ad infettare l'uomo deve esserci un passaggio intermedio, una specie che gli permetta di ricombinarsi e funga da corriere. Per la SARS, tra il 2002 e il 2003, era stata la civetta delle palme, per la MERS, i dromedari. E per il nuovo? Ancora non lo si conosce, anche se diverse fonti ufficiali hanno ipotizzato potesse trattarsi di una bestia selvatica o una creatura marina.

Sembra infatti che tutto sia partito dal mercato di Wuhan, l'epicentro del focolaio, dove vengono esposti animali vivi destinati ad essere macellati al momento stesso della vendita. Questi esemplari rimangono molto vicini per giorni, probabilmente entrando in contatto anche con i diversi fluidi corporei, e vengono poi uccisi e lavorati senza alcuna protezione. E così il virus inizia a prendere in considerazione l'essere umano e a mutare per poter attaccare le sue cellule.

Perché si parla di Coronavirus cinese?

"Cinese" riguarda la provenienza del virus, non delle persone. Mi spiego meglio: non sono i Cinesi che trasmettono l'infezione, ma quelle persone che hanno visitato le zone a rischio della Repubblica popolare e l'hanno contratta sul posto. Naturalmente, si tratta per la maggior parte di Cinesi: sai com'è, vivono lì. Ma il Dna o l'etnia non c'entrano nulla. Se quindi il tuo vicino ha gli occhi a mandorla ma non ha visitato i parenti di recente, puoi star tranquillo perché ha le tue stesse probabilità di ammalarsi. In Germania e in Vietnam sono già stati registrati due casi di contagio da uomo a uomo sul territorio nazionale, quindi tra un po' potrebbe anche non valere più questa definizione.

Come mai è spuntato fuori all'improvviso?

Quello che si conosce con certezza è che i pipistrelli sono un magazzino vivente di Coronavirus e che ogni tanto lo trasmettono ad altri animali, i quali poi lo passano all'uomo. Non si può però prevedere quando accada, anche perché questi processi non sono automatici ma il risultato di mutazioni. E non è possibile sapere prima quando un agente patogeno deciderà di prendere di mira un altro bersaglio e con quale velocità riuscirà a ricombinarsi e modificare il proprio genoma. In questo caso, la tradizione cinese di esporre animali selvatici e creature marine ai mercati e di macellarli senza indossare le apposite protezioni sembra aver creato l'ambiente perfetto per dare il via all'epidemia. Inoltre, le città del Paese sono enormi e sovrappopolate (nella sola Wuhan vivono 11 milioni di persone) e quindi un virus di questo tipo impiega poco tempo per diffondersi.

Quanto si è diffusa l'epidemia?

Rispondere a una domanda di questo tipo è piuttosto azzardato. Sappiamo che il focolaio si trova nella città di Wuhan, da dove tutto è partito. Ma nel 2019 e nel 2020 possiamo fare Milano-Londra in giornata. Possiamo, cioè, viaggiare a tempo record, proprio come può fare un'epidemia di questo tipo. E grazie principalmente a questo veicolo è riuscita a coinvolgere tutte le provincie della Cina, comprese le Regioni Amministrative Speciali di Hong Kong e Macao. Ed è andata oltre. Sono infatti già coinvolti diversi altri Paesi tra cui Giappone, Vietnam, Filippine, Australia, Stati Uniti, Russia, Regno Unito, Francia, Germania, Finlandia e, appunto, Italia. I contagi hanno superato ormai i 20mila e nei prossimi giorni questo numero è destinato a crescere. Il picco, stando ad alcuni esperti, dovrebbe arrivare tra la fine di questa settimana e l'inizio della prossima. Se vuoi seguire l'evolvere della situazione, puoi consultare la mappa interattiva della John Hopkins University e leggere il nostro aggiornamento quotidiano.

Quali sono i sintomi?

Questo è uno dei principali problemi del 2019-nCoV: i sintomi sono del tutto simili a quelli del raffreddore o dell'influenza classica. Comincia con qualche colpo di tosse o uno starnuto, malessere generale, stanchezza, poi insorge la febbre. Nei casi più gravi arriva a intaccare i polmoni e a provocare un'insufficienza respiratoria.

Cosa vuol dire "emergenza globale"?

Il 30 gennaio l'Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato l'emergenza sanitaria globale a causa della rapida diffusione del 2019-nCoV e il giorno dopo l'Italia si è allineata dichiarando lo stato di emergenza sanitaria per sei mesi. Significa che verremo tutti messi in quarantena? Come hai potuto constatare tu stesso, no.

Si tratta di espressioni altisonanti per indicare passaggi che sono soprattutto formali. Ad esempio, l'Oms ha potuto varare una serie di raccomandazioni, non imposizioni, per cercare di contenere l'epidemia. Si tratta di misure che riguardano soprattutto i viaggi, i controlli sanitari di chi arriva dall'estero, gli strumenti per la prevenzione del contagio, le cure disponibili, il commercio e la sicurezza in generale. Linee guida, insomma, che devono essere tenute in considerazione dalle autorità sanitarie e politiche dei diversi Paesi. Per ridimensionare un attimo la portata di questa notizia, considera che dal 2009 a oggi sono state dichiarate altre 5 emergenze globali: nel 2009 per l'influenza suina, nel 2014 per la poliomielite e poi per l'epidemia di Ebola, tra il 2015 e il 2016 per colpa del virus Zika e da luglio 2018 di nuovo per l'Ebola.

Quali sono le raccomandazioni dell'Oms?

In realtà, sono quelle che potrai facilmente immaginare anche tu. Dal momento che è del tutto plausibile la possibilità che emergano nuovi casi in Europa e nel resto del mondo, l'Organizzazione mondiale della sanità ha invitato tutti a rafforzare le misure di prevenzione e la sorveglianza attiva. I sospetti devono quindi venire isolati e devono essere sottoposti a tutti i test. In caso di responso positivo, deve inoltre essere rintracciata la rete di contatti di quella persona e chiunque vi abbia avuto un tipo di rapporto abbastanza diretto deve essere tenuto in osservazione. Il personale sanitario deve ricevere tutti gli strumenti di protezione e di sicurezza, in quanto sono i primi ad essere esposti al rischio di contagio, e devono essere sempre tenute presenti le norme igieniche che limitano la diffusione di ogni malattia. Si tratta di raccomandazioni già previste dal Regolamento sanitario internazionale del 2005.

E cosa significa che il rischio in Europa è "alto"?

Poco prima di dichiarare l'emergenza globale, l'Organizzazione mondiale della sanità aveva anche deciso di innalzare il livello di rischio da "moderato" ad "alto". In Cina invece è passato da "alto" a "molto alto". Non si fa però riferimento alla possibilità di morire o di riportare complicanze gravi, ma solo a quella di contrarre il virus. Trattandosi di un'infezione che si trasmette per via aerea, cioè la più rapida forma di contagio, è normale che a questo punto siamo potenzialmente tutti esposti. Non solo, ma in Germania è avvenuto il primo contagio da uomo a uomo e al momento del passaggio, la persona malata non presentava ancora i sintomi.

Ma di Coronavirus si muore?

Di 2019-nCoV si può anche morire, sì. E lo dimostra la conta dei decessi che ogni giorno purtroppo cresce. Però il tasso di mortalità (che sarebbe più corretto definire di letalità) è piuttosto ridotto. Si parla ancora del 3%, ma sembra che sia in diminuzione. Significa insomma che su 100 persone che contraggono l'infezione, 97 guariscono. Le altre tre invece non sopravvivono all'insufficienza respiratoria, cioè alla polmonite di cui senti parlare. Non che sia una buona notizia, ma ricorda che per la SARS si parlava di una percentuale attorno all'11% e per la MERS era quasi il 30%. Perciò sì, si muore, ma nella maggior parte dei casi si sopravvive. Al momento, sembra che i deceduti fossero soprattutto soggetti deboli, appartenenti alle cosiddette categorie a rischio: anziani o malati di patologie cardiocircolatorie o respiratorie.

Chi si ammala di Coronavirus?

In teoria, tutti possiamo ammalarci di Coronavirus dopo un contatto diretto e prolungato con una persona infetta. Da questo punto di vista, funziona un po' come per il raffreddore o l'influenza, proprio perché la via di trasmissione è la stessa. Il New England Journal of Medicine ha però pubblicato uno studio realizzato sui primi 425 pazienti e ha notato come più della metà avessero già superato i 60 anni e potessero quindi essere considerati "anziani" (anche se nella tua mente probabilmente la terza età si associa a numeri più alti). Non solo, ma sembrerebbe che i minori di 15 anni siano stati lasciati indisturbati dall'epidemia. Come ti ripeto però si tratta di un'analisi preliminare, basata su un campione significativo ma ridotto, soprattutto a fronte della continua crescita nel conto dei contagi.

Come si trasmette?

Se in un primo momento si era pensato che il virus si trasmettesse solo dall'animale infetto all'uomo, oggi è certo che il contagio da essere umano a essere umano è possibile. Anzi, è proprio così che si è diffuso. Non solo, ma questa eventualità esiste anche quando la persona malata non presenta ancora i sintomi. La via è quella aerea, cioè la più rapida. Basta una gocciolina di saliva o il contatto con un oggetto toccato prima da qualcuno di infetto per rischiare di contrarlo.

Come si previene il contagio?

Per prevenire il contagio da Coronavirus dovresti mettere in pratica delle semplici norme di igiene e sicurezza. Prima di tutto, lavati spesso le mani, soprattutto dopo aver frequentato un luogo pubblico molto affollato o aver stretto diverse altre mani, magari di persone che hai conosciuto in quel momento. Una buona idea è anche quella di munirsi di gel detergente, come quello che molto probabilmente tenervi sempre in tasca proprio al tempo dell'epidemia di influenza suina. Utili anche le mascherine antivirali, ma non correre in farmacia a comprare tutte quelle che trovi: serviranno soprattutto se e quando si potrà parlare di epidemia anche in Italia.

Se poi ti viene da starnutire, copriti la bocca e il naso con un fazzoletto oppure con l'incavo del gomito. Di solito utilizzerai il palmo della mano, come tutti, ma questa non ti assicura che nessuna gocciolina della tua saliva superi la barriera. Inoltre, un eventuale virus rimarrebbe lì, sulla tua mano, pronto a saltare sulla maniglia della metropolitana alla quale ti stai aggrappando e poi ad attaccarsi alla mano di quello che la afferrerà dopo di te. In generale, poi, cerca di mantenerti a una buona distanza da chi starnutisce o tossisce.

Esiste un vaccino?

Per ora non esiste alcun vaccino: è passato troppo poco tempo dallo scoppio dell'epidemia perché ci fosse tempo di produrne uno e di eseguire poi tutte le sperimentazioni e i controlli che l'approvazione di un farmaco, com'è giusto, richiede. Perciò per quest'anno è probabile che dovremo fare senza. Il fatto però che sia stato mappato il genoma e soprattutto che il virus sia stato isolato sono sicuramente dei passi avanti molto importanti nella ricerca di una cura mirata e di un vaccino. Gli istituti di ricerca di tutto il mondo sono al lavoro sul Coronavirus e sicuramente arriveranno dei risultati importanti.

Quali cure ci sono?

Ecco, una buona notizia. Questo Coronavirus non ci coglie proprio del tutto impreparati. Certo, non abbiamo una cura specifica però esistono già terapie di supporto valide che hanno dato buoni risultati. Si interviene quindi sui sintomi e non sulla patologia in sé: antipiretici per la febbre, idratazione artificiale per chi è disidratato, ossigeno per l'insufficienza respiratoria. Avrai poi forse sentito dire che in alcune strutture ospedaliere cinesi stanno ricorrendo anche ai farmaci per l'Hiv per ridurre la contagiosità dell'infezione. Come ci ha spiegato il professor Adriano Lazzarin non è proprio così: per ora hanno sperimentato il Ritonavir sui topi, ma saranno necessari nuovi studi per capire se funzioni in questo senso anche sugli esseri umani. Non è quindi una strada da prendere in considerazione, per ora.

Fonti| Ministero della Salute; Organizzazione mondiale della sanità

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