Coronavirus: per la maggior parte sono persone anziane, ma anche i giovani possono finire in terapia intensiva

Questa informazione è passata forse è passata in modo un po’ silenzioso. Certo, la maggior parte delle persone che versano in gravi condizioni per il Covid.19 era anziana e con patologie pregresse, ma anche chi sta bene ed è giovane può correre questo rischio.
Giulia Dallagiovanna 12 marzo 2020
* ultima modifica il 12/03/2020

La maggior parte delle persone che viene ricoverata in terapia intensiva per cause legate al nuovo Coronavirus è anziana. O meglio, ha almeno una cinquantina d'anni. Giudica tu se nel 2020 possono ancora essere considerati "vecchi". Ma anche i giovani possono finire in rianimazione e forse questo dato finora era stato un po' trascurato. Sono pochi, per fortuna, ma ci sono, come ha confermato anche Massimo Galli, direttore del reparto di Malattie Infettive dell'ospedale Luigi Sacco di Milano.

"Gli adolescenti si considerano immortali – ha commentato l'infettivologo. – Ma ci sono anche giovani in rianimazione con problemi decisamente seri. Trentenni e anche più giovani. Pochi casi, ma ci sono". All'ospedale San Raffaele di Milano c'è addirittura un ragazzo di 18 anni.  D'altronde il paziente uno di Codogno ha 38 anni e sono servite più di due settimane perché tornasse a respirare in autonomia, senza l'utilizzo della ventilazione automatica.

Anche un'analisi dell'Istituto superiore di sanità conferma questo scenario: il 22% di chi è risultato positivo al tampone ha tra i 19 e i 50 anni. Non solo, ma il 56% delle persone decedute fino ad ora aveva più di 80 e due terzi soffrivano già di altre patologie croniche. Se li leggi con attenzione, questi dati significano che muore anche chi non è poi così vecchio (il restante 44%) e non aveva nessuna malattia pregressa (l'ultimo terzo). Inoltre, ti ricordo che tra queste ultime viene considerato anche il diabete. Sai in quanti lo hanno sviluppato? Il 5,3% dell'intera popolazione italiana, ti fa sapere l'Istat. Tre milioni e 200 mila per la precisione. E tra loro ci sono anche diverse persone con meno di 64 anni.

E ora diamo uno sguardo alla Cina, che ha dovuto affrontare questa epidemia prima di noi. Il New England Journal of Medicine ha pubblicato un'analisi fatta su 1.099 pazienti che sono stati ricoverati nelle diverse strutture di Wuhan. Tra loro, il 55% aveva tra i 15 e i 49 anni. E tra le persone in condizioni più severe, che hanno quindi avuto bisogno dell'ossigeno, il 12% aveva meno di 50 anni.

Uno studio cinese, ci dimostra inoltre che circa l'1% dei pazienti con meno di 60 anni rischia di morire. Perciò sì, è una porzione davvero molto bassa, ma esiste.

Se quindi anche tu hai pensato che sei giovane, che ti puoi ancora permettere di andare in giro a fare aperitivi nonostante gli inviti a rimanere in casa, ecco non è proprio così come vedi. E anche se hai meno possibilità di finire in rianimazione, ricorda che potresti trasformarti in un veicolo del virus per i tuoi familiari più anziani, genitori compresi.

In questi giorni le cronache riportano molti esempi di violazioni delle raccomandazioni, soprattutto da parte dei giovani – ha sottolineato infatti Silvio Brusaferro, presidente dell’Iss -. Questi dati confermano come tutte le fasce di età contribuiscono alla propagazione dell’infezione, e purtroppo gli effetti peggiori colpiscono gli anziani fragili. Rinunciare a una festa o a un aperitivo con gli amici, non allontanarsi dall’area dove si vive e rinunciare a rientrare a casa è un dovere per tutelare la propria salute e quella degli altri, soprattutto i più fragili”.

Fonti| Istituto superiore di sanità; "Clinical Characteristics of Coronavirus Disease 2019 in China" pubblicato sul New England Journal of Medicine il 28 febbraio 2020

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