Coronavirus: perché è importante una diagnosi precoce e come si può fare

Non facile avere gli strumenti che permettano di effettuare una diagnosi precoce quando si è nel mezzo di un’epidemia provocata da un virus completamente nuovo. Rimane però fondamentale, sia per intervenire prima con le terapie che per frenare la diffusione del contagio.
Giulia Dallagiovanna 25 marzo 2020
* ultima modifica il 25/03/2020

Sabato 21 marzo, nel corso della consueta conferenza stampa della Protezione civile, è intervenuto anche Silvio Brusaferro, direttore dell'Istituto superiore di sanità e ha posto l'attenzione su un problema che forse avevi già intuito, ma che ora è diventato ufficiale: tra la comparsa dei primi sintomi e la diagnosi di Covid-19 possono trascorrere anche 5 giorni. Per la verità, spesso diventano anche di più. E in alcuni casi, la conferma non arriva mai. E questo è un problema: perché in quell'arco di tempo una persona può peggiorare, da un lato, e rappresentare un possibile veicolo di contagio, dall'altro. Brusaferro ha infatti aggiunto: "questa è la sfida che dobbiamo vincere, perché prima isoliamo le persone con sintomi e meglio è". Serve dunque una diagnosi precoce, ma come si può fare?

Quali problemi ci sono?

A conferma delle parole di Brusaferro, arriva l'appello lanciato da WAIDID, l'Associazione mondiale delle malattie infettive e dei disordini immunologici: "In Italia Covid-19 ha una letalità fino a 12 volte maggiore rispetto ad altri Paesiha spiegato la dottoressa Susanna Esposito, la presidente – e comunque si tratta della più alta del mondo. A contribuire a questo tragico primato sono l'eterogeneità dei trattamenti in tutto il territorio e la scarsa tracciabilità dei casi positivi asintomatici a cui non viene effettuato il tampone nonostante siano stati a stretto contatto con uno o più pazienti accertati, contribuendo in modo inarrestabile alla crescita del contagio".

A chi si effettua il tampone?

Come ti avevamo già spiegato su Ohga, per quanto riguarda il tampone ci sono due scuole di pensiero. Da un lato l'Organizzazione mondiale della sanità che invita a sottoporre al test il maggior numero di persone possibile, al grido di: "Test! Test! Test". Solo in questo modo si potrà valutare l'effettiva portata dell'epidemia e contenere il contagio in modo più efficiente.

In Italia, ogni regione si è organizzava nel modo che riteneva più efficace e adatto al proprio territorio

Dall'altro lato abbiamo invece il Ministero della Salute che ha disposto di controllare solo le persone che presentano i sintomi tipici e non riconducibili ad altre patologie, ovvero la febbre alta e anche un inizio di difficoltà nel respirare. Le ragioni sono comprensibili: non ci sono tamponi a sufficienza e i laboratori sono ormai sovraccarichi di lavoro. Il problema però è che rimangono fuori dal raggio d'azione e di monitoraggio tutti gli asintomatici e chi ha solo manifestazioni lievi. Certo, l'invito è quello di mettersi in autoisolamento, ma nessuna legge obbliga chi ha una temperatura corporea inferiore a 37,5 a rimanere in casa. Inoltre, se non ho nemmeno un po' di tosse, come faccio a sapere di essere infetto?

A questo punto sono intervenute le regioni, che hanno deciso di organizzarsi come ritenevano meglio. In Lombardia ad esempio si testano solo le persone con gravi sintomi, in Veneto si prosegue con i tamponi a tappeto mentre in Emilia-Romagna si prova anche con i test rapidi (e meno precisi) da effettuare direttamente a bordo della propria auto, su modello della Corea del Sud.

Si possono fare tamponi a tappeto?

Sul momento, sembrerebbe la soluzione più rapida: testiamo tutti e individuiamo subito i positivi. A Vo' Euganeo, il comune del padovano che per qualche settimana era diventato zona rossa, questo sistema sembrerebbe aver funzionato. Ma è possibile replicarlo in tutta Italia?

Pierluigi Lopalco, epidemiologo e professione di Igiene all'Università di Pisa, ha sollevato diversi dubbi in proposito e li ha racchiusi in un tweet piuttosto ermetico, con hashtag #tamponiatappeto: "Facciamo il tampone ai sintomatici? Bene, ma ditemi come fare 60.000.000 di tamponi in un giorno e ogni quanti giorni andrebbe ripetuta la faccenda".

Secondo la dottoressa Esposito, però, c'è anche un problema di mancata efficienza nei laboratori, che ancora non hanno tutta l'attrezzatura per lavorare in modo più rapido.

Perché è importante una diagnosi precoce

La terapia farmacologica antivirale deve poter essere somministrata, se indicata, nella fase iniziale della malattia. Non appena subentrano gravi complicazioni respiratorie può essere troppo tardi – ha aggiunto la presidente di WAIDID. – La diagnosi precoce è essenziale per fornire, prima che sia troppo tardi, eventuali terapie antivirali ai pazienti più a rischio come over 70, persone con pneumopatie o diabete o cardiopatie”.

La diagnosi precoce è essenziale per il paziente e per frenare la diffusione del contagio

Dunque stabilire il prima possibile se una persona ha contratto il SARS-Cov-2 oppure no è, prima di tutto, una questione che riguarda la sua stessa sopravvivenza. Inoltre, la sicurezza di essere positivo farà in modo che non esca di casa, chiedendo magari a qualcun altro di portargli la spesa e di sbrigare per lui le commissioni più urgenti. Insomma, aiuterà a frenare la diffusione del contagio.

Come si può fare?

Sottoporre a test periodici l'intera popolazione italiana è, in effetti, impossibile. Quello che però si può fare è cercare di migliorare il sistema per riuscire ad effettuare il tampone almeno a tutte quelle persone che sono entrate in contatto con i casi positivi, anche se magari non hanno ancora sviluppato i i sintomi. Primi tra tutti i sanitari. Medici, infermieri e OSS che da giorni lamentano una carenza nei controlli proprio per chi è più di tutti esposto al rischio di infettarsi.

In quest'ottica si sono già organizzate alcune aziende sanitarie, come quella di Piacenza che a partire da mercoledì invierà nelle case le Unità speciali di continuità assistenziale per effettuare il tampone a chiunque abbia manifestato i primi sintomi, senza attendere che le sue condizioni di salute peggiorino.

Al Policlinico San Matteo di Pavia hanno invece sperimentato con successo un test molecolare che consente di identificare in soli 60 minuti la presenza del virus. Ancora più veloce, ma bisognerà capire se altrettanto preciso, è invece il Rapid Test, messo a punto da centri e università cinesi, che utilizza qualche goccia di sangue del paziente e può rintracciare il SARS-Cov-2 in nel giro di 5 minuti.

Fonti| AdnKronos; Fondazione Veronesi

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