Coronavirus, quale contributo potrebbe dare la telemedicina? Ce lo spiega il presidente dell’Aitim

La telemedicina si dimostra particolarmente utile per il monitoraggio a distanza delle condizioni di salute dei contagiati che si trovano in isolamento domiciliare, con o senza sintomi, e per alleggerire la pressione sul sistema sanitario. Ma l’Italia ha ancora tanto da fare in questo campo: “Occorre investire maggiori risorse e fare sistema”, sottolinea Francesco Sicurello.
Federico Turrisi 26 marzo 2020
Intervista al Dott. Francesco Sicurello Presidente di AITIM (Associazione Italiana Telemedicina e Informatica Medica)

Da anni se ne sente parlare ed è considerata una delle frontiere più promettenti della sanità pubblica e privata: è la telemedicina. L'emergenza coronavirus ci ha colti di sorpresa e ci ha messo di fronte a problematiche a cui non eravamo pronti. I reparti di terapia intensiva negli ospedali di alcune regioni sono al collasso, gli operatori sanitari che si prendono cura dei pazienti affetti da Covid-19 sono costantemente esposti al rischio di infettarsi (in Italia al momento sono più di 5 mila quelli risultati positivi al coronavirus, in 30 hanno perso la vita). Oltre al personale presente negli ospedali, pensa anche ai medici di base che magari effettuano una visita a domicilio o nel loro studio su un paziente potenzialmente infetto.

Per affrontare questa battaglia abbiamo bisogno dell'aiuto anche della tecnologia. Il Ministero della Salute e quello per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione hanno lanciato una call, ricordata anche dal presidente dell'Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro in occasione della lettura del bollettino della Protezione Civile lo scorso 23 marzo, che mira a individuare tutte le tecnologie informatiche in grado di fornire un supporto per fronteggiare l'emergenza. A conferma del ruolo strategico che può svolgere la telemedicina in una situazione così difficile come quella attuale.

Telemedicina e Covid-19

Non ha dubbi Francesco Sicurello, presidente dell'Associazione Italiana Telemedicina e Informatica Medica (Aitim): "In questo momento la telemedicina può dare una mano per due aspetti fondamentali: primo, allontanare il più possibile dall’operatore sanitario il paziente positivo non grave, sintomatico o asintomatico che sia. Se medici, infermieri, operatori della Croce Rossa vengono contagiati, andiamo a perdere risorse nella lotta contro il coronavirus. Secondo, alleggerire il carico sugli ospedali.

Come? Tenendo sotto controllo a distanza alcuni parametri vitali del paziente. "Ne basterebbero quattro: temperatura corporea, pressione, polso e saturazione (ossia la quantità di ossigeno presente nel sangue arterioso)", prosegue Sicurello. In questo modo il medico avrebbe gli strumenti per valutare se la situazione di un determinato paziente è lieve, media o grave. "Nel primo caso posso continuare a controllare il paziente a distanza, nel secondo posso ancora lasciare il paziente a casa fornendogli delle terapie a domicilio, con la speranza che la situazione migliori. Quelli gravi che necessitano di supporto respiratorio sono ovviamente da trasferire in ospedale, nei reparti di rianimazione".

Il tema principale, come hai potuto capire, è il monitoraggio domiciliare delle condizioni di salute dei contagiati, in particolare degli anziani con patologie croniche che sono i soggetti più a rischio, come fanno notare i report epidemiologici dell'Istituto Superiore di Sanità. L'ultimo bollettino parla di 30.090 persone positive al coronavirus in isolamento domiciliare senza sintomi o con sintomi lievi. "Con la televisita c’è un contatto, anche se virtuale. Un medico di base è perfettamente in grado di leggere una saturimetria e non ha bisogno del parere di un pneumologo; questo se mai in un secondo livello. Se ci sono delle complicanze può sempre allertare lo specialista".

Infine, la telemedicina si rivela utile anche per monitorare la situazione di coloro che sono stati dimessi dall'ospedale in anticipo per liberare posti letto e provano a lasciarsi alle spalle la malattia. In fondo, non dimentichiamoci che la casa è pur sempre un ambiente più confortevole di un ospedale.

La telemedicina in Italia prima dell'emergenza

Abbiamo capito che la telemedicina sarebbe in grado di offrire un prezioso aiuto per fronteggiare la pandemia da Covid-19. Pare però che solo adesso ne scopriamo le potenzialità. Se dovessimo infatti riavvolgere il nastro di due mesi, prima che arrivasse un simile tsunami, quale sarebbe la fotografia dell'Italia in materia di telemedicina e informatica medica? "Impietosa. Non mancano le eccellenze, in varie regioni italiane; è mancata però una regolarizzazione uniforme del fenomeno. Il risultato è un quadro a macchia di leopardo, quando ci vorrebbe un sistema integrato nazionale, perché la telemedicina, come il virus, non ha confini. Si può tranquillamente mandare un'immagine dalla Sicilia per chiedere un consulto a un cardiologo che si trova a Milano o a Padova".

I dati sembrano confermare l'arretratezza italiana: secondo l’ultima indagine compiuta dall’Osservatorio Innovazione digitale in Sanità, solamente il 4% dei medici specialisti e il 3% dei medici di Medicina Generale utilizza soluzioni di televisita, anche se rispettivamente il 38% e il 50% si dice interessato a servirsi di questo tipo di servizio. Insomma, finora troppe parole e pochi fatti. Non c'è tanto la carenza di apparecchiature tecnologiche, quanto piuttosto si sente l'assenza di una volontà politica nel percorrere fino in fondo la strada verso una maggiore digitalizzazione delle prestazioni sanitarie. Ma perché verrebbe da chiedersi? Il dottor Sicurello un'ipotesi ce l'ha.

"Nel campo della sanità le regioni si sono messe in competizione tra loro, ognuna si vanta di avere il modello migliore. Il punto è che se si attivasse un servizio di teleconsulto si risparmierebbe al paziente, e magari anche a qualche suo familiare, un trasferimento di centinaia di chilometri. Ma per una regione spostamenti di questo genere generano introiti: il paziente va a mangiare al ristorante oppure va a dormire nel residence vicino all'ospedale. Tutto questo ha rappresentato in qualche modo un freno per l'affermazione della telemedicina, e adesso paghiamo il prezzo".

Una lezione per il futuro?

È brutto da dire, ma l'attuale emergenza sanitaria ci permette di fare una sorta di esame di coscienza. Per esempio, la carenza di personale medico specializzato è un problema di fronte al quale chi ha guidato in passato l'Italia ha preferito voltarsi dall'altra parte. Lo stesso discorso vale per la telemedicina. Anche qui occorre investire più risorse. Molti paesi avanzati la considerano un settore di importanza strategica: Stati Uniti (che però hanno un sistema sanitario nazionale radicalmente diverso dal nostro), Regno Unito, Francia, Germania, Israele, solo per citarne alcuni.

Ci sono diverse esperienze e diversi servizi, ma ci vogliono piattaforme integrate specifiche. Ossia una per i diabetici, per i cardiopatici, per chi soffre di Bpco (Bronco Pneumopatia Cronica Ostruttiva), per i post-ictus e via dicendo. Questo è molto importante anche alla luce del fatto che le persone più colpite dal coronavirus sono proprio quelle che presentano una o più patologie croniche pregresse. Si può fare prevenzione monitorando a distanza ed evitando, quando non è necessario, il ricovero nelle strutture ospedaliere, che rischiano di essere tra l'altro luoghi di infezione”, conclude Sicurello. Facile col senno di poi fare tutti questi discorsi, penserai. Ma, una volta passata la bufera, anche da qui bisognerà ripartire per essere più preparati alle epidemie del futuro.