Cosa fare se hai il tampone positivo: quanto restare in isolamento e come rientrare in comunità

In questo contesto sanitario, il momento da gestire con il massimo dell’attenzione è quello successivo alla positività al Coronavirus. Se tu o tuo figlio foste dei “casi confermati”, sapreste che cosa fare? Prima di tutto sareste obbligati a restare isolati dalle persone, evitando quindi il rischio di ulteriori contagi. Per rientrare nella comunità poi vi servirà un tampone negativo da effettuare in tempi diversi a seconda che siate stati sintomatici o meno.
Kevin Ben Alì Zinati 27 Ottobre 2020
* ultima modifica il 27/10/2020

Uno dei momenti più delicati che devi sapere come gestire oggi è quello immediatamente successivo all’esito di un tampone rino-faringeo. Se dovessi avere dei sintomi, come la febbre o la tosse, oppure se fossi venuto in contatto con una persona poi risultata positiva, il test molecolare diventerebbe un importante strumento per, eventualmente, contenere il potenziale rischio di contagio: come sai, il bastoncino inserito attraverso le tue cavità nasali e la gola raccoglie materiale biologico da cui viene rilevata la presenza o meno del Coronavirus all’interno del tuo organismo. Se l’esito dovesse essere positivo, saresti un cosiddetto “caso confermato” e a quel punto diventeranno determinanti tutte le norme di sicurezza, dall’isolamento ai tamponi che ti serviranno per poter essere dichiarato “guarito”.

Tampone positivo e sintomatico

Lo scenario più delicato si verifica se tu o tuo figlio aveste un tampone positivo e anche tutti i sintomi dell’infezione da Sars-Cov-2, quindi febbre, tosse, perdita del gusto. Questo perché, come sai, c’è il rischio che i sintomi peggiorino e l’infezioni diventi più aggressiva.

Appena dovessi ricevere la positività del tampone, dovrai subito tornare a casa, possibilmente evitando taxi o mezzi pubblici e dovrai obbligatoriamente seguire un periodo di isolamento (non di quarantena che, tecnicamente, è per i cosiddetti “contatti stretti”) prima di poter rientrare in comunità.

Ma non si tratta più dei famosi 14 giorni e dei due tamponi consecutivi negativi: il Ministero della Salute con la circolare del 12 ottobre 2020 ha aggiornato e semplificato le procedure.

Per questo se hai il tampone positivo e sei sintomatico l’isolamento dev’essere di almeno 10 giorni dalla comparsa dei sintomi e prima del rientro ti servirà un tampone molecolare con esito negativo: fai attenzione, però, perché il test devi eseguirlo necessariamente dopo almeno 3 giorni passati senza sintomi.

Se vivi in casa con altre persone dovrei restare isolato il più possibile da loro, la mascherina sarà necessaria in tutti i luoghi comuni e le stanze più frequentate, così come il bagno, dovranno essere igienizzate almeno una volta al giorno.

Se sei un caso positivo sintomatico, quindi, ti serviranno dieci giorni di cui almeno almeno 3 senza sintomi e un tampone negativo.

Tampone positivo e asintomatico

L’avrai visto e sentito negli ultimi mesi: l’infezione da Sars-Cov-2 non equivale sempre allo sviluppo del Covid-19 e, soprattutto, non significa averne per forza i sintomi: potresti infatti essere un caso positivo asintomatico e saresti dunque infetto ma non malato.

Se così fosse, anche per te sarebbe necessario l’isolamento di almeno 10 giorni che deve iniziare nel momento in cui hai avuto l’esito positivo. Anche se non hai i sintomi ma vivi con qualcuno, è importante evitare il più possibile i contatti con i famigliari per ridurre al massimo il rischio di ulteriori contagi.

Alla fine di questi dieci giorni dovrai sottoporti a un tampone molecolare che, se ha esito negativo, ti “libererà” dalle mura di casa permettendoti di tornare in comunità.

Tampone positivo a lungo termine

Puoi essere un positivo sintomatico come asintomatico ma potrebbe anche succedere che dopo il periodo di isolamento, il tampone risulti comunque positivo. E che lo resti per lungo tempo. Se dovesse succederti, e fossi senza sintomi da almeno una settimana, potrai interrompere l’isolamento dopo 21 giorni dalla prima manifestazione della sintomatologia.

Fonte | Ministero della Salute

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