Cosa fare se il bambino sviene e quando chiamare i soccorsi

Lo svenimento, nei piccolini, può essere un fenomeno abbastanza comune (uno su quattro sviene prima di raggiungere l’età adulta) e non grave, che però può spaventare moltissimo i genitori. È consigliabile segnalare l’evento al pediatra, per cercare di comprendere la causa, e poi seguire alcuni consigli di primo soccorso.
Valentina Rorato 12 Settembre 2022
* ultima modifica il 08/10/2022

I bambini svengono per molte ragioni diverse. A volte quando si fanno male, vedono sangue o sono spaventati. Lo svenimento si verifica spesso quando il piccolo si alza improvvisamente da una posizione seduta o sdraiata. Ma che cosa bisogna fare?

La maggior parte delle volte non è nulla di cui preoccuparsi. La sincope è una perdita della coscienza transitoria ed è associata all’incapacità di mantenere il tono muscolare. Per questo, il bambino che ne è colto si accascia a terra. I piccoli  si svegliano quasi subito e non hanno traumi evidenti, soprattutto se non si sono fatti male nella caduta. Si può dire che il recupero è spontaneo. Detto ciò, è sempre meglio informare il medico dell’evento, affinché sia in grado di valutare se ci sia o meno la necessità di fare dei test.

Le cause

La causa più comune di svenimento nei bambini è chiamata sincope vasovagale, che è caratterizzata dalla variazione della pressione arteriosa che provoca un minor afflusso di sangue al cervello. Questa condizione può essere scatenata da disidratazione, ma anche da una risposta al dolore o allo stress emotivo. Può anche essere provocato da uno stato di fermo prolungato, che provoca la formazione di ristagno di sangue nelle gambe. I bambini piccoli a volte trattengono il respiro durante gli accessi di rabbia o quando piangono in modo energico, diventano blu e svengono. Esiste poi quello che viene chiamato mancamento di routine che può essere causato da comportamenti quotidiani, come ridere forte o  andare in bagno. Altri sono i casi in cui la sincope ha origini neurologiche o cardiache, o può essere dovuta ad un’alterazione del metabolismo. Si tratta di situazioni meno frequenti, che vanno sempre verificate con il pediatra.

I piccolini non sono consapevoli di ciò che sta accadendo al loro corpo e comunque non sono in gradi di gestirlo, mentre alcuni ragazzini potrebbero avvertire l'arrivo del mancamento, altrimenti noto come prodromo. Diranno di vedere delle macchie e appariranno estremamente pallidi. Possono sentirsi storditi, nauseati e accaldati, ma sono freschi e sudati.

Cosa fare

Se tuo figlio sviene e ti accorgi che sta per svenire, cerca di appoggiare il bambino a terra o metti il piccolo su una superficie morbida, affinché non prenda colpi, soprattutto alla testa.

Controlla poi che stia respirando: metti l'orecchio sulla bocca per ascoltare i suoni respiratori. Se non respira, chiama immediatamente i soccorsi.

Alza le sue gambe e i suoi piedi e quando si sveglia, fallo stare sdraiato per 10-15 minuti.

Se tuo figlio deve vomitare, giralo su un fianco, in modo da prevenire il soffocamento. Se invece non ha problemi di stomaco, fagli bere qualcosa di dolce (un succo di frutta) e mettigli un panno freddo sulla fronte. Poi controlla che nella caduta non si sia fatto male.

Quando chiamare i soccorsi?

Devi chiamare i soccorsi se:

  • Non sei in grado di svegliare rapidamente tuo figlio dopo che è svenuto.
  • Il tuo bambino ha la vista offuscata, intorpidimento o formicolio in qualsiasi parte del corpo, o ha difficoltà a camminare o parlare.
  • Il tuo bambino è confuso dopo che si è svegliato.

Fonte | Burlo Trieste

Contenuto validato dal Comitato Scientifico di Ohga
Il Comitato Scientifico di Ohga è composto da medici, specialisti ed esperti con funzione di validazione dei contenuti del giornale che trattano argomenti medico-scientifici. Si occupa di assicurare la qualità, l’accuratezza, l’affidabilità e l’aggiornamento di tali contenuti attraverso le proprie valutazioni e apposite verifiche.
Le informazioni fornite su www.ohga.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.