Cosa sono le mascherine dell’articolo 16 di cui ha parlato anche l’Istituto superiore di sanità?

Sono proprio quelle a cui tu dovresti prestare maggiore attenzione, perché nono adatte alla popolazione, pur non potendo essere considerate veri e propri dispositivi medici. Ma se non lavori in un ospedale e se non devi assistere personalmente qualcuno affetto da Covid-19, sono un’ottima soluzione per la vita di tutti i giorni.
Giulia Dallagiovanna 6 aprile 2020
* ultima modifica il 06/04/2020

La Regione Lombardia ha già istituito l'obbligo di indossare la mascherina per chiunque esca di casa. E sembra che altre regioni siano intenzionate a seguire la stessa strada. Ci sono già alcuni supermercati che non lasciano entrare i clienti se questi non hanno mascherina e guanti pronti all'uso. In effetti, soprattutto quando si deve frequentare un luogo chiuso e potenzialmente affollato, nonostante l'ingresso contingentato, è una buona idea quello di proteggere se stessi e gli altri da un eventuale contagio. Sorge però un problema importante: questi dispositivi non si trovano più e non è detto che tu abbia fatto in tempo a procuratene uno prima dell'esaurimento scorte. Quindi, che puoi fare? Forse potrebbero tornarti utili quelle previste dall'articolo 16, contenuto nel cosiddetto decreto "Cura Italia".

Di loro ha parlato anche Silvio Brusaferro, il direttore dell'Istituto superiore di sanità, durante la conferenza stampa della Protezione civile di domenica 5 aprile: "Le mascherine cosiddette dell'articolo 16 possono essere fatte di altro materiale e servono come mezzi di barriera per le vie respiratorie".

Come infatti ti avevamo già spiegato, esistono diversi tipi di mascherine, che si raggruppano in due categorie principali: filtranti, cioè quelle con la valvola, e chirurgiche, ovvero lo classiche indossate da medici e dentisti. Questi sono dispositivi medici e per essere considerati validi devono ottenere il marchio CE per uso medico. Significa cioè che i materiali, il metodo di produzione e la loro capacità di protezione deve essere verificata, prima di poter venire immesse sul mercato. Solo una volta superati tutti i passaggi, potranno venire consegnati a ospedali e presidi sanitari.

Sono mascherine considerate sicure, ma che non rispettano tutti gli standard per ottenere il marchio CE

Però tu non sei un medico, né un infermiere. E soprattutto, a te la mascherina serve come precauzione, perché non puoi essere certo di non aver contratto il Covid-19 o che qualcuno in fila dietro di te non sia infetto. Non ti stai però occupando direttamente di assistere persone che si sono ammalate (in quel caso dovresti per forza utilizzare le famose FFP2 e FFP3) e quindi corri meno il rischio di venire davvero a contatto con il Coronavirus.

In quest'ultimo caso, ti possono tornare utili le mascherine dell'articolo 16, ovvero quelle "prive del marchio CE e prodotte in deroga alle vigenti norme sull'immissione in commercio, ma prodotte nel rispetto delle normative tecniche di sicurezza". Insomma, utili a scopo preventivo per qualsiasi cittadino. Avrai infatti sentito di tantissime persone, istituti penitenziari, aziende riconvertite, associazioni e persino conventi di clausura che hanno iniziato a produrre questi dispositivi per fornire il proprio contributo durante l'emergenza.

A vigilare su questa operazione è direttamente l'Istituto superiore di sanità che fa sapere come abbia ricevuto già oltre 800 richieste di autorizzazione, delle quali solo 40 hanno ricevuto un parere favorevole fino a questo momento. Qualora il metodo di produzione e i materiali fossero considerati sicuri, ma non rispettassero comunque gli standard di veri e propri dispositivi medici, entrerebbero nella categoria "articolo 16", cioè quella adatta a te.

Fonte| Istituto superiore di sanità

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