Cos’è la disodontiasi e come si cura

La disodontiasi è un disturbo caratterizzato dalla difficoltà di eruzione dei denti in arcata. Tale condizione interessa maggiormente i denti del giudizio, tuttavia in alcuni casi può colpire anche altri molari e i canini.
Dott. Fabio Cozzolino Specialista in Implantologia e Parodontologia
11 Marzo 2021 * ultima modifica il 11/03/2021

La disodontiasi è un disturbo associato a una sintomatologia abbastanza fastidiosa con dolore continuo alle arcate dentali. Può verificarsi sia negli adulti che nei bambini, in quest’ultimo caso può determinare un affollamento dei denti permanenti poiché ne impedisce la corretta eruzione.

Quali sono i sintomi

La sintomatologia della disodontiasi è abbastanza varia. Uno dei sintomi principali è un dolore continuo alle arcate dentali. In molti casi possono presentarsi infezioni e infiammazioni gengivali solitamente trattate con terapia antibiotica e antinfiammatoria.

In generale tra i sintomi della disodontiasi troviamo:

  • dolore costante alle arcate dentali in genere irradiato all’orecchio;
  • mal di denti;
  • infiammazione della gengiva;
  • ascesso;
  • difficoltà ad aprire e chiudere la bocca;
  • fastidio alla deglutizione;
  • febbre;
  • mal di testa.

A cosa è dovuta

La corona del dente – quando è incluso nell’osso – è avvolta in un sacco pericoronarico. Quando questo sacco si infiamma abbiamo la disodontiasi.

Nella grande maggioranza dei casi la disodontiasi è dovuta a un orientamento errato del dente che non è in grado di fuoriuscire in arcata.

Altre possibili cause di questa condizione sono la mancanza di spazio sufficiente in arcata dentale affinché il dente possa erompere correttamente, una malocclusione dentale o alterazioni dello sviluppo della mascella o della mandibola.

Le possibili complicanze

Le complicazioni della disodontiasi possono essere sia estetiche che funzionali.

Un dente che non fuoriesce correttamente infatti può incidere sul corretto allineamento dei denti, non è raro che una paziente con disodontiasi presenti un sorriso caratterizzato da denti storti e disallineati.

Inoltre possono presentarsi complicanze anche per quanto riguarda la funzionalità stessa della bocca, ad esempio la formazione di malocclusioni o il mancato sviluppo dei denti.

Tuttavia le complicanze che si verificano con maggiore frequenza sono quelle di natura infettiva con la formazione di ascessi, cisti o carie.

Esami diagnostici

Il punto di partenza per la diagnosi della disodontiasi è sempre una visita con ispezione del cavo orale e raccolta della sintomatologia riferita dal paziente.

Successivamente potrebbe essere necessario fare una radiografia endorale o una radiografia ortopanoramica per valutare la posizione del dente e la sua vicinanza al nervo mandibolare. Questi esami oltre a confermare la diagnosi possono servire per pianificare il percorso terapeutico che il paziente dovrà affrontare per risolvere il problema.

Cura della disodontiasi

I casi di disodontiasi possono essere molto diversi tra loro, di conseguenza il trattamento da mettere in pratica può variare da caso a caso. In base a parametri quali tipologia dell’inclusione dentale, cause determinanti, età e quadro clinico del paziente, il dentista deciderà quale strada seguire.

In generale se il dente non provoca dolori o altre complicanze si tende a monitorare la situazione senza intervenire. Se invece il dente interessato è un canino viene eseguito un trattamento di disinclusione seguito da una terapia ortodontica (o viceversa).

Infine se la disodontiasi riguarda i denti del giudizio causando dolore e infiammazioni, si tende a procedere con l’estrazione. In questo caso se il dente è fuoriuscito correttamente dalla gengiva può essere estratto in modo rapido e indolore utilizzando tecniche atraumatiche delle leve al posto delle classiche pinze (Extraction Without Forceps: EWF). Invece se il terzo molare è incluso, diventa indispensabile un vero e proprio intervento chirurgico per l’estrazione. I rischi legati a questa operazione chirurgica riguardano la perdita di sensibilità a causa di traumi a carico del nervo alveolare. Tali rischi con l’avvento della chirurgia sonica o piezosurgery sono notevolmente ridotti.

Post-estrazione

Dopo l’estrazione del dente del giudizio potrebbe presentarsi dolore e gonfiore della zona interessata. In genere il dolore è facilmente controllabile con l’assunzione di antidolorifici, mentre il gonfiore più o meno accentuato può essere contenuto applicando sulla zona del ghiaccio.

Infine dopo un’estrazione dentale è consigliato consumare cibi morbidi e freschi come frullati, zuppe o purè, evitare gli alcolici e le bevande calde, e soprattutto non fumare.

Odontoiatra parodontologo e implantologo, iscritto all’ordine il 23/06/1997 con N° TO 1968. Fondatore di Zerodonto, blog di odontoiatria con cui ha altro…
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