Cos’è l’embolia amniotica e quanto può essere frequente

L’embolia amniotica, talvolta chiamata anche da liquido amniotico, è una patologia molto rara che si può verificare durante il travaglio, il parto o il post-partum. Si riconosce di solito dalla presenza di tre segnali: ipossia (carenza di ossigeno nel sangue), coagulopatia e ipotensione. Purtroppo il rischio di mortalità è molto elevato.
Giulia Dallagiovanna 24 Settembre 2021
* ultima modifica il 24/09/2021

L'embolia amniotica, o da liquido amniotico, è una sindrome clinica che si può manifestare durante la gravidanza, il travaglio o nel post-partum. Si verifica quando del liquido amniotico, che di solito è presente nella cavità uterina, passa attraverso la placenta e l'utero e raggiunge la circolazione sanguigna, provocando l'occlusione di un vaso. Stiamo parlando di un'evenienza molto pericolosa, che mette a rischio la sopravvivenza stessa della donna e del bambino e che deve per questo motivo essere riconosciuta in modo tempestivo. Per fortuna, però, si tratta anche di episodi estremamente rari e che, proprio per questa ragione, quando accadono fanno notizia. Proviamo quindi a capire meglio di cosa si tratti e se vi sono sintomi che permettano di riconoscere subito il problema.

Cos'è

Quando si parla di embolia, la tua mente correrà subito a quella polmonare o celebrale, le due tipologie più conosciute. Di solito, questo termine contraddistingue una situazione per cui un vaso sanguigno viene occluso da frammenti di materiali che sono entrati all'interno del circolo. Se però ci riferiamo all'embolia amniotica, dobbiamo sapere che c'è una particolarità: i materiali estranei sono in forma in liquida.

Si tratta proprio di liquido amniotico, quello che deve avvolgere e proteggere il feto durante tutti i nove mesi di gestazione, che entra nella circolazione del sangue e provoca un embolo. Attenzione, però, questo meccanismo non si innesca in modo così automatico. Questo liquido, infatti, di norma è completamente solubile all'interno del siero della madre e le piccole quantità di cellule fetali che potrebbe contenere non hanno dimensioni sufficienti per produrre un'ostruzione. Cosa succede allora? Perché in rari casi può scatenarsi un problema che finisce col mettere a repentaglio la sopravvivenza di madre e bambino? Le ragioni non sono ancora del tutto chiaro, come vedremo meglio in seguito.

Le cause

Partiamo dal presupposto che le cause precise dell'embolia amniotica non sono ancora state del tutto chiarite. Proviamo quindi a capire cosa sappiamo oggi. Durante il travaglio e il parto, una donna viene esposta agli antigeni fetali. In rari casi, però, questa situazione attiva una risposta del sistema immunitario della donna che finisce con l'innescare una cascata infiammatoria. Accade, più nello specifico, qualcosa di molto simile a quanto si può vedere nei casi di sepsi e shock settico: vengono rilasciate delle sostanze, come la noradrenalina, che hanno un'azione vasocostrittrice e provocano un aumento della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca.

Le cause dell'embolia amniotica non sono ancora del tutto chiare, ma potrebbe dipendere da una reazione agli antigeni fetali

Si genera una sorta di caos che danneggia diversi organi, in particolare cuore e polmoni, come potrai facilmente immaginare. La riposta immunitaria ad opera dei leucociti provoca la formazione di piccoli trombi e la conseguente CID, ovvero la coagulazione intravascolare disseminata. Una situazione, quest'ultima, molto pericolosa che può anche condurre alla morte.

I fattori di rischio

Non sappiamo come mai, per alcune donne e in situazioni molto rare (se sempre bene ricordarlo), si inneschi questa risposta anomala. Con il tempo, però, sono stati individuati alcuni fattori di rischio che, si presume, potrebbero favorirne la comparsa. Va detto per chiarezza che non ci sono ancora conferme definitive sul reale impatto di questi elementi in una situazione di embolia amniotica. Vediamo intanto di quali si tratta:

  • Età avanzata della donna
  • Parto cesareo
  • Gravidanze plurime (cioè sei incinta di gemelli)
  • Rottura della placenta
  • Placenta previa
  • Rottura uterina
  • Trauma addominale
  • Lacerazioni della cervice dell'utero
  • Induzione al travaglio
  • Utilizzo del forcipe durante il parto
  • Polidramnios (eccesso di liquido amniotico)
  • Interruzione volontaria di gravidanza

Questo non significa che se ti devono indurre il travaglio o se è necessario ricorrere a un parto cesareo, sarai necessariamente condannata a soffrire di embolia del liquido amniotico. Semplicemente si tratta di fattori che il medico potrebbe tenere in considerazione qualora si renda necessari formulare un'eventuale diagnosi.

I sintomi

Riconoscere un'embolia amniotica purtroppo non è semplice e diagnosticarla con tempestività è ancora più complicato. I sintomi di cui si può tenere conto sono prevalentemente la difficoltà respiratoria, la tachicardia e la cianosi, che si verifica quando il volto di una persona acquisisce un colore bluastro. Inoltre, questa sindrome provocherà sicuramente ipossia, ovvero una carenza di ossigeno nel sangue.

Altre manifestazioni che seguono sono uno stato di ipotensione, che potrebbe essere accompagnato da ansia, attacchi di panico e stato confusionale. Infine, molto spesso subentrano un'emorragia incontrollabile e uno shock materno che evolve in una reazione anafilattica. La morte subentra per arresto cardiaco o respiratorio.

La diagnosi

La diagnosi è un momento cruciale dell'embolia amniotica perché deve arrivare in modo tempestivo e preciso. Il medico si baserà sulla valutazione clinica e sull'esclusione di altre possibili cause che possono avere le stesse manifestazioni, come una dissezione coronarica, una malattia cardiaca congenita o un'emorragia post-partum.

La sintomatologia che mette in allarme è composta da una triade, cioè da tre segnali che devono essere presenti contemporaneamente: ipossia, coagulopatia (difetto dei fattori della coagulazione) e ipotensione.

La cura

Subito dopo la diagnosi, deve partire la cura per l'embolia da liquido amniotico che si basa principalmente con sul supporto delle funzioni vitali della paziente. Si comincia quindi con trasfusioni che mirano a restituire al sangue le cellule perse e a correggere la coagulopatia. Vengono quindi trasfusi globuli rossi, plasma e fattori della coagulazione.

La cura si basa sul supporto delle funzioni vitali e deve essere tempestiva

Quando è necessario si interviene anche a sostegno della respirazione e della circolazione. Si può ricorrere quindi a farmaci inotropi, il cui scopo è quello di aiutare il cuore a contrarsi in modo corretto anche nei casi di alterazione della normale frequenza cardiaca.

La sopravvivenza

Veniamo alla domanda più importante: qual è il tasso di sopravvivenza? Una donna che incorre nell'embolia amniotica, è destinata a morire? Per fortuna no, anche se non possiamo nascondere che il rischio di decesso è davvero elevato: può variare dal 20% fino al 90%. Si tratta di una delle cause più probabili di morte durante il travaglio. Ribadiamo, però, che in questo periodo storico il parto è associato più alla bella notizia di un bambino che nasce e solo molto raramente a episodi tragici di questo tipo.

È stato infatti calcolato che solo tra le 2 e le 6 gravidanze ogni 100mila potrebbero incorrere in un'embolia del liquido amniotico. È poi ancora più raro che capiti prima del parto, ovvero durante il primo o il secondo trimestre di gestazione.

Fonte| MSD Manuals

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