Dall’IIT di Genova arriva la prima protesi liquida per la retina

La protesi per la retina sviluppata dai ricercatori dell’Istituto Italiano di Tecnologia si basa su una soluzione acquosa contenente delle nanoparticelle dal diametro cento volte più piccolo di un capello. In caso di malattie degenerative, sarebbero in grado di assorbire la luce e convertirla in un segnale bioelettrico attivando i neuroni ancora funzionanti. La tecnologia potrebbe aprire nuove strade nel trattamento di patologie come la retinite pigmentosa o la degenerazione maculare.
Kevin Ben Ali Zinati 30 giugno 2020
* ultima modifica il 02/07/2020

Una protesi liquida per la retina, impiantata con un’iniezione di nanoparticelle che assorbono e convertono la luce in un segnale bioelettrico. Così gli ingegneri dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova promettono di aiutare a riparare i danni alla vista procurati da alcune malattie degenerative come la retinite pigmentosa o la degenerazione maculare. La protesi, descritta sulle pagine della rivista Nature Nanotechnology, è la prima mai sviluppata e nonostante sia ancora in fase di sperimentazione ha già dimostrato risultati concreti sia in termini di sensibilità alla luce sia per quanto riguarda la distinzione dei dettagli.

Niente più buio

Gli ingegneri dell’IIT di Genova hanno migliorato una tecnologia già messa in campo nel 2017. Oggi la seconda generazione di protesi prevede un approccio meno invasivo grazie a una “semplice” iniezione che avviene proprio sotto la retina. Qui viene inserita una soluzione acquosa contenente delle nanoparticelle che prendono il posto dei fotorecettori fuori uso. Hanno un diametro circa cento volte più piccolo rispetto a quello di un capello e sono particelle fotoattive, costruite con un polimero a base di carbonio, in grado di assorbire la luce e, proprio come farebbero i fotorecettori normalmente presenti nel tuo occhio, di convertirla in un segnale bioelettrico attivando i neuroni non toccati dalla degenerazione o dalla malattia.

Le prospettive

Come ti dicevo, le protesi liquide per la retina sono ancora in fase di sperimentazione. Tutti i test però ne avrebbero dimostrato l’efficacia sia per quanto riguarda il riacquisto della sensibilità alla luce sia per la capacità di distinguere i dettagli. Secondo i ricercatori genovesi all’orizzonte ci potrebbero essere nuove tecniche, meno invasive, per fronteggiare malattie della vista. Su tutte la retinite pigmentosa, una malattia ereditaria che provoca la degradazione di fotorecettori comportando problemi di vista soprattutto in condizioni di scarsa luce, oppure la degenerazione maculare, in cui si deteriora la parte centrale della retina.

Fonte| "Subretinally injected semiconducting polymer nanoparticles rescue vision in a rat model of retinal dystrophy" pubblicato il 29 giugno 2020 su Nature Nanotechnology

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