Demenza senile: come riconoscerla e cosa puoi fare per ritardarne il decorso

Una malattia dall’enorme impatto non solo su chi ne è colpito, ma anche sulla famiglia, la società e l’economia, la demenza senile è una priorità di salute pubblica secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Isolarsi non è una soluzione, riconosci i sintomi e chiedi aiuto perché, anche se la demenza non può essere guarita, può essere curata.
Dott.ssa Roberta Kayed Medico chirurgo
20 Agosto 2019 * ultima modifica il 24/11/2020

Parliamo di una malattia dalle conseguenze molto gravi non solo per chi ne è colpito: la demenza senile. L’organizzazione mondiale della sanità ha definito la demenza una priorità di salute pubblica: si stima che in tutto il mondo esistano 45 milioni di persone che convivono con la demenza e che queste raggiungeranno i 115.4 milioni entro il 2050.

La demenza senile costituisce una tragica evenienza non solo per le persone affette, ma anche per la famiglia e impatta fortemente sul sistema sanitario a causa dei costi sostenuti per le frequenti ospedalizzazioni, i servizi sanitari territoriali e il personale di assistenza. La perdita di memoria è solo uno dei sintomi presenti in un quadro di declino cognitivo più complesso, infatti, esistono 70 tipi di malattie cerebrali di natura degenerativa, vascolare o traumatica che possono causare demenza, di cui la più frequente è senz’altro la Malattia di Alzheimer.

Cos’è

La demenza senile (o disturbo cognitivo maggiore) è una malattia neurodegenerativa (caratterizzata dalla morte dei neuroni) dell’età avanzata che colpisce le funzioni cognitive della persona, cioè quelle capacità che tutti abbiamo per ragionare e per conoscere il mondo: attenzione, memoria, immaginazione, orientamento spazio-temporale, linguaggio, abilità motorie ed esecutive e che ci permettono di portare a termine comportamenti orientati a uno scopo (come lavarsi i denti, riconoscere la via di casa dalle poste, fare più cose contemporaneamente e così via).

Esistono diverse forme di demenza senile, ma in tutte queste i disturbi cognitivi, che sono più di uno, sono diventati così gravi da impedire una vita sociale e affettiva normale, fino a compromettere l’autonomia personale (mangiare, riconoscere la via di casa, riconoscere il quartiere e lavarsi), e chi ne è colpito necessita di un’assistenza anche per 24 ore al giorno, o il ricovero.

La prevalenza della demenza (la presenza della malattia in una data popolazione, in un dato momento) aumenta esponenzialmente con l’aumentare dell’età e raddoppia ogni 5 anni dopo i 65 anni. Nei paesi sviluppati la prevalenza dopo i 65 anni è del 5-10%, maggiore nelle donne in larga parte a causa della loro maggiore aspettativa di vita rispetto agli uomini. Questo non vuol dire che le donne abbiano, di per sé, un rischio aumentato di demenza ma che, essendo la loro aspettativa di vita più alta, è più probabile che in un dato momento ci siano più donne con demenza rispetto agli uomini, perché in generale ci saranno più donne che uomini.

Il rischio di sviluppare la malattia aumenta costantemente fino agli 85-90 anni, poi continua ma meno velocemente. La demenza senile ha un decorso anche molto lungo (più di 10 anni) e la morte sopraggiunge nel contesto della malattia di base (ad esempio, nella Demenza vascolare a causa della malattia cardiovascolare sottostante), o a causa delle modificazioni progressive legate all’età.

Sintomi

I sintomi della demenza senile sono riconoscibili da chi ne è colpito (se le sue capacità non sono ancora troppo compromesse) e, più spesso, dai parenti vicini quando la persona comincia ad avere delle difficoltà nelle attività della vita di tutti i giorni (telefono, spesa, medicine, denaro e così via).

Si può notare disorientamento nel tempo e nello spazio, confusione negli ambienti familiari, difficoltà con le parole e i numeri, perdita di memoria, cambiamenti nell’umore e nel comportamento.

Nello specifico, i domini cognitivi che sono colpiti nella demenza senile sono:

  1. Attenzione complessa. La persona ha difficoltà negli ambienti con stimoli diversi, è distratto da eventi che si presentano contemporaneamente e mantiene l’attenzione solo per brevi periodi. Non riesce a tenere in mente informazioni nuove (numeri di telefoni o parole), tutta l’attività del pensiero richiede più tempo del solito.
  2. Funzioni esecutive (pianificazione, decisioni ecc). La persona ha bisogno di concentrarsi su un progetto alla volta, abbandona quelli complessi e deve affidarsi ad altre persone per prendere delle decisioni.
  3. Apprendimento e memoria. La persona si ripete molte volte nelle conversazioni, non si ricorda un breve elenco di nomi (ad esempio la lista della spesa, cose da fare durante la giornata, seguire la trama di un film).
  4. Linguaggio. Ci sono difficoltà nell’esprimersi, nel trovare le parole e nel nominare gli oggetti. Spesso si esprime con “quella cosa”, “sai cosa intendo”, sono presenti errori grammaticali, utilizzo ristretto di locuzioni, mancanza di spontaneità ed economia delle espressioni. Nei casi gravi le persone possono non ricordarsi più i nomi dei parenti e delle persone care e ripetere automaticamente le frasi udite dagli altri (ecolalia), questo solitamente precede il mutismo.
  5. Funzione percettivo-motoria (percezione visiva e motoria). Si ha difficoltà con attività prima familiari come utilizzare gli oggetti, cucire, l’assemblaggio, i lavori di casa, guidare, muoversi in ambienti conosciuti.
  6. Cognizione sociale (riconoscimento delle emozioni). La persona esibisce dei comportamenti chiaramente non congrui alle norme sociali e culturali di riferimento. Non si sintonizza con il sentire comune e non mostra riguardo per le altre persone e la famiglia.

Le allucinazioni, i deliri (sintomi psicotici) e i disturbi dell’umore possono accompagnare i sintomi cognitivi.

  • Sintomi psicotici. Sono molto comuni, soprattutto nelle fasi lievi e moderate della malattia di Alzheimer, la demenza a corpi di Lewy e la degenerazione fronto-temporale e si manifestano spesso come deliri di persecuzione e allucinazioni visive.
  • Disturbi dell’umore. Si possono presentare come depressione, ansia, euforia, agitazione e aggressività e sono rilevanti nelle prime fasi della demenza, per cui il loro tempestivo riconoscimento è molto importante. La depressione è più frequente nelle fasi iniziali della malattia di Alzheimer e Parkinson, mentre l’euforia è più comune nella degenerazione fronto-temporale. L’agitazione e l’aggressività sono presenti di frequente nelle fasi avanzate della demenza, spesso nel contento di uno stato di confusione e frustrazione. Tipici sono i comportamenti combattivi verso le figure di cura, la resistenza alle attività di accudimento come lavarsi e vestirsi, l’agitazione motoria e l’aggressività verbale.

Possono essere presenti dei disturbi del comportamento che si manifestano come:

  • Alterazioni del sonno. È un sintomo comune e comprende insonnia, aumento delle ore di sonno (ipersonnia) e alterazione del ritmo circadiano per cui si ha un vero e proprio scambio del giorno con la notte e la persona può dormire di giorno e restare sveglia la notte.
  • Apatia. È la diminuita motivazione a svolgere le attività di tutti i giorni o gli hobby e la perdita della reattività emotiva. Si osserva in particolare nella malattia di Alzheimer e nella degenerazione fronto-temporale.
  • Irrequietezza motoria.
  • Aumento della fame (iperfagia).

Sebbene la demenza senile sia un disturbo neurocognitivo maggiore e quindi dai sintomi già di per sé rilevanti, esistono diversi livelli di gravità.

  • Demenza lieve: difficoltà con le attività strumentali della vita quotidiana (lavori domestici, gestione del denaro, pagare le bollette ecc.).
  • Demenza moderata: difficoltà nelle attività di base della vita quotidiana (alimentarsi, vestirsi, lavarsi ecc).
  • Demenza grave: la persona dipende completamente da personale di assistenza (i cosiddetti “badanti”).

Diagnosi

La diagnosi della demenza senile si pone tramite il DSM V (Manuale Diagnostico e Statistico delle Malattie Mentali V edizione) stilato dall’ American Psychiatric Association. Secondo il DSM V si parla di demenza quando è presente:

  • Un significativo declino,
  • In uno o più domini cognitivi,
  • Documentato da test neuropsicologici oggettivi e dalla preoccupazione soggettiva della persona, del medico o dei familiari.

Per la precisione della diagnosi è necessario che i sintomi debbano essere presenti non solo durante un episodio acuto, ma durante tutto il decorso della malattia, e non devono essere spiegati da altri disturbi mentali (ad esempio da depressione maggiore o schizofrenia).

Demenze senili più frequenti 

Esistono 70 malattie neurodegenerative causa di demenza, ma le più comuni negli ambulatori di geriatria sono, fortunatamente, molto meno.

  1.  Malattia di Alzheimer. È la più comune, di solito diagnosticata a 80-90 anni (anche se sono possibili casi nei più “giovani”) ed è caratterizzata dalla perdita dei neuroni e delle sinapsi e dall’accumulo di una proteina chiamata amiloide. La memoria e le capacità esecutive sono colpite per prime.
  2. Demenza vascolare. È la seconda causa più frequente di demenza e spesso si presenta insieme alla malattia di Alzheimer. Fa parte dello spettro dei sintomi delle malattie cardiovascolari (ipercolesterolemia, ipertensione, diabete, aterosclerosi, infarto, ictus) in quanto i disturbi cognitivi sono dovuti all’arteriosclerosi e all'ostruzione dei vasi cerebrali (con precedenti ictus o TIA).
  3. Degenerazione fronto-temporale. Si presenta con atrofia dei lobi frontali e temporali a causa dei depositi di proteine anomale. Esistono diverse varianti comportamentali e legate al linguaggio.
  4. Demenza a corpi di Lewy. È dovuta all’accumulo di proteine patologiche all’interno dei cosiddetti corpi di Lewy (presenti anche nella malattia di Parkinson). Sono frequenti anomalie dell'attenzione, delle funzioni esecutive e visuo-spaziali.
  5. Malattia di Parkinson. Nel corso di questa malattia circa il 75% delle persone sviluppa demenza con anomalie nelle funzioni esecutive, di memoria e quelle visuo-spaziali. Su Ohga ti abbiamo già parlato della malattia di Parkinson.
  6. Malattia di Huntigton. È una malattia genetica che produce una proteina tossica responsabile dei sintomi relativi alle funzioni esecutive, comportamentali e motorie. Su Ohga ti abbiamo già parlato della malattia di Huntington.
  7. Malattia da Prioni. Gruppo di malattie dovute a encefalopatia spongiforme e dovute all'accumulo di proteine chiamate prioni, che causano declino neurocognitivo e motorio.

Fattori di rischio e come ritardare la demenza senile

 Se è vero che esistono alcuni fattori di rischio per lo sviluppo della demenza, non è altrettanto vero che la loro presenza porti automaticamente ai sintomi. Così come è vero che i fattori preventivi non proteggono necessariamente la persona dalla malattia e, di certo, non costituiscono una cura. I fattori di rischio riconosciuti sono:

  • Età avanzata: è sicuramente il fattore predominante, se non l’unico dopo gli 80 anni di età.
  • Geni: in un numero esiguo di demenze il polimorfismo dell’Apolipoproteina E (APOE) può aumentare il rischio. In particolare l’allele APOE*4 sul cromosoma 19, che è associato a ipercolesterolemia e malattie cardiache, può aumentare la suscettibilità alla demenza (Alzheimer, Parkinson, demenza a corpi di Lewy, demenza vascolare, demenza fronto-temporale negli uomini).
  • Malattia cardiovascolare e ictus: sempre più riconosciute essere non solo un fattore di rischio per la demenza vascolare, ma anche per le demenze degenerative, soprattutto nell’AlzheimerNello specifico, la presenza nell’età adulta d’ipertensione, alti livelli di colesterolo, sovrappeso, obesità e diabete sono associati a un aumentato rischio di demenza in età anziana.
  • Infiammazione e alterazione dei markers infiammatori (interleuchine, citochine, proteina C reattiva): gli alterati meccanismi infiammatori sono stati associati alla malattia di Alzheimer e alle demenze vascolari.
  • Sindrome delle apnee ostruttive nel sonno: è associata a ipertensione, sovrappeso, obesità, malattia cardiovascolare, ictus e cambiamenti della sostanza bianca cerebrale e, di conseguenza, a demenza. 
  • Malattie psichiatriche: episodi ricorrenti di depressione in età giovanile e adulta sembrano aumentare il rischio di demenza successiva, mentre gli episodi depressivi e di ansia in età avanzata sembrano essere uno dei segni di declino cognitivo e demenza.
  • Traumi cerebrali: si associano soprattutto a malattia di Alzheimer e la gravità della demenza dipende dal grado del trauma e della lesione cerebrale.
  • Stile di vita: una vita sedentaria, ricca di cibi grassi , il fumo e il forte consumo d’alcol correlano con demenza.

I fattori che invece sembrano proteggere o ritardare l’incidenza di demenza senile sono:

  • Educazione e condizioni socio-economiche agiate: un’elevata educazione aumenta la capacità del cervello di utilizzare vie neuronali alternative come strategie compensatorie alla degenerazione neurocognitiva.
  • Bilinguismo: indipendentemente dalle condizioni socio-economiche, sapere più di una lingua aumenta l’attenzione e le capacità esecutive, ritardando il presentarsi di demenza.
  • Attività cognitive e relazioni sociali: le occupazioni lavorative che non richiedono un’elevata educazione o specializzazioni aumentano il rischio, mentre chi possiede una rete di relazioni ampia e che è coinvolto in attività sociali, mentali e cognitive ricche ha un rischio diminuito.
  • Alimentazione povera di grassi saturi.
  • Attività fisica regolare: oltre a proteggere da condizioni quali l'ipertensione, l'obesità, il diabete e le malattie cardiovascolari, riduce l'infiammazione sistemica e protegge il cervello.

Decorso

La demenza senile ha un decorso anche molto lungo (più di 10 anni) in cui si assiste alla perdita progressiva delle funzioni cerebrali a causa della morte dei neuroni e dei loro collegamenti (sinapsi). La persona potrebbe avere difficoltà a deglutire fino a smettere di nutrirsi, polmonite da aspirazione di cibo (polmonite ab ingestis) e, negli stadi finali, coma e morte spesso da infezioni.

Cure

Non esistono cure per guarire la demenza senile ma solo trattamenti per i sintomi di declino neurocognitivo e per i disturbi comportamentali: Donepezil, Rivastigmina, Galantamina, Memantina, antidepressivi serotoninergici e antipsicotici.

Come comportarsi

È sempre difficile rendersi conto che un proprio caro, magari un genitore, comincia a “non esserci più” ma è importante sapere che la persona affetta da demenza “non lo fa apposta”: un comportamento aggressivo, parole anche brutte rivolte nei nostri confronti, sono tutti sintomi della demenza. È opportuno quindi mantenere la calma e riferire tutto al proprio medico curante.

Spesso si pensa che tutto faccia parte della normale evoluzione della vecchiaia ma questo non è vero: confrontati sempre con il medico, anche se la visita è stata prenotata per un altro motivo, affinché venga avviato l’iter diagnostico presso il Centro Disturbi Cognitivi e Demenze di riferimento.

Il riconoscimento dei sintomi precoci è molto importante per instaurare il percorso assistenziale-terapeutico psicosociale più adeguato alle esigenza della persona e della famiglia. 

Fonti| Alzheimer's Association; DSM V – Manuale Diagnostico e Statistico delle Malattie Mentali – V ed.; Hugo J., et al, (2014), Dementia and cognitive impairment: epidemiology, diagnosis, and treatment, Clin Geriatr Med; 30(3): 421–442. Regione Emilia- Romagna – Servizio Sanitario Regionale Mayo Clinic

Medico-Chirurgo, specializzanda in Anestesia-Rianimazione, Terapia intensiva e del dolore, ha lavorato per diversi anni negli ambulatori di Medicina Generale. Nella pratica altro…
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