Depressione post partum: cos’è, i sintomi, come si cura e come si previene

Quando Brooke Shields ammise pubblicamente di aver sofferto di depressione post partum, molte donne si sentirono sollevate. Perché questo tipo di depressione che arriva dopo la nascita di un figlio, è spesso motivo di vergogna, senza ragione alcuna. È invece una patologia che si può curare e si può anche prevenire.
Gaia Cortese 14 marzo 2019
* ultima modifica il 15/03/2019
Con la collaborazione della Dott.ssa Beatrice Allegri Psicologa clinica, esperta in psicologia perinatale.

Genitori non si nasce, si diventa. E quando arriva un neonato in casa non sono tutte rose e fiori. Orari stravolti, sonno interrotto ogni tre, quattro ore, pannolini da cambiare e biberon da sterilizzare. Forse le aspettative non erano proprio queste, quando ancora potevi pensare solo all’arredamento della cameretta e alle tutine in ciniglia. Devi quindi sapere che una neomamma, in uno dei periodi più felici della sua vita, può invece essere colpita da una forma di depressione più o meno lieve, che può arrivare già a pochi giorni dal parto o nelle settimane successive.

La depressione post partum (DPP) è un disturbo che colpisce tra il 7 e il 12% delle neomamme. Non arriva subito, ma generalmente tra le sesta e la dodicesima settimana dopo la nascita del bambino, quando il livello degli ormoni inizia a normalizzarsi. Spesso questo tipo di depressione viene sottostimato, ma è fondamentale riconoscerlo per far stare meglio la mamma e permettere a lei e al bambino di instaurare una relazione serena.

Le cause

Se in passato la neomamma è già stata depressa, è possibile che corra un maggior rischio di sviluppare la depressione post partum, o depressione puerperale, un disturbo che può essere causato non solo da fattori biologici, ma anche da fattori psicologici e problematiche di coppia. Altre cause possono essere i bassi livelli di serotonina (il neurotrasmettitore che regola l’umore), la caduta degli estrogeni (che si riducono del 90-95% nelle prime 48 ore dopo il parto) e le fluttuazioni di altri ormoni come quelli della tiroide, il cortisolo e la prolattina. Dal punto di vista emotivo, è possibile che corra un maggior rischio di depressione post partum una donna molto giovane o immatura, che abbia avuto un parto difficile o traumatico, una donna single a cui manca il supporto della famiglia, o ancora una donna con disturbi d’ansia o di personalità, o peggio, con problemi di alcol o droga.

I sintomi

La neomamma colpita da depressione post partum è invasa da una profonda tristezza senza che ci sia una ragione evidente. Diventa facile al pianto, ma al contempo anche irritabile. Il senso di inadeguatezza alla nuova situazione la fa sentire in colpa e le fa provare anche vergogna, fattore non trascurabile perché le impedisce di manifestare questo disagio e quindi di risolverlo. Il 67% delle madri colpite da questo tipo di depressione ammettono di provare anche difficoltà di interazione e attaccamento al neonato. Altri sintomi possono essere: sbalzi di umore, difficoltà di concentrazione o nel prendere decisioni, astenia, agitazione e irrequietezza, aumento o scomparsa dell’appetito o del sonno, pensieri di morte o suicidio, sensi di colpa e ansia eccessiva nei confronti della salute del bambino.

La differenza tra depressione post partum e Baby Blues

La depressione post partum deve essere distinta dalla Baby Blues, una sensazione di malinconia, inquietudine e irritabilità che può raggiungere il picco tre, quattro giorni dopo il parto, ma tende a svanire nel giro di poco tempo, generalmente entro i primi 10, 15 giorni dal parto. L’insorgenza della Baby Blues è dovuta al cambiamento ormonale che colpisce la donna nelle ore successive al parto (crollano gli estrogeni e il progesterone) e alla stanchezza fisica e mentale dovuta al travaglio e al parto. La Baby Blues ha un’incidenza più alta rispetto alla depressione post partum, perché arriva anche a colpire il 70% delle neomamme.

Come si cura

Nei casi più gravi per risolvere una depressione post partum si ricorre alla psicoterapia; gli psicofarmaci sono generalmente sconsigliati, perché invaliderebbero la fase di allattamento della neomamma. Se tuttavia il medico curante ritiene che la psicoterapia debba essere affiancata dalla somministrazione di alcuni farmaci, potrebbe prescrivere alcuni antidepressivi, ansiolitici, stabilizzatori dell’umore o antipsicotici per alleviare i sintomi della depressione.

Come prevenirla

Può sembrare banale ma, per stare bene, una neomamma deve riposarsi: nei primi mesi un neonato stravolge i ritmi del sonno di tutta la famiglia, e non si può sottovalutare questo aspetto. Se quindi hai appena avuto un bimbo, cerca di dormire il più possibile, anche di giorno. Avere un buon rapporto con il tuo partner può aiutarti molto; se a questo si aggiunge un aiuto concreto in casa, come preparare un pranzo o una cena, o caricare un lavaggio nella lavatrice, potrai dedicarti con più serenità alle cure del tuo bambino e instaurare con lui quel legame profondo che deve essere costruito giorno dopo giorno.

Non devi poi trascurarti: è importante che tu segua una dieta equilibrata, con alimenti ricchi di acidi grassi buoni omega 3 e povera di sostanze eccitanti (vino, superalcolici, caffè…). Fai anche scorta di vitamina D: approfitta delle passeggiate con il bambino per stare all'aria aperta, e se reputi che sia il caso, aumentane il dosaggio con degli integratori. Non farti problemi a chiedere aiuto a parenti e amici e circondati di altre neomamme, per darvi un aiuto reciproco.

Il parere dell'esperto

Abbiamo sentito sull'argomento il parere della Dottoressa Beatrice Allegri, psicologa clinica esperta in psicologia perinatale, psicologa volontaria dell’Associazione Mama Chat.

"Nell’esperienza di una donna non c’è altro periodo paragonabile alla gravidanza e a quello che succede, fisicamente e affettivamente, nei nove mesi di gestazione e nell’immediato periodo dopo il parto. Per molte la gravidanza e la nascita del proprio figlio rappresentano un periodo meraviglioso, ma per non poche donne questi eventi si possono accompagnare a un disturbo mentale che può insorgere o complicarsi proprio durante questi nove mesi con un impatto non indifferente anche sulla salute del nascituro. Da una ricerca pubblicata sul British Journal of Psychiatry (oltre 500 gestanti coinvolte) è emerso che il disturbo maggiormente ricorrente e clinicamente significativo è quello depressivo (riguarda l’11% delle gestanti) seguito da disturbi riguardanti la sfera ansiosa (15%); a complicare il quadro vi è il fatto che molte donne presentino un quadro complesso con problematiche miste. Bisogna riconoscere che, nonostante per molti anni l’attenzione si sia focalizzata sulla depressione post partum, i disturbi dell’umore e la depressione siano maggiormente presenti proprio nel periodo della gravidanza piuttosto che dopo il parto.

Frequentemente, la depressione post partum non è altro che l’esito di un disturbo depressivo non trattato, iniziato in gravidanza, che non è stato riconosciuto o per il cui la neomamma non è stata in grado di chiedere o trovare aiuto e che è emerso in tutta la sua gravità quando lo stress causato dalle cure, che il nuovo arrivato richiede, si è aggiunto al malessere già accumulato durante la gravidanza. Ad essere a rischio, quindi non è solo la salute della donna, ma anche quella del figlio: lo stato depressivo materno può influenzare l’ambiente uterino dal punto di vista ormonale, in particolare è stato riscontrato che proprio l’andamento dell’ormone legato allo stress abbia un effetto diretto sul futuro sviluppo del bambino dal punto di vista cognitivo, emotivo e fisiologico. Conseguenza di ciò è la presenza di un maggiore rischio di sviluppare un disturbo mentale in adolescenza o da adulti. Riconoscere e intercettare per tempo tale problema è fondamentale; sono molte le possibilità per le future mamme,  oltre all’ offrire loro un’assistenza e un percorso di aiuto psicologico si offre anche un supporto nutrizionale, con integratori appositi che possano influenzare positivamente l’umore delle neomamme.

In termini di interventi psicologici, la terapia cognitivo-comportamentale appare quella maggiormente efficace in gravidanza ma è giusto tenere presente che l’intervento terapeutico in gravidanza, nelle situazioni molto gravi, non può prescindere dall’uso di antidepressivi. Per le donne che presentano depressione persistente il beneficio dei farmaci antidepressivi sorpassa i potenziali rischi, considerando le ricadute della depressione materna sulla salute mentale a lungo termine del bambino. Diventa quindi chiaro come aiutare e promuovere il benessere della neomamma significhi anche salvaguardare la salute del bambino".

Fonte | Ministero della Salute

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