Diabete: i sintomi e le cause di una malattia che colpisce oltre 3 milioni di italiani

Una carenza dell’attività dell’insulina, l’ormone che tiene sotto controllo i valori di glucosio nel sangue, porta all’insorgenza del diabete. Ecco quali sono i sintomi e le terapie da seguire per i diversi tipi di diabete: di tipo 1, di tipo 2 e gestazionale.
Gaia Cortese 14 novembre 2018
* ultima modifica il 01/04/2019
Con la collaborazione della Dott.ssa Benedetta Zampetti medico endocrinologo del Centro Medico Sant'Agostino di Milano

Il diabete è una malattia metabolica causata da una carenza dell’attività dell’insulina, un ormone indispensabile per l’organismo perché mantiene nella norma i valori di glucosio nel sangue. Secondo uno studio pubblicato su Nutrition, Metabolism & Cardiovascular Diseases, dal 1980 al 2013 l’insorgenza del diabete è più che raddoppiata, soprattutto, a partire dall’inizio degli anni Novanta. Attualmente quasi 3,4 milioni di italiani hanno una diagnosi di diabete e si stima che questi numeri siano destinati ad aumentare per effetto dell’invecchiamento della popolazione

Tipi di diabete

Diabete di tipo 1

Quando in un organismo la produzione di insulina è troppo scarsa o addirittura assente, siamo in presenza di diabete di tipo 1. Questo deficit nella produzione di insulina è dovuto ad una sofferenza grave delle cellule beta delle Isole di Langerhans del pancreas, ossia agglomerati di cellule che hanno appunto l’incarico di produrre insulina. Questo diabete è probabilmente causato da un fenomeno di autoimmunità per cui il sistema immunitario attacca erroneamente le sue stesse cellule. In questo caso l’insulina deve essere somministrata dall’esterno attraverso le iniezioni.

Diabete di tipo 2

Il diabete di tipo 2 non è causato da una mancanza o da una scarsità di insulina, ma è la conseguenza di un altro fenomeno, la resistenza insulinica. In pratica le cellule dell’organismo non sono in grado di utilizzare l’insulina, il glucosio ha difficoltà a entrare nelle cellule e inizia ad accumularsi nel sangue. Chi è affetto da diabete di tipo 2 ha generalmente alti valori di glucosio (iperglicemia) e di insulina (iperinsulinemia) nel sangue. Non è una malattia ereditaria, ma secondo gli esperti, la componente genetica non è da sottovalutare. Altri fattori che predispongono alla malattia sono il sovrappeso e l’obesità, i livelli alti di grassi nel sangue, l’ipertensione, il fumo, lo stile di vita sedentario e la familiarità per diabete.

Diabete gestazionale

Quando il diabete si manifesta durante la gravidanza si parla di diabete gestazionale. Quando si aspetta un bambino, infatti, il pancreas produce più insulina del normale, per andare incontro al fabbisogno energetico del bambino e come conseguenza degli ormoni prodotti dalla placenta, che impediscono il regolare funzionamento dell'insulina. Quando il pancreas non produce questa insulina extra, si manifesta il diabete gestazionale. Generalmente questo tipo di diabete viene tenuto sotto controllo con una dieta ipocalorica prescritta direttamente dal proprio ginecologo e, solo in alcuni casi, prevede la somministrazione di insulina. Fortunatamente il diabete gestazionale tende a scomparire dopo il parto, anche se obbliga a controlli periodici annuali per monitorare l’eventuale sviluppo del diabete.

Quali sono i sintomi?

Spesso il diabete si manifesta in maniera silente, senza la comparsa di sintomi troppo evidenti. Di fronte ai seguenti sintomi è consigliabile rivolgersi al proprio medico curante per avere il suo parere, ed eventualmente, per farsi prescrivere esami mirati: uno stato di forte stanchezza e irritabilità, infezioni urinarie (cistite) e vaginali, disturbi sessuali, fame eccessiva e sete intensa (svegliarsi un paio di volte a notte per fare pipì, se prima non era mai successo, può essere un campanello d’allarme), alitosi, chetoacidosi (disidratazione, dolori addominali, vomito), ridotta capacità di cicatrizzazione delle ferite, aumento delle carie e visione sfocata (a causa della disidratazione del cristallino).

Come si cura?

Ci soffre di diabete di tipo 1 deve ricorrere all’insulina, non potendo vivere senza questo ormone. Chi soffre di diabete di tipo 2, inizialmente può tenere sotto controllo la malattia con una dieta mirata e un'attività fisica regolare ed eventualmente con la somministrazione di farmaci ipoglicemizzanti; con l’avanzare dell’età, dal momento che la quantità di insulina prodotta dal pancreas tende a diminuire, diventa comunque necessario ricorrere all’insulina tramite iniezioni, perché se assunta per bocca, perde la sua efficacia.

Come si misura la glicemia

Monitorare i livelli di glucosio nel sangue può essere necessario quando il compenso di insulina è insoddisfacente o instabile, per capire se e come modificare la terapia, o in determinate situazioni come l’inizio di una nuova terapia o ancora, se si vuole semplicemente comprendere l’efficacia della cura che si sta seguendo. Esistono per questa necessità vari tipi di glucometrio, ossia strumenti in grado di tenere in memoria un certo numero di valori glicemici. Gli orari migliori per la misurazione dei livelli di glucosio sono: poco prima della colazione, del pranzo e della cena e circa 2 ore dopo l’inizio della colazione, del pranzo e della cena.

Il parere dell'esperto

Abbiamo sentito sull'argomento la dottoressa Benedetta Zampetti, medico endocrinologo del Centro Medico Sant'Agostino di Milano, e le abbiamo chiesto un parere sull'insorgenza del diabete, praticamente raddoppiata negli ultimi trent'anni.

"Oggigiorno c'è più attenzione verso questa patologia e sono a disposizione più esami per una diagnostica precoce (per un controllo veloce della glicemia è sufficiente un esame del sangue). C'è da dire che, anche solo andando indietro di trent'anni, rispetto al passato è cambiato, in negativo, lo stile di vita: sia da un punto di vista di attività fisica (in passato ci si muoveva di più), sia da un punto di vista alimentare, con un aumento del consumo di carne rossa o anche dei prodotti da forno, un cambiamento che di sicuro non giova alla salute. In passato la dieta era più povera, ma sicuramente più sana".

Fonte| Istituto Superiore di Sanità

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