Distacco della placenta: come riconoscerlo e cosa fare

Il distacco della placenta è un problema che può capitare durante la gravidanza. Non è inusuale ma è importante riconoscerlo e capire cosa fare per salvaguardare il benessere e la vita del bambino. Sì, perché è proprio grazie alla placenta che il feto assorbe sostanze nutritive e ossigeno. Ecco i fattori che possono metterti a rischio e le opzioni che si prospettano.
Valentina Danesi • 29 Luglio 2021
* ultima modifica il 29/07/2021

Se hai amiche o conoscenti che l’hanno subito e affrontato conoscerai anche i rischi del distacco di placenta. Si tratta proprio di una situazione in cui questo organo, che nutre e protegge il feto, si stacca dall'utero e può arrivare a mettere in pericolo la sopravvivenza stessa del bambino. Vi sono diversi fattori che possono aumentare il rischio che si verifichi questo evento, di cui la madre potrebbe accorgersi soprattutto a causa del dolore e delle perdite di sangue. Proviamo ad approfondirlo meglio, anche se può spaventare.

distacco della placenta

Cos’è


Iniziamo specificandoti che con “distacco” della placenta si intende proprio la separazione improvvisa dall’utero del sacco che contiene il bambino e di solito accade soprattutto dopo la ventesima settimana di gravidanza. Per farti capire, a gestazione avanzata. Questo è un problema molto serio perché la placenta porta al feto l’ossigeno e le sostanze nutritive che la madre assume e che servono per garantirne sopravvivenza e sviluppo. Ti diciamo anche che non è la stessa cosa della placenta previa. In quel caso parliamo del posizionamento della placenta che anziché essere nella parte superiore dell’utero, si impianta verso il basso, vicino alla cervice. Ma, proseguendo con la lettura, capirai bene la differenza.

Le cause 

Ti diciamo subito con chiarezza che, purtroppo, non si conosce ancora la causa precisa del distacco della placenta. Di conseguenza, nemmeno prevenirlo. Nella maggior parte dei casi infatti avviene all’improvviso e senza avvisaglie. Esistono però dei fattori di rischio che aumentano le possibilità che si verifichi questo problema soprattutto se si presentano combinati, ossia associati. Ecco qualche esempio:

  • ipertensione arteriosa
  • disturbi vascolari
  • età avanzata
  • eventuale distacco in precedenti gravidanze
  • uso di tabacco o cocaina

I sintomi

I sintomi del distacco della placenta si manifestano in modo piuttosto evidente. Sicuramente la prima cosa che potrai notare sarà dolore e perdita di sangue, anche se molto dipende da quanto ne hai perso e dove è avvenuto il distacco. Puoi inoltre avvertire crampi e, qualora la provassi, la pressione così bassa da rischiare il collasso. Attenzione però a un aspetto: non sempre il sangue fuoriesce e questo è ancora più pericoloso perché l’emorragia sarà interna.

Se il distacco è rilevante e improvviso, diventa molto pericoloso per il feto che, dalla placenta, assorbe ossigeno e il nutrimento di cui ha bisogno per crescere e sopravvivere. Se, invece, è lento e meno esteso il dolore sarà meno forte nella zona addominale e il bambino può continuare a crescere, anche se in questo caso aumenta il rischio di rottura delle membrane, in un secondo momento.

La diagnosi 

Come può avvenire la diagnosi di distacco della placenta? Come ti abbiamo detto avvertirai un forte dolore addominale e, con molta probabilità, perderai sangue che avrà un colore rosso scuro. Il ginecologo valuterà la situazione sia in base ai sintomi che gli riporti che attraverso un'ecografia. Dovrà verificare quanto sia grave il distacco. Probabilmente, però, sarà necessario un ricovero perché in casi moto urgenti una semplice visita non è sufficiente ad avere un quadro chiaro del problema.

La cura

Cosa si può fare quindi? In base alla fase della gravidanza e ai sintomi si prospettano due opzioni: la prima è il ricovero e una modifica delle tue abitudini di vita (ossia più riposo e uno stile di vita più accorto, dove dovrai sopratutto rimanere a letto e a riposo). Talvolta vengono sconsigliati i rapporti sessuali. Vengono anche valutati parametri come i battiti cardiaci del bambino. Spesso tutto questo viene fatto in ospedale e le dimissioni avvengono quando non si rilevano più rischi. Se, invece, il parto è vicino, quindi si va oltre le 37 settimane, si preferisce far partorire la paziente, con parto vaginale o cesareo. Questa è la seconda opzione di cui parlavamo prima. Se poi la coagulazione dei vasi è estesa, ti verranno effettuate anche delle trasfusioni di sangue.

Fonte| Università di Padova 

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