Come stanno oggi gli infermieri? Il presidente di Nursing Up De Palma: “Ci sono 500 contagi al giorno, il sistema non funziona”

Il Sindacato Nazionale ha incrociato i dati dell’Istituto Superiore di Sanità e il totale degli operatori sanitari infettati: sugli oltre 21mila positivi dell’ultimo mese, la metà sarebbero infermieri. Numeri che, per il presidente Antonio De Palma, sono il sintomo di un’organizzazione da rivedere.
Kevin Ben Alì Zinati 19 Novembre 2020
* ultima modifica il 23/11/2020
Intervista al Dott. Antonio De Palma Presidente Nazionale del Sindacato Infermieri Italiani

“Gli infermieri continuano a infettarsi e ad ammalarsi. A centinaia, ogni giorno. È sintomo di un’organizzazione che non funziona”. Quando pronuncia queste parole, il dottor Antonio De Palma è stanco e arrabbiato. Il presidente Nazionale del Sindacato Infermieri Italiani ha appena preso un respirone dopo aver snocciolato i drammatici numeri emersi dal nuovo report realizzato incrociando i dati dell’Istituto Superiore della Sanità con la percentuale Inail riguardo gli infermieri contagiati dal Coronavirus rispetto al totale degli operatori sanitari infettati. E i risultati non lo lasciano affatto tranquillo.

Dottor De Palma, che cosa dice l’ultima fotografia dell’universo degli infermieri che avete scattato? 

Nell’ultimo periodo ci sono stati 500 infermieri infetti ogni giorno, nell’ultimo mese oltre 21mila operatori sanitari sono stati contagiati e di questi la meta, quindi 10mila, sono infermieri. Qualcuno dovrebbe chiedersi come è possibile tutto questo, in un sistema sanitario che si qualificava come eccellenza mondiale.

Il dottor Antonio De Palma, Presidente Nazionale Sindacato Infermieri Italiani

Dopo le manifestazioni, il Governo ha riconosciuto un'indennità di specificità infermieristica e ha stanziato oltre 300 milioni di euro. Anche a fronte di questo, come vede il domani? 

È un’iniziativa che regala barlumi di speranza, ma molto remoti. In questa situazione va considerato che i pazienti Covid richiedono un’assistenza diversa dagli altri. Mi spiego con dei numeri simbolici: se per un reparto normale possono bastare 10 infermieri, in uno Covid ne servono 30. Se non si invertirà il trend, il 15 dicembre arriveremo con 55mila infermieri infetti. E questo inciderà pesantemente su un sistema già in carenza generale di migliaia di operatori a gennaio, a prescindere dall’indennità. Ma non è finita.

Cioè?

Bisogna considerare anche che dopo la fase acuta dell’infezione non si è subito idonei al lavoro. Insorgono patologie gravissime, come le pancreatici acute, che non permettono di prestare servizio. E non dimentichiamo gli infermieri che soffrono di stretti post traumatico da Covid. Qui la gente muore, finora 48 infermieri hanno perso la vita. Vogliamo rendercene conto?

Dove sta la falla? 

Gli infermieri conoscono il territorio ospedaliero e hanno tutte le competenze scientifiche per agire da attori nei procedimenti di prevenzione ma non vengono coinvolti nei processi organizzativi. In più, dovrebbero sottoporsi ai tamponi almeno ad ogni turno di servizio ciclico, un infermiere che non viene sottoposto a tampone è un potenziale vettore dell’agente infettivo, eppure ciò non avviene. Oggi poi è ancora più necessario rintracciare i positivi sul territorio ma anziché riconoscere la competenza infermieristica in questo ambito si preferisce coinvolgere i medici di famiglia, già oberatissimi di lavoro, per fare i tamponi.

C’è tanta rabbia nella sua voce. 

Abbiamo retto sulle nostre spalle le sorti di una sanità disorganizzata sin dal primo momento, quando il Covid ha approcciato in Italia, e siamo stati quelli a cui, in qualche modo, è mancato il rispetto della categoria. Durante il lockdown ci facevano lavorare senza DPI e noi mettevamo a repentaglio la nostra vita e quella delle nostre famiglie. Abbiamo combattuto. Tutti quanti ci definivano gli “angeli di corsia” ma è una qualifica che abbiamo sempre rifiutato, così come quella di “eroi”. Darci queste qualifiche consente di non riconoscere come professionisti questi operatori: gli eroi e gli angeli non hanno bisogno di retribuzione, gli infermieri sì.

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