Due uomini su dieci soffrono della “sindrome del lenzuolo” (e rinunciano al sesso)

Scarsa prevenzione e disagio nel rivolgersi a un medico specialista. Così la cosiddetta “sindrome del lenzuolo” colpisce due uomini su dieci che rinunciano all’attività sessuale a causa del dolore.
Gaia Cortese 29 Novembre 2022
* ultima modifica il 29/11/2022

La chiamano "sindrome del lenzuolo" e colpisce due uomini su dieci. La buona notizia è che, nella maggior parte dei casi, si può risolvere. Basterebbe che gli uomini si sentissero un po' meno a disagio nell'affrontare la questione.

Con l’espressione “sindrome del lenzuolo” si intendono tutte quelle patologie a carico dell’apparato uro-andrologico che possono essere responsabili di una sofferenza fisica, ma anche psicologica, associata all’attività sessuale dell’uomo: il dolore causato da un problema andrologico, infatti, può avere un notevole impatto sul benessere sessuale, individuale e di coppia.

Nel momento in cui questo stesso dolore viene ignorato, o non trattato, si innesca un circolo vizioso per cui a pagarne le conseguenze è anche la sfera sessuale. Ciò accade nella maggior parte dei casi dal momento che generalmente l’uomo è restio a rivolgersi a un medico specialista, non sapendo che una prevenzione corretta dovrebbe già iniziare durante la prima adolescenza, quando si esce dall'età in cui si è assistiti dal pediatra.

Ad ogni modo i dati raccolti parlano chiaro. Secondo quanto emerso in occasione della terza edizione del Congresso Natura, Ambiente, Alimentazione e Uomo (NAU), la sindrome del lenzuolo colpisce 4 milioni di uomini, il che equivale a dire che almeno due uomini su dieci rinunciano ad avere rapporti sessuali a causa del dolore.

Come ha spiegato Alessandro Palmieri, presidente della Società Italiana di Andrologia (SIA) e docente di Urologia all’Università Federico II di Napoli, “un maschio su tre è affetto da patologie uro-andrologiche che possono interessare l’intero arco della vita: dall’adolescenza fino all’età avanzata".

Una corretta e puntuale prevenzione con il conseguente riconoscimento tempestivo di alcuni sintomi consente di trattare le più comuni patologie dell'apparato uro-andrologico, come ad esempio l’ipogonadismo, la disfunzione erettile, l’eiaculazione precoce, l’infertilità e le patologie prostatiche su base infiammatoria o infettiva, che non di rado possono essere sottovalutate o addirittura misconosciute.

"Va poi tenuta in considerazione la bidirezionalità della correlazione tra dolore fisico e dolore psichico – aggiunge Alessandro Palmieri –. Infatti il dolore corporeo come nel caso della sindrome pelvica, della prostatite cronica o del cancro alla prostata, può innescare uno stato ansioso in grado di aggravare l’impatto della patologia sulla sfera sessuale. Ma anche il dolore psichico non secondario a una patologia organica, come quello che accompagna l’infertilità maschile o le disfunzioni sessuali può avere ripercussioni di avversione sessuale fino alla rinuncia totale dei rapporti".

Una corretta prevenzione dovrebbe quindi avere inizio con una prima visita intorno ai 14, 16 anni, seguita da una seconda visita tra i 18 e i 20 anni. In assenza di problemi di salute, una terza visita viene consigliata tra i 35 e i 40 anni; infine, superata la soglia dei quarant'anni, vengono raccomandate visite e controlli più regolari e frequenti.

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