È il tuo cervello a decidere quanto è difficile imparare una nuova lingua

Uno studio dell’Università della California di San Francisco ha esaminato il comportamento delle regioni cerebrali coinvolte nell’apprendimento di una nuova lingua: gli autori hanno scoperto che l’attività della corteccia del linguaggio aumenta in alcune aree ma diminuisce in altre, una sorta di tentativo da parte del nostro cervello di trovare un equilibrio tra la neuroplasticità, necessaria per imparare nuove cose, e la stabilità che di serve per mantenere le conoscenze già acquisite. Questo processo, però, è unico in ogni persona.
Alessandro Bai 31 Agosto 2021
* ultima modifica il 31/08/2021

Se imparare una seconda lingua ti sembra più complicato in età adulta, probabilmente non è solo una tua impressione: le maggiori difficoltà, infatti, dipendono dal fatto che il tuo cervello si sforza di trovare un compromesso tra l'abilità di stabilire nuove connessioni tra i neuroni necessarie per apprendere nuove cose, chiamata anche neuroplasticità, e la stabilità richiesta per non perdere ciò che hai già imparato nel corso della tua vita, un bagaglio che chiaramente diventa più ingombrante con il passare del tempo.

Forse ti stupirà, ma questa scoperta arriva direttamente da uno studio condotto su pazienti epilettici da parte dei ricercatori dell'Università della California a San Francisco, che hanno provato a capire cosa succede nelle regioni cerebrali coinvolte nella fase compresa tra l'ascolto dei primi suoni di una lingua straniera e lo sviluppo della capacità di iniziare a riconoscerli, uno step che secondo Matt Leonard, tra gli autori dello studio, ha definito "cruciale per l'apprendimento di una nuova lingua ma fin qui difficile da affrontare, dato che si tratta di un processo dinamico e unico in ogni individuo".

Per comprendere esattamente come si comporta il cervello umano in queste occasioni, il team di ricerca ha sfruttato gli elettrodi precedentemente impiantati in 10 pazienti con epilessia compresi tra i 19 e i 59 anni, con l'obiettivo di individuare la fonte cerebrale delle crisi epilettiche; in questo modo, è stato possibile raccogliere dati precisi sull'attività delle regioni cerebrali coinvolte nell'ascolto dei suoni.

Ai volontari coinvolti nell'esperimento, tutti madrelingua inglesi, è stato chiesto infatti di riconoscere i suoni del parlato in mandarino, una lingua in cui anche un leggero cambiamento del tono di voce può comportare una variazione del significato. I ricercatori hanno gradualmente accompagnato i pazienti oltre la fase di apprendimento iniziale, sottoponendoli a sessioni di 5 o 10 minuti, ripetute oltre 200 volte, durante le quali venivano riprodotte registrazioni di madrelingua mandarini di sesso ed età diversi tra loro; dopo ogni suono ascoltato, i volontari dovevano specificare se la tonalità fosse in rialzo, calante oppure piatta, prima di ricevere un feedback sulla correttezza dell'indicazione data. Secondo Leonard, gli scienziati hanno osservato "molta variabilità", con serie di sequenze esatte seguite da risposte sbagliate e, poi, nuovamente giuste, un processo fatto da "alti e bassi che sembrano essere parte dell'apprendimento".

Quello che più di ogni altra cosa ha sorpreso gli autori dello studio, però, è stato notare come l'apprendimento comportasse uno spettro di cambiamenti distribuiti in tutta la corteccia del linguaggio, e non un semplice aumento dell'attività segnalato invece in lavori precedenti. In particolare, l'attività cerebrale si faceva più intensa in alcune aree, diminuendo però in altre zone a seconda dei toni ascoltati, come se il cervello cercasse costantemente di mantenere un equilibrio. Queste variazioni, inoltre, erano sempre uniche e dipendevano quindi dal singolo individuo, il che spiega perché alcune persone hanno più facilità ad imparare nuovi suoni e renderli familiari.

Al termine dello studio, come spiegato da Leonard, tutti i volontari sono stati in grado di "imparare i toni in mandarino senza compromettere la capacità di percepire i suoni inglesi o i toni musicali", ma ognuno lo ha fatto nel modo definito dal proprio cervello, che cerca un compromesso tra le conoscenze già acquisite e le novità da apprendere: un equilibrio sempre più complesso da mantenere mano a mano che si va avanti con l'età.

Fonte| "Struggling to Learn a New Language? Blame It on Your Stable Brain" pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences il 30 agosto 2021

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