Ecco la classifica dei sistemi sanitari regionali: in testa il Veneto, Calabria insufficiente

Una classifica che evidenzia ancora una volta come in Italia ci siano delle differenze che durano da decenni e che è sempre più urgente colmare. I primi posti sono infatti occupati da regioni del Nord e del Centro-Nord, mentre il Sud rimane in fondo alla classifica. C’è però chi chiede che vengano utilizzati criteri diversi.
Giulia Dallagiovanna 28 ottobre 2019
* ultima modifica il 10/01/2020

Sei soddisfatto del sistema sanitario della tua regione? Ti fidi delle strutture ospedaliere presenti o preferisci praticare il cosiddetto turismo sanitario e recarti in città dove l'offerta, e soprattutto la qualità, è migliore? Ci sono alcune situazioni che, purtroppo, ci trasciniamo dietro da decenni e il livello dell'assistenza medica nelle diverse aree d'Italia, purtroppo, è una di queste. Di nuovo, sembriamo una nazione divisa in due: a Nord ospedali che funzionano e facile accesso alle terapia, a Sud problemi, malasanità e sprechi di fondi. Una differenza che lo Stato non è ancora riuscito a colmare (ma dovrebbe) e che pesa soprattutto su chi non può spostarsi per cercare cure migliori. Lo conferma anche la classifica dei sistemi sanitari regionali, stilata dal ministero della Salute, sulla base dei dati relativi al 2018.

La classifica delle regioni

La graduatoria si basa sulla capacità di ogni regione di garantire i Lea, cioè i livelli essenziali di assistenza. Quelli, per capirci, per i quali non devi pagare nulla, se non un ticket, e che garantiscono l'accesso alle cure a tutti, senza differenze rispetto al ceto sociale o al conto in banca. Il punteggio massimo che si può raggiugnere è 225 e la sufficienza è fissata alla soglia di 160 punti.

Sono tre gli indicatori presi in considerazione: ospedale, distretto e prevenzione. Vale a dire se le strutture ospedaliere, le Asl e il sistema di esami preventivi è efficace oppure no. Quanto tempo trascorre da quanto si entra in un pronto soccorso a quando si viene visitati, quanto sono lunghe le liste d'attesa, quali prestazioni inappropriate vengono somministrate ai cittadini, quanto è elevata l'adesione e facile l'accesso agli screening di prevenzione contro il cancro, in quanto tempo arriva un'ambulanza e così via. E questa è la classifica finale:

  1. Veneto: 222 punti
  2. Emilia Romagna e Toscana: 220 punti
  3. Piemonte: 218 punti
  4. Lombardia: 215 punti
  5. Liguria: 211 punti
  6. Umbria: 210 punti
  7. Abruzzo: 209 punti
  8. Marche: 192 punti
  9. Basilicata: 191 punti
  10. Puglia: 186 punti
  11. Molise: 180 punti
  12. Lazio: 179 punti
  13. Campania: 170 punti
  14. Sicilia: 165 punti
  15. Calabria: 146 punti

Per quanto ancora in fondo alla classifica, ti segnalo comunque che la Campania è stata in grado di compiere un notevole salto in avanti, passando da un punteggio di 153 a uno di 170. L'unica regione insufficiente rimane invece la Calabria, dove la gestione della Sanità, al momento, è stata commissariata a seguito di indagini per infiltrazioni mafiose.

Sono escluse le regioni a statuto speciale (tranne la Sicilia)

Come puoi notare, infine, sono state escluse dall'elenco le regioni a statuto speciale, tranne la Sicilia: Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Val D'Aosta e Sardegna.

La discussione sui criteri

Un paio di precisazioni sono necessarie alla fine di una classifica che limita a un punteggio la valutazione di situazioni spesso più complesse e variegate. Alcune Regioni ad esempio hanno chiesto il riconteggio ed è quindi probabile che i risultati verranno ricontrollati. In generale, poi, già da diversi anni vengono chiesti dei nuovi criteri di misura, lamentando che dietro la classifica possano nascondersi anche interessi politici o economici.

In effetti, può capitare che un ospedale sia efficiente dal punto di vista delle prestazioni medico-sanitarie, ma riceva un voto basso a causa della qualità degli alimenti offerti.

In ogni caso, il fatto che una regione d'Italia sia di molto al di sotto della soglia di sufficienza e che alcune la superano di poco, dovrebbe far capire quanto sia necessario lavorare proprio in questo senso per evitare la creazioni di cittadini di serie A e cittadini di serie B.

Fonte| Regione veneto, comunicato stampa del 26 ottobre 2019

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