Eluso il codice di sicurezza del DNA: una scoperta importante per studiare le malattie del sangue

Un gruppo di ricercatori della California sono riusciti a inserire un marker all’interno di alcuni cellule e queste si sono replicate mantenendo l’elemento in aggiunta. È la prima volta che avviene ed è importante per studiare da vicino come evolvono alcune patologie.
Giulia Dallagiovanna 9 aprile 2020
* ultima modifica il 09/04/2020

Il mondo che conosci è pieno di sistemi di sicurezza. Ce li ha la tua banca per proteggere i tuoi risparmi, li ha l'azienda dove lavori per proteggere i tuoi e i suoi dati e anche tu avrai diverse password per poter accedere ai tuoi svariati account. Quello che forse non sapevi però è che anche tu hai dei sistemi di sicurezza dentro di te e servono per difendere il tuo DNA. I nemici in questo caso possono provenire dall'esterno, come le malattie, oppure sorgere all'interno, come le alterazioni e i difetti di funzionamento. L'idea in ogni caso è che nessuno possa entrare. Nessuno, tranne i ricercatori dello Scripps Research Institute di La Jolla, in California, che sono riusciti a eludere tutti i controlli e hanno descritto la tecnica in uno studio pubblicato su PNAS.

Proprio loro hanno prelevato alcune cellule ematiche dal cordone ombelicale e le hanno fatte "infettare" tramite il contatto con un Herpesvirus umano di tipo 4, appositamente modificato. Il virus era necessario per poter seguire da vicino il percorso delle particelle e la scelta è ricaduta su quel patogeno specifico perché è in grado di mantenere il proprio genoma distinto rispetto a quello dell'ospite.

Tramite il virus, inoltre, i ricercatori sono riusciti a introdurre nelle cellule una molecola di RNA che traduce il DNA presente nelle proteine, per produrne di nuove. Dopo queste "manomissioni", le particelle ematiche hanno sintetizzato proteine che contenevano un amminoacido non previsto di norma dal loro codice genetico. E quando si sono replicate, questa variante è stata mantenuta, perché avevano ereditato la capacità del virus di autoriprodursi. Avevano insomma incorporato un marcatore che le distingueva dalle altre.

Tramite un virus, i ricercatori sono riusciti a introdurre un marcatore nelle cellule staminali

A questo punto, gli esperti hanno impiantato queste cellule staminali nei topi e hanno potuto vedere come fossero in grado di dare corpo agli organi e ai tessuti dove viene prodotto il sangue, ma sempre mantenendo l'amminoacido in surplus. Grazie a questa tecnica sarà possibile studiare come evolvono le malattie ematiche attraverso questi marcatori. Un po' come quando viene inserito un microchip in un animale per studiare il suo comportamento e quello dell'intero branco.

Fonte| "Expanding the genetic code of the human hematopoietic system" pubblicato su PNAS il 6 aprile 2020

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