Fibroma uterino: gli ftalati contenuti nelle plastiche alimentari possono aumentarne il rischio di insorgenza

I ricercatori della Northwestern Medicine di Chicago per la prima volta hanno individuato un nesso causale tra gli ftalati ambientali, in particolare il dietilesilftalato, e il fibroma uterino, che rappresenta il più diffuso tumore femminile benigno.
Kevin Ben Alì Zinati 18 Novembre 2022
* ultima modifica il 18/11/2022

Causa ed effetto. Ora la scienza ha dimostrato che questo nesso causale tra gli ftalati ambientali e il fibroma uterino effettivamente esiste.

I ricercatori della Northwestern Medicine di Chicago hanno scoperto insomma che queste sostanze chimiche utilizzate per ammorbidire alcuni materiali alla base di prodotti industriali o di consumo quotidiano giocano un ruolo determinate nell’insorgenza del più diffuso tumore femminile benigno, capace di colpire fino all’80% di tutte le donne.

Gli ftalati sono sostanze artificiali che vengono integrate alle materie plastiche allo scopo di migliorarne la flessibilità, ma possono trovarsi anche in altri oggetti come smalti per unghie, farmaci, pellicole e contenitori alimentari.

Possiedono due tratti distintivi. Possono “migrare” trasferendosi dalle materie in cui sono contenuti all’ambiente che le circondano, come l’alimento con cui sono a contatto.

Una volta entrati nell’organismo in quantità oltre le soglie di sicurezza individuati dalle autorità, poi, gli fatati sono anche in grado di alterare la normale fisiologia del sistema ormonale provocando rischi importanti per la salute. Per questo rientrano nei cosiddetti «interferenti endocrini».

Secondo i ricercatori americani praticamente una donna su 3 può sviluppare un tumore fibroma durante la propria vita: una patologia che, come forse sai, porta a sanguinamenti, anemia, aborti spontanei e infertilità. Per la prima volta, però, è stato osservato che gli ftalati hanno davvero un ruolo decisivo in questo processo.

Sulla rivista scientifica Proceedings of The National Academy of Sciences, hanno descritto in particolare gli effetti negativi di un’elevata esposizione al dietilesilftalato (o Dehp). Si tratta del tipo di ftalato più utilizzato nei materiali di confezionamento di alimenti e nella realizzazione di dispositivi medici in pvc.

I dati raccolti mostrano una crescita maggiore di fibromi uterini nelle donne più esposte a questa sostanza. È stato osservato infatti che il Dehp può interferire nell’attività della chinurenina, attivando un percorso ormonale che a sua volta spinge un recettore sensibile all'ambiente (AHR) a legarsi al DNA e causare una maggiore crescita del fibroma.

"Sono più che semplici inquinanti ambientali e possono causare danni specifici ai tessuti umani", ha spiegato il dottor Serdar Bulun, primario di Ostetricia e ginecologia della Feinberg School of Medicine della Northwestern University e principale autore della ricerca a proposito degli ftalati, aggiungendo che durante la gravidanza, poi, il Dehp può anche passare al feto.

Per questo, ha concluso Bulun, serve fare qualcosa al più presto per limitare utilizzo e quindi la diffusione nell’ambiente di queste sostanze altamente pericolose.

Fonte | "Mono-(2-ethyl-5-hydroxyhexyl) phthalate promotes uterine leiomyoma cell survival through tryptophan-kynurenine-AHR pathway activation" pubblicata il 14 Novembre 2022 sulla rivista Proceedings of The National Academy of Sciences

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