Filtri speciali inseriti negli occhiali aiuterebbero i daltonici a distinguere i colori

Soffrire di daltonismo significa essere carente di uno dei pigmenti relativi ai tre colori primari: rosso, verde e blu. Non solo, ma nelle forme più gravi aumenta anche il rischio di cecità. Questi nuovi filtri potrebbero però aiutare a correggere il difetto e sembra che il risultato duri anche una volta tolti gli occhiali.
Giulia Dallagiovanna 14 luglio 2020
* ultima modifica il 14/07/2020

Chi soffre di daltonismo non riesce a distinguere con precisione i colori. Gli manca infatti il pigmento relativo a una delle tre sfumature primarie: rosso, verde o blu. A prima vista potrebbe non sembrarti un problema troppo invalidante, ma non si tratta semplicemente di abbinare una camicia gialla con un maglione viola. Chi soffre di questo disturbo infatti, manifesta anche un'ipersensibilità alla luce e gli occhi, in generale, risultano indeboliti e più esposti al rischio di una cecità totale. Uno studio pubblicato su Current Biology ha però dimostrato come dei filtri speciali, inseriti nelle lenti per gli occhiali, potrebbero correggere il difetto, in particolare per chi non distingue il rosso e il verde.

I ricercatori hanno preso in esame 1.700 studenti universitari affetti da daltonismo. La metà di loro ha ricevuto lenti con filtri notch spettrali, che avevano la funzione di aumentare la separazione tra i canali di colore per vedere le singole tinte in modo più chiaro e distinto, mentre il secondo gruppo ha indossato lenti normali, senza esserne a conoscenza. L'esperimento è proseguito per due settimane, durante le quali i partecipanti dovevano tenere un diario giornaliero e sono stati inoltre sottoposti a tre controlli senza indossare gli occhiali.

Così, si è scoperto che l'aver portato le lenti speciali con i filtri aveva aumentato le risposte agli stimoli cromatici. E l'effetto prosegue per qualche tempo, anche se non lo si può ancora quantificare con precisione. Le modifiche dei segnali dei fotorecettori attiverebbero una particolare area del cervello che, secondo i ricercatori, potrebbe essere sfruttata per una sorta di riabilitazione visiva. Non si può invece ottenere lo stesso risultato con gli strumenti già a disposizione per i daltonici.

I filtri avrebbero stimolato una precisa area del cervello che potrebbe essere impiegata in una riabilitazione visiva

Naturalmente bisognerà capire meglio come questi filtri siano in grado di agire sul cervello e di conseguenza sul funzionamento della vista, ma potrebbe trattarsi già di un buon passo avanti per venire incontro a un problema di cui soffrono circa 350 milioni di persone nel mondo.

Fonte| "Adaptive Changes in Color Vision from Long-Term Filter Usage in Anomalous but Not Normal Trichromacy", pubblicato su Current Biology il 13 luglio 2020

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