Forse si cominciano a vedere i primi (piccoli) effetti della campagna vaccinale: l’analisi del prof. Rettore

Enrico Rettore, ordinario di Econometria presso il Dipartimento di Economia e Management dell’Università di Padova, ha analizzato i dati contenuti nel bollettino quotidiano del Ministero della Salute e ha notato un significativo calo dei decessi nella fascia over80 della popolazione. E buone notizie arrivano anche dal report dell’Istituto superiore di sanità.
Giulia Dallagiovanna 17 Marzo 2021
* ultima modifica il 18/03/2021

Un piccolo spiraglio di speranza, una notizia di cui avevamo bisogno soprattutto in questi giorni: forse si cominciano a vedere i primi effetti della campagna vaccinale contro il Covid. L'avverbio dubitativo è d'obbligo perché al momento sono solo congetture fatte sulla base dei dati che ogni giorno il Ministero della Salute ci comunica. A elaborarle è stato il professor Enrico Rettore, ordinario di Econometria presso il Dipartimento di Economia e Management dell'Università di Padova, che ne ha parlato in un articolo pubblicato su Lavoce.info, sito di informazione economica. Noi lo abbiamo contattato per capire meglio cos'abbia scoperto durante le sue analisi.

Prima di tutto devi sapere che, come potresti aver già notato, il bollettino quotidiano ha iniziato a includere anche il numero di nuovi ingressi in terapia intensiva. Lo fa precisamente dal 3 dicembre, dopo aver ricevuto diverse critiche soprattutto da Fondazione Gimbe, secondo la quale si trattava di un dato fondamentale per capire il reale andamento dell'epidemia. Sappiamo però anche un'altra cosa: non tutti i decessi avvengono tra persone ricoverate in questo reparto. Anzi, la maggior parte accade al di fuori, tra le fasce di popolazione più anziana. Non a caso, sono stati vaccinati per primi proprio gli over80 e gli ospiti delle RSA.

Importante notare anche che, in media, i pazienti che accedono alla terapia intensiva hanno un'età media inferiore. Il dottor Andrea Zanoni, responsabile di area critica all'Ospedale Sant'Orsola di Bologna, ad esempio, ha spiegato che al momento si ruota attorno ai 64 anni.

Il rapporto tra il numero dei decessi e quello dei nuovi ingressi in terapia intensiva è diminuito del 36% rispetto a gennaio

Queste premesse ti saranno necessarie per capire meglio il seguito del ragionamento. Il professor Rettore ha notato che, a partire dai primi giorni di febbraio 2021, il rapporto tra il numero dei decessi e quello degli ingressi quotidiani in terapia intensiva è diminuito del 36% rispetto all'inizio di gennaio. "In altre parole – si legge – a parità di data del contagio, oggi abbiamo un numero di decessi per ingresso in terapia intensiva molto inferiore a quello che avevamo a gennaio. Con tutte le cautele del caso, c’è qualche buona ragione per pensare che siano i primi effetti della campagna vaccinale".

In poche parole, si comincia a vedere come nella fascia di popolazione over80 vi siano meno decessi. E questo a parità di situazione epidemica, ovvero al di là dell'arrivo della terza ondata che ha provocato naturalmente un rapido aumento dei contagi.

"Nel mese di gennaio, per ogni persona entrata in terapia intensiva, si contavano 2,8 morti – ci spiega il professore. – A partire dal 7 febbraio quel rapporto inizia a diminuire con regolarità e negli ultimi giorni siamo arrivati a 1,7. Una riduzione importante nell'arco di pochi giorni". Le date coincidono: il 27 dicembre in tutta Italia si è celebrato il V-day e da quel momento è cominciata una campagna vaccinale che ha incontrato non poche difficoltà. "Un rapporto dell'Istituto superiore di sanità pubblicato il 24 febbraio ha messo a confronto la percentuale di contagi tra la popolazione con più di 80 anni e quella tra le fasce più giovani. Dal 20 gennaio in poi queste due linee si separano nettamente", aggiunge.

I numeri lo dicono chiaramente: qualcosa è successo. E la discriminante più probabile sembrano proprio essere i vaccini. Secondo i calcoli del professore, dal 7 febbraio al 12 marzo si sono verificati 3.500 decessi in meno rispetto a quelli che avremmo potuto avere. "Parliamo di una riduzione di circa il 25%, che al momento è ancora limitata perché la campagna vaccinale, come sappiamo, ha proceduto a rilento. È indicativo anche il fatto che questo divario diventi via via sempre più evidente a mano a mano che il tempo passa. E infatti, ogni giorno ci sono nuove persone che vengono vaccinate", commenta il professor Rettore.

Alcune regioni stanno cominciando proprio in questi giorni a somministrare le dosi a chi ha un'età compresa tra i 75 e gli 80 anni. Forse tra qualche settimana potremo notare riduzioni dei contagi e dei decessi anche in quella fascia. E forse, anche se per il momento lo diciamo un po' sottovoce, è il segnale che la fine della pandemia è sempre più concreta.

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