Fotofobia: come si riconosce l’estrema sensibilità degli occhi alla luce

Hai mai avvertito un fastidio molto forte di fronte alla luce? Magari accompagnato da bruciore agli occhi e palpebre che si contraevano continuamente? Potresti soffrire di fotofobia e all’origine potrebbe esserci un altro problema. Proviamo a capire meglio insieme.
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Valentina Danesi 24 Luglio 2022
* ultima modifica il 16/08/2022

Prima di tutto, dobbiamo specificare che la fotofobia non è una patologia. Si tratta piuttosto di un sintomo, che può indicare la presenza di altre problematiche. Ma come si riconosce? Non è semplicemente provare fastidio di fronte a una fonte luminosa, bensì una sorta di intolleranza alla luce che porta a provare fastidio e dolore oculare, con una continua contrazione delle palpebre allo scopo di ridurre la luminosità che colpisce l'occhio. Proviamo a capire meglio come riconoscerla.

Cos’è

Come ti abbiamo appena accennato, la fotofobia è l'incapacità dell'occhio di sopportare la luce, soprattutto quando questa lo raggiunge con una certa intensità. Te ne accorgi facilmente perché farai fatica a tenere gli occhi aperti e avrai le palpebre che sbattono in continuazione, allo scopo proprio di evitare la fonte luminosa. Ti ricordiamo però che questo disturbo è a tutti gli effetti un sintomo, che segnala quindi la presenza di un altro problema, sul quale sarebbe bene indagare.

Potrebbe trattarsi ad esempio di un'infezione, un'infiammazione o di un danno alle strutture del tuo occhio come un distacco della retina. Ma all'origine potrebbe anche esserci una patologia diversa, che non interessa direttamente gli occhi, ad esempio l'emicrania.

Le cause

Ci sono diverse ragioni per cui il tuo occhio può manifestare una fotofobia. Prima di tutto, però, è bene escludere che la luce non sia realmente troppo intensa, perché in quel caso il problema deriverebbe dall'esterno e non dall'organo. Oltre a ciò, vediamo tutte le possibili cause per la fotofobia:

  • Albinismo: mancando pigmenti colorati l’occhio lascia penetrare con maggiore facilità la luce
  • Farmaci: sì perché alcuni come effetto collaterale provocano una dilatazione della pupilla o una maggiore sensibilità alla luce, come le benzodiazepine o i farmaci chemioterapici
  • Occhi chiari

Questi sono i fattori di partenza, ma dobbiamo poi tenere in considerazione che ci sono vere e proprie patologie che danno la fotofobia come sintomo. Vediamo quali:

  • Cataratta
  • Coloboma
  • Congiuntivite virale
  • Ulcera corneale
  • Cheratite
  • Traumi all’occhio
  • Distacco della retina
  • Encefalite
  • Meningite
  • Emorragia subaracnoidea
  • Alcune tipologie dei tumori del cervello
  • Spondilite anchilosante
  • Influenza
  • Mononucleosi infettiva

I sintomi

Come ti abbiamo detto, la fotofobia stessa è un sintomo, ma che racchiude un insieme di manifestazioni. Si possono riconoscere anche quando si presentano in forma lieve. Ecco qui una breve lista che ti può fare da guida:

  • Dolore oculare moderato o grave, anche in condizioni di scarsa illuminazione
  • Contrazioni frequenti della palpebra
  • Necessità di chiudere gli occhi
  • Bruciore agli occhi
  • Eccessiva lacrimazione

 

La diagnosi


La diagnosi di fotofobia di solito viene fatta durante una semplice visita dallo specialista, che sarà il tuo oculista di fiducia. Inizierà, come sempre, con un'anamnesi e poi procederà all'osservazione dell'occhio attraverso vari strumenti. Al termine di tutte le analisi potrà darti una risposta certa. 

La cura

Purtroppo non esiste una cura specifica per la fotofobia, ma si deve intervenire sul fastidio e sulle cause. Ogni patologia, poi, avrà la sua terapia da seguire e le modalità per risolverla. Nel frattempo, però, ci sono alcuni accorgimenti che puoi seguire, anche in attesa che il medico ti prescriva la cura più adatta: oscura gli ambienti dove vivi, ad esempio attraverso l'uso di tende oppure lasciando leggermente abbassate le tapparelle, utilizza occhiali scuri o con una lente protettiva. Se poi il dolore diventa eccessivo, puoi ricorrere ai comuni antidolorifici, magari chiedendo prima un consiglio al tuo medico curante.

Fonte| Humanitas 

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