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Gli antinfiammatori? Usarli troppo potrebbe aumentare il rischio di dolore cronico

Secondo una ricerca canadese, farmaci come l’ibuprofene interferirebbero con il processo infiammatorio che si attiva in caso di una lesione dolorosa interrompendo il naturale decorso che porta alla sparizione del “male” e quindi alla guarigione.
Kevin Ben Alì Zinati 19 Maggio 2022
* ultima modifica il 19/05/2022

Hai dolore, prendi un antinfiammatorio e tutto passa. Questo meccanismo, probabilmente diventato automatico anche per te, può funzionare nel brevissimo periodo ma alla lunga potrebbe farti più male che bene.

Assumere ibuprofene o altri antinfiammatori non steroidei per combattere una sensazione di dolore potrebbe avere l’effetto opposto trasformandolo in un dolore cronico.

Questi farmaci, infatti, interferirebbero con il processo infiammatorio che si attiva in caso di una lesione dolorosa o del classico “mal di testa” interrompendo il naturale decorso che porta alla sparizione del “male” e quindi alla guarigione.

“Per molti decenni è stata pratica medica standard trattare il dolore con farmaci antinfiammatori. Ma abbiamo scoperto che questa soluzione a breve termine potrebbe portare a problemi a lungo termine hanno spiegato i ricercatori dell'Università McGill di Montreal, in Canada, che hanno indagato gli effetti di questi farmaci nel tempo in uno studio pubblicato su Science Translational Medicine.

L’attenzione degli scienziati canadesi è ricaduta sui neutrofili, un particolare tipo di globuli bianchi decisivo nel processo di risoluzione del dolore. Questi, infatti, nelle prime fasi dell'infiammazione favoriscono la riparazione del danno tissutale e quando “disturbati” possono procrastinare il dolore sul lungo periodo.

I ricercatori l’hanno prima constatato seguendo con analisi geniche 98 persone colpite da lombalgia acuta curata con antinfiammatori per 3 mesi. Dalle analisi hanno scoperto che chi non aveva più dolore presentava livelli di neutrofili sovraregolati diversamente da chi, invece, percepiva ancora la sensazione di male. “L'infiammazione si verifica per una ragione e sembra pericoloso interferire con essa hanno spiegato, riferendosi all'effetto dei farmaci antinfiammatori.

Questi risultati sarebbero stati supportati anche dall’analisi di 500mila persone nel Regno Unito che avrebbe dimostrato che chi assumeva farmaci antinfiammatori contro il dolore aveva maggiori probabilità di soffrire di dolore da due a dieci anni dopo.

Indagando i meccanismi del dolore anche nei topi, i ricercatori hanno poi visto che bloccando i neutrofili, gli animali provavano un dolore che durava fino a dieci volte la durata normale.

Stesso discorso con un trattamento a base di farmaci antinfiammatori e steroidi come desametasone e diclofenac: sebbene efficaci all’inizio, hanno finito con il prolungare la sensazione di sofferenza.

Fonte | "Acute inflammatory response via neutrophil activation protects against the development of chronic pain" pubblicato l'11 maggio 2022 sulla rivista Science Translational Medicine

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