Gli Stati Uniti rientrano nell’Oms: la rivoluzione di Biden guarda anche alla salute dei cittadini del mondo

Nelle sue prime 24 ore da 46esimo presidente degli Usa, Joe Biden ha ribaltato gli ultimi quattro anni di Trump. Dopo il dietrofront sull’accordo di Parigi per il clima, l’America torna sui suoi passi e rientra nella rete di cooperazione internazionale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Kevin Ben Alì Zinati 22 Gennaio 2021
* ultima modifica il 22/01/2021

Con Joe Biden non rinascono solo gli Stati Uniti. Il suo arrivo nello Studio Ovale rinforza quel patto stretto da Governi e nazioni all’indomani della seconda Guerra Mondiale per tutelare la salute dei cittadini del mondo. Dopo il rientro nell’accordo di Parigi per il clima e l’ambiente che ti abbiamo raccontato, nel suo primo giorno da 46esimo presidente americano, Biden ha annunciato anche il ritorno degli Usa nell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

In ventiquattro ore, il nuovo inquilino della Casa Bianca ha ribaltato gli ultimi quattro anni passati nel segno di Donald Trump. Se ti ricordi, la gestione della pandemia da Sars-CoV-2 era stata la punta della polemica mossa all’Oms dal tycoon, che aveva così sancito l’abbandono dell’Agenzia. L’addio sarebbe diventato effettivo a partire dal 6 luglio 2021, Biden però non ha perso tempo e ha fatto marcia indietro.

Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Organizzazione mondiale della Sanità, su twitter ha accolto con entusiasmo la notizia del rientro del Usa: "L’Oms è una famiglia di nazioni. Siamo felici che gli Stati Uniti restino in famiglia".

Con una lettera indirizzata al Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, ha così annunciato che gli Stati Uniti continueranno a partecipare a pieno titolo all’azione di difesa e prevenzione sanitaria svolta dall’agenzia. E il messaggio che puoi leggere dietro la decisione del neo presidente è chiaro: la partita per costruire una rete per la salute e sicurezza sanitaria globali è ancora aperta.

In questa già delicatissima sfida, abbiamo rischiato di andare sotto almeno di tre-quattro gol. Ti riavvolgo il nostro riportandoti indietro all'aprile del 2020, quando il virus s’impossessava di una parte di mondo mentre l’altra era già stata chiusa in casa da un lockdown. In quel momento il presidente Trump aveva deciso di sospendere i finanziamenti all’Oms. Nei suoi pensieri, l’agenzia non solo non era stata in grado di imbastire una risposta adeguata alla pandemia, aveva pure cercato di nasconderla.

Le accuse di Trump erano intrise di politica: l’ormai ex presidente era fermamente convinto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità avesse avuto le mani legate perché tenuta sotto il controllo della Cina, contro cui il presidente aveva alzato un muro di dazi. Probabilmente hai ancora in testa le parole di Trump quando sosteneva di avere le prove che Sars-CoV-2 non era altro che un prodotto dei laboratori di Wuhan.

L’unione ritrovata oggi è un tassello decisivo per domani. L’emergenza sanitaria che ci ha investiti lo scorso novembre e che ancora ci tiene in scacco ha svelato il lato nascosto di un mondo interconnesso, in cui confini e frontiere non bastano per chiudere un virus fuori dalle nostre vite.

Trump accusava l'Oms di non avere saputo rispondere adeguatamente alla pandemia e di essere sotto il controllo della Cina

Ma non solo. Questi mesi ti hanno mostrato anche che un organo internazionale, in grado di prevenire e gestire emergenze sanitarie come una pandemia, è una presenza di cui difficilmente possiamo fare a meno. La storia l’ha già dimostrato. Pensa al vasto programma di vaccinazione promosso dall’Oms con cui siamo riusciti a sconfiggere il vaiolo: era il 1979. Oppure alla Sars del 2002-2003, svelata, controllata e contenuta dalla stessa agenzia.

Certo, l’Organizzazione non è perfetta. Fondata il 22 luglio 1946, i suoi errori li ha commessi e l’ultimo le è stato imputato dalla comunità scientifica internazionale nel 2014, quando avrebbe ritardato l’allarme per il virus Ebola, che poi devastò l’Africa occidentale.

Un’Oms senza Stati Uniti sarebbe stata indubbiamente un’Oms più debole e fragile. Politicamente, certo, ma devi pensare che gli Usa, con centina di milioni di dollari ogni anno, sono tra i più importanti finanziatori dell’agenzia e che nel mondo della ricerca scientifica internazionale ricoprono un ruolo non indifferente: l'accelerata decisiva sul vaccino anti-Covid ne è un esempio.

Un’istituzione internazionale in grado informare e formare i Governi coordinando con questi una risposta globale alle emergenze sanitarie come il Covid-19 è ciò di cui abbiamo bisogno tutti quanti. Minarla e indebolirla, con il rischio di distruggerla, oggi, sarebbe stato un grave errore.

Fonti | Casa Bianca; Ansa

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