Hiv e Aids, sieropositivo e portatore sano: qual è la differenza?

Ne sentirai parlare spesso e non sempre in modo preciso. Sei sicuro di sapere nel dettaglio cosa significhino, ad esempio, le sigle Hiv e Aids? Indicano la stessa cosa oppure no? È davvero importante conoscere per bene questa patologia, perché sono proprio mancanza di informazioni corrette e false credenze a favorirne la propagazione.
Giulia Dallagiovanna 30 settembre 2019
* ultima modifica il 17/10/2019

Quante volte hai sentito parlare di Aids? E di Hiv? Sicuramente avrai una vaga idea di quale patologia questi due acronimi indichino, probabilmente ti faranno molta paura e magari nella tua mente riecheggeranno i nomi di personaggi famosi morti proprio dopo essere stati contagiati. Ma che tu abbia pensato a Freddie Mercury o a qualche scena del film Philadelphia con Tom Hanks, non ti sarà comunque chiaro in cosa consista di preciso la differenza. Anche perché, va detto, non se ne parla a sufficienza. E quando lo si fa, spesso, vengono utilizzati termini imprecisi conditi da una buona dose di pregiudizi e qualche fake news. Così, l'epidemia è tornata a farsi sentire e dal 2015 non si assiste a nessun calo delle diagnosi. Anzi, ogni anno sono tra i 3.500 e i 4mila i nuovi casi registrati, secondo quanto riporta l'Istituto superiore di Sanità, mentre il numero dei morti rientra ancora nell'ordine delle centinaia.

Si tratta dunque di un problema molto serio e che riguarda quasi 37 milioni di persone in tutto il mondo, è importante conoscerlo a fondo e imparare come prevenirlo o come fare per diagnosticarlo in tempo. Iniziamo dalle basi: Hiv e Aids significano la stessa cosa?

La differenza tra Hiv e Aids è che il primo è il virus, mentre la seconda è la fase conclamata della malattia, quando insomma compaiono i sintomi. Per farla semplice, ricorda: puoi avere l'Hiv senza avere l'Aids, ma se hai l'Aids, significa che hai contratto l'Hiv. Ma ora usciamo da questo scioglilingua e proviamo a capire più nel dettaglio la distinzione.

Cos'è l'Hiv

L'Hiv (Human Immunodeficiency Virus) è un virus. O meglio, un retrovirus. Non è immediato capire cosa cambi nel concreto tra una e l'altra categoria, quindi proverò a spiegarlo in modo semplice e, ti avverto, anche un po' superficiale. Innanzitutto, come già saprai, ogni singola cellula del tuo corpo ha un suo Dna (acido desossiribonucleico), che poi è anche il tuo Dna. Lo avrai visto rappresentato in diversi programmi di divulgazione scientifica, film o addirittura pubblicità: una spirale formata da due filamenti, il cosiddetto "modello a doppia elica", collegati tra loro da una serie di barrette, chiamate basi azotate. Il Dna è quello che stabilisce come sei fatto.

Ma l'essere umano non è l'unico a possedere un proprio patrimonio genetico. Il tuo cane o il tuo gatto hanno il loro Dna, e persino la mosca che hai appena scacciato ne presenta uno suo. E, proseguendo, anche i microbi o i microorganismi possono averlo. Sì, alcuni virus e batteri hanno il loro acido desossiribonucleico. L'herpes labiale, ad esempio, e anche il papilloma virus. Ce ne sono altri invece che sono a Rna (acido ribonucleico), come il morbillo e come, appunto, i retrovirus, tra cui l'Hiv.

Il nodo fondamentale della questione riguarda il modo in cui questa famiglia di virus si replica. I suoi membri presentano infatti un particolare enzima, chiamato trascrittasi inversa, che fa sì che il loro patrimonio genetico venga riscritto e si trasformi in Dna. Perciò accade questo: l'Hiv entra nel tuo corpo, si stabilisce in una tua cellula, si modifica come gli pare e piace e infetta quella particella. E poi? E poi basta, non fa più nulla: quando la tua cellula infetta si replicherà, sarà obbligata dal virus a creare un'altra particella con lo stesso patrimonio genetico alterato e così l'infezione si diffonderà. E lo farà molto lentamente, così com'è tipico dei Lentivirus, il sottotipo al quale l'Hiv appartiene.

Per mettere in moto questo meccanismo, il retrovirus deve però ottenere il permesso di entrare nella cellula dell'essere umano. E non una cellula qualsiasi, ma i tuoi stessi anticorpi. Prende di mira infatti i linfociti T helper, un sottotipo di globuli bianchi che di norma dovrebbe indicare il bersaglio da colpire e agevolare proprio l'eliminazione di agenti patogeni dal tuo corpo. Ma è anche la particella più ricca di recettori CD4, che riconoscono l'omologo, la proteina g20, sul virus e, convinti che si tratti di un membro della loro famiglia, lo lasciano entrare senza problemi. Un po' come se tu incontrassi per strada un individuo che ti somiglia e, decidendo che si tratti di un tuo parente, lo invitassi in casa tua. E questo prendesse possesso del tuo appartamento e ti trasformasse nel suo cameriere personale.

Affinché i microorganismi riescano però a stabilirsi nel nucleo, serve che un altro recettore venga convinto, il CCR5. L'1% della popolazione mondiale presenta un CCR5 difettivo. Queste persone risultano immuni all'Hiv, perché, di fatto, le loro cellule ignorano la presenza del virus e questo semplicemente non può impiantarsi. Su Ohga te ne avevamo già parlato a proposito del secondo paziente guarito da questa patologia.

I tipi di Hiv

La chiami genericamente Aids (Acquired Immune Deficiency Syndrome), ma questa patologia viene provocata da un virus che ha, tra le diverse caratteristiche, quella di mutare molto rapidamente e di farlo in continuazione. Per questa ragione esistono diversi tipi di Hiv. Innanzitutto i due ceppi che possono contagiare anche l'essere umano sono l'Hiv-1 e l'Hiv-2. Il primo era stato chiamato anche Lav ed è quello più infettivo. Si trova soprattutto in Europa, America e Africa Centrale. Il secondo invece è localizzato in Africa occidentale e Asia e porta a sviluppare una forma di Aids dai sintomi leggermente attenuati rispetto alla manifestazione classica che avrai in mente.

A partire da questa prima divisione, nascono però tutta una serie di problemi. Innanzitutto, il virus non manifesta subito i primi sintomi e quindi è in grado di mimetizzarsi tra le tue cellule e agire indisturbato per un tempo che può combaciare addirittura ad anni. E si trasforma. Mette in atto tutta una serie di mutazioni che vanno a costituire dei nuovi sottotipi e che prendono il nome di clade. Il più diffuso nei Paesi occidentali è il sottogruppo B del gruppo M, ma i viaggi sempre più frequenti e i flussi migratori sempre più ingenti stanno favorendo la diffusione anche di altre sottocategorie. L'Hiv quindi non è un semplice virus, ma una costellazione di agenti patogeni in costante cambiamento e che sfruttano le tue stesse molecole per proliferare: ecco perché è così difficile trovare una cura.

Esistono altri retrovirus? Sì, esistono diversi retrovirus, ma non colpiscono l'essere umano. L'unica eccezione è l'HTLV, responsabile della leucemia a cellule T. Come potrai immaginare dal nome, si tratta di un'altra patologia del sangue piuttosto grave.

La differenza tra Hiv e Aids

Finora ti ho spiegato cos'è questo retrovirus e come si comporta nel tuo organismo. A questo punto ti sarà più facile capire il punto focale della questione: la differenza tra Hiv e Aids. Una volta che il virus dell'Hiv è entrato in uno dei tuoi linfociti, inizierà a replicarsi e provocherà un'infezione. Piano piano distruggerà i globuli bianchi e quando ne avrà eliminati troppi, il tuo organismo si accorgerà che c'è qualcosa che non funziona. Inizierai così ad avvertire i primi sintomi veri e propri, come i linfonodi ingrossati e la febbre. Ecco, quella è la malattia conclamata, cioè l'Aids.

Facendo le dovute distinzioni, si potrebbe paragonare questo meccanismo a quello di altri virus, tra cui l'herpes labiale. Una volta che lo hai contratto, rimane dentro di te e non c'è modo di eliminarlo. Ma l'eruzione cutanea si manifesta solo quando le tue difese immunitarie si abbassano ed è in quel momento che dici di avere "la febbre al labbro". Hiv e Aids funzionano più o meno così. Solo che la posta in gioco è ben più alta. Freddie Mercury, il cantante dei Queen, aveva l'Aids ed è morto. Il celebre attore americano Charlie Sheen, quello di Due uomini e mezzo, ha scoperto di avere l'Hiv nel 2011 e ha potuto continuare a lavorare. E come lui, tantissime persone in tutto il mondo convivono con questo agente patogeno e possono avere una buona qualità di vita.

Lo scopo delle uniche cure considerate valide al momento, ovvero dei farmaci antiretrovirali, è proprio questo: fare in modo che il virus non continui a replicarsi e non diventi mai Aids.

Portatore sano e sieropositivo

Passiamo ora ad altri termini che entrano in gioco quando si affronta questo argomento: sieropositivo e portatore sano. Si diventa sieropositivi quando si entra in contatto con il virus dell'Hiv e lo si rimane per tutta la vita. Sieropositivo significa letteralmente che nel tuo sangue è presente l'anticorpo che segnala questo agente patogeno e di conseguenza sei risultato positivo al test. I farmaci antiretrovirali fanno in modo che il virus se ne rimanga tranquillo e non proliferi, mantenendo anche contenute le probabilità di trasmissione da una persona malata a una sana.

Esiste poi un caso particolare in cui potresti aver contratto l'Hiv, ma non correre troppi rischi. Nel tuo corpo, insomma, il virus non si sta replicando e le cause possono essere diverse. Quando si verifica questa situazione, si parla di portatore sano. Attenzione, però: magari tu non avrai mai l'Aids, ma rimani comunque contagioso, proprio come una persona sieropositiva.

La trasmissione dell'Hiv

Anche se sei portatore sano, dunque, dovrai prestare attenzione a tutti i veicoli di trasmissione dell'Hiv, che sono tre: il sangue, le secrezioni degli organi genitali e la cosiddetta via "verticale", cioè da madre a figlio. Nei Paesi occidentali, però, sono soprattutto i rapporti sessuali non protetti a favorire la diffusione dell'agente patogeno.

In Italia, poi, le donazioni di sangue e di prodotti emoderivati sono sicure al 100%. La via ematica assume quindi importanza solo in caso di persone tossicodipendenti che utilizzano siringhe non sterili e che passano di mano in mano.

La trasmissione verticale è invece un problema soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, anche se questo non significa che tu possa ritenerti completamente fuori pericolo. Il contagio in questo caso avviene quando la madre è sieropositiva e partorisce e allatta il bambino senza sottoporsi alla terapia antiretrovirale e rispettare tutti gli accorgimenti da assumere.

I sintomi dell'Hiv

Nella maggior parte dei casi, l'Hiv non dà sintomi, e anche quando compaiono, le manifestazioni sono in genere trascurabili e ricordano vagamente quelle della mononucleosi: febbre, mal di testa, lieve gonfiore alle ghiandole linfatiche e stanchezza generale. A volte possono comparire un dolore diffuso ai muscoli del tuo corpo e l'ingrossamento di fegato e milza. Infine, in caso di individui più sensibili, si verificano anche episodi di nausea e vomito, sudorazione notturna e la presenza di afte nel cavo orale. Potrebbe quindi già sorgerti un dubbio, ma il più delle volte il tuo pensiero non correrà subito all'Hiv il quale, una volta terminata questa prima fase dell'infezione, tornerà a essere del tutto asintomatico.

Inizierà così lo stadio più lungo, chiamato di latenza. In assenza di trattamento, l'agente patogeno sarà libero di replicarsi e diffondersi. Potrebbero volerci anche una decina d'anni prima di arrivare alla fase sintomatica e non poter quindi più ignorare la patologia. A questo punto, i tuoi linfonodi saranno perennemente ingrossati e le sudorazioni notturne avverranno sempre più di frequente.

L'ultimo periodo è quello dell'Aids vera e propria, dove il tuo sistema immunitario risulta fortemente indebolito e non ha più le forze per contrastare gli attacchi al tuo organismo. Se ancora non farai ricorso alla terapia antiretrovirale, la tua aspettativa di vita andrà da pochi mesi a tre anni al massimo.

Una precisazione, però, è necessaria: non si muore esattamente di Sindrome da immunodeficienza acquista. Questa però sfoltisce drasticamente l'esercito di anticorpi che hai prodotto e sarai quindi fortemente esposto a malattie e infezioni. In particolare, alcuni tipi di tumore, come quelli che interessano il sistema linfatico, e le infezioni opportunistiche. Queste ultime si chiamano così perché colpiscono soprattutto gli individui immunodepressi e insorgono quanto il tuo organismo sembra lasciare campo libero all'ospite indesiderato. Per farti un esempio, Freddie Mercury è morto a causa di una rara forma di polmonite provocata dal protozoo Pneumocystis carinii, mentre Andrew Beckett, l'avvocato impersonato da Tom Hanks nel film Philadelphia, è deceduto per il sarcoma di Kaposi.

Fonti| Humanitas; Adnkronos; Medici senza frontiere; Ministero della Salute

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