I bambini con autismo sono meno interessati al baby talk: uno studio che “apre le porte alla medicina di precisione”

La mancanza di interesse verso il linguaggio materno nei primi anni di vita può essere un sintomo di autismo. Lo ha dimostrato un nuovo studio che punta allo sviluppo di strumenti di diagnosi precoce per i disturbi dello spettro autistico (ASD).
Valentina Rorato 15 Gennaio 2022
* ultima modifica il 15/01/2022

È chiamato tecnicamente baby talk ed è il linguaggio buffo e cantilenante con cui i genitori, soprattutto le mamme (infatti è detto anche motherese), parlano con i loro bambini, quando sono molto piccoli. Secondo uno studio dell'Università della California di San Diego, se il bimbo mostra poco interesse per la comunicazione con i genitori, non si impegna a parlare, può essere un primo segno di disturbo dello spettro autistico (ASD).

Gli esperti hanno utilizzato numerose tecniche per individuare le aree cerebrali responsabili della reazione di un piccolino ai discorsi infantili, quelli che trasformano cane in bau bau e gatto in miao miao. Precedenti ricerche hanno dimostrato che i bambini preferiscono ascoltare il motherese, rispetto al linguaggio da adulti, perché intrattiene in modo più efficace la loro attenzione ed è una componente importante del legame emotivo. Inoltre, favorisce le esperienze di apprendimento tra bambino e genitori. Un primo segno di disturbo dello spettro autistico (ASD) nei bambini è, dunque, una risposta ridotta al linguaggio materno.

"Questo nuovo studio, che ha combinato immagini cerebrali all'avanguardia, monitoraggio oculare e test clinici, apre le porte alla medicina di precisione nell'autismo", ha dichiarato l'autore senior Eric Courchesne, professore di neuroscienze e co-direttore del Centro di eccellenza per l'autismo presso UCSD. "Per la prima volta, stiamo capendo quale sia il possibile impatto sul cervello per i bambini con autismo che non prestano attenzione alle informazioni sociali".

I ricercatori sospettavano che i piccoli con ASD sperimentassero uno sviluppo alterato dei meccanismi innati che rispondono ai discorsi infantili. E così hanno condotto una serie di test coinvolgendo 71 bambini piccoli e 14 adulti.

Hanno utilizzato la risonanza magnetica funzionale (fMRI) per misurare l'attività cerebrale dei bambini che dormono in risposta a chiacchiere e altri discorsi. Hanno anche valutato il loro sviluppo linguistico e hanno utilizzato la tecnologia di tracciamento oculare per misurare le loro risposte ai suoni della mamma e alle immagini non vocali dei computer.

Che cosa è emerso? I bimbi autistici hanno mostrato meno interesse per le attività sociali e tutto ciò che normalmente attirerebbero l'attenzione di un bambino piccolo, come guardare altri bambini giocare, cantare o ballare.

E non è tutto, perché i bambini con le risposte neurali più scarse al baby talk hanno mostrato sintomi asociali più gravi, risultati linguistici più scarsi e attenzioni verso i discorsi infantili più ridotte. A differenza di neonati e bambini piccoli con sviluppo tipico che hanno mostrato risposte e affinità più forti al baby talk.

I ricercatori, inoltre, hanno confermato i risultati correlando gli schemi comunicativi con le risposte del cervello e del comportamento. La corteccia temporale superiore, un'area cerebrale che elabora suoni e linguaggio, ha risposto in modo più debole al baby talk e alle emozioni nei bambini con ASD.

Nel corso dello studio è stato tuttavia osservato anche un sottogruppo di bambini con disturbo dello spettro autistico che ha mostrato una alta attivazione cerebrale e una buona attenzione al linguaggio materno.

"Il fatto che alcuni bambini con autismo abbiano mostrato una forte attivazione cerebrale e una buona attenzione al linguaggio materno è incoraggiante per due ragioni: in primo luogo, perché suggerisce che questi particolari bambini con autismo hanno probabilmente buoni risultati", ha detto il coautore dello studio Karen Pierce, professoressa di neuroscienze all'UCSD e condirettore dell'Autism Center of Excellence. "E in secondo luogo, suggerisce una nuova area per il trattamento". Gli autori hanno affermato che i loro risultati potrebbero portare allo sviluppo di strumenti diagnostici e biomarcatori per l'identificazione precoce dell'ASD.

Fonte | "Neural responses to affective speech, including motherese, map onto clinical and social eye tracking profiles in toddlers with ASD" pubblicato il 3 gennaio su Nature Human Behaviour.

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