I bambini, il Covid-19 e la malattia simile alla Kawasaki, il prof. Ravelli: “Vi spiego che cosa abbiamo scoperto finora”

Che rapporto c’è tra l’infezione da Coronavirus nei bambini e l’insorgenza della sindrome infiammatoria multisistemica pediatrica? E con la malattia di Kawasaki? Ne abbiamo parlato con il professor Angelo Ravelli, Direttore Scientifico dell’Istituto Gaslini di Genova e tra i più attivi investigatori dell’iper-infiamamzione multi-organo.
Kevin Ben Alì Zinati 2 Maggio 2021
* ultima modifica il 02/05/2021
Intervista al Prof. Angelo Ravelli Professore Ordinario di Pediatria all'Università degli Studi di Genova e Direttore Scientifico dell'IRCCS Istituto Giannina Gaslini.

È la sindrome di Kawasaki, o forse no. Pochi mesi dopo l’inizio della prima ondata, il binario su cui correva la pandemia dei bambini si è biforcato e a un certo punto medici e pediatri si sono trovati, come dei capitreno, di fronte a un bivio.

Sars-CoV-2 non ha risparmiato i più piccoli, ma li ha sempre colpiti in maniera meno grave, manifestandosi spesso in forma silenziosa e asintomatica. In rari casi, però, chi si è palesato non era il Covid-19, bensì una malattia diversa.

Se ti ricordi, in prima battuta la sintomatologia ha fatto pensare a una forma più aggressiva sindrome di Kawasaki anche se poi successivi studi hanno messo in chiaro che l’infezione da Coronavirus nei bambini poteva provocare una patologia completamente nuova: una iper-infiamamzione multi-organo simile ma diversa dalla Kawasaki, ribattezza Mis-C (o Multisystem inflammatory syndrome in children).

A un anno di distanza, tutto ciò che finora la scienza ha scoperto sul triangolo tra Covid, Mis-C e bambini è stato raccolto nel più grande studio mai condotto finora negli Stati Uniti, pubblicato sulla rivista Jama. Qui sono stati analizzati i dati di oltre 1700 pazienti sotto i 20 anni ricoverati tra marzo 2020 e gennaio 2021 negli Usa.

Nelle pagine firmate dai Centers for Disease Control and Prevention americani il legame temporale tra la Mis-C e la pandemia ha trovato ulteriori conferme: circa il 75% dei bambini che da 2 a 5 settimane dopo l’infezione hanno sviluppato la Mis-C, avevano sofferto di Covid-19, seppur in maniera del tutto asintomatica.

Inoltre, i ricercatori hanno anche descritto un identikit più accurato della malattia, i cui maggiori sintomi sono l’eruzione cutanea, disturbi gastrointestinali, l’ipotensione e lo shock oltre a diversi problemi di natura cardiovascolari come la disfunzione cardiaca, il versamento pericardico, la miocardite, la dilatazione o l’aneurisma delle arterie coronarie.

Un quadro ben noto al professor Angelo Ravelli, Professore Ordinario di Pediatria all’Università degli Studi di Genova e Direttore Scientifico dell’Istituto Giannina Gaslini.

Nell’ultimo anno, nei suoi reparti ha assistito più di un bambino affetto dalla malattia di Kawasaki o dalla Multisystem inflammatory syndrome e fin dall’inizio è stato uno tra i più attivi investigatori di questo trittico.

Professor Ravelli, ad oggi cosa sappiamo della correlazione tra l’infezione da Sars-CoV-2 e l’insorgenza di un maggior numero di casi malattia di Kawasaki o di questa nuova Mis-C in Italia?

In Italia, nella prima ondata della pandemia, abbiamo visto circa 150 bambini che, dopo una positività alla sierologia o al tampone per il Covid-19, presentavano le classiche caratteristiche della malattia di Kawasaki: tra questi, un numero inferiore di bambini presentava un quadro clinico iper-infiammatorio più aggressivo a causa di quella che poi è stata definita MIS-C o sindrome infiammatoria multisistemica.

Quando la pandemia si è arrestata, durante l’estate scorsa, non abbiamo più registrato casi mentre con la seconda ondata di autunno i casi sono ritornati.

Il prof. Angelo Ravelli, Direttore Scientifico del Gaslini di Genova

Cos’è cambiato?

Basandomi sull’esperienza del Gaslini di Genova posso dire che nella prima ondata abbiamo visto soprattutto bambini con la classica malattia di Kawasaki, nella seconda ondata invece sono state più le forme iper-infiammatorie. Sono comparse post-infezione, tra le 4 e le 6 settimane dopo il Covid, e sono state riscontrate in una popolazione di bambini con un’età media più alta. Inoltre hanno comportato una sintomatologia più aggressiva con miocarditi, disturbi gastrointestinali, dolore addominale importante oltre a vomito e diarrea.

Che relazione c’è tra la Kawasaki vera e propria e la sindrome infiammatoria multisistemica?

Vi sono opinioni e teorie divergenti. La maggior parte degli esperti ritiene che siano due malattie diverse. La Mis-C è più grave, comporta una frequenza più alta di miocarditi, sintomi gastrointestinali e colpisce bambini in età più elevata, intorno 9-10 anni, quando la Kawasaki si manifesta invece tipicamente sotto i 5 anni e ha il picco a 2. C’è però chi, come il sottoscritto, ritiene che la Kawasaki e la Mis-C facciano parte dello stesso spettro. Come se vi fosse un continuum della malattia che da forme meno gravi, la Kawasaki classica, arriva a forme più gravi, la sindrome infiammatoria multisistemica. Le due patologie condividono, infatti, diverse somiglianze. I sintomi: febbre, eruzione cutanea, congiuntivite e arrossamento degli occhi, edema delle estremità. In più, anche il trattamento è spesso sovrapponibile. La grande maggioranza di casi di Mis-C ha ricevuto immunoglobuline endovena, che è il trattamento standard per i bambini con la Kawasaki. E i pazienti resistenti a questa terapia hanno ricevuto cortisone o anakinra, un farmaco biologico inibitore dell’Interleuchina 1 che viene utilizzato anche per la Kawasaki. C’è anche un’altra somiglianza.

Cioè?

Una fetta importante di bambini con Mis-C ha sviluppato aneurismi o dilatazioni delle arterie coronariche. Anche questa è una caratteristica della malattia di Kawasaki e non ci sono altre malattie infiammatorie nei bambini che diano aneurismi coronarici. Sono convinto, dunque, che la Mis-C sia come un fenotipo molto più grave della Kawasaki, causato da un virus molto aggressivo e invasivo.

In che modo Sars-CoV-2 causa l’insorgenza di queste malattie?

Dipende da una reazione iper-infiammatoria. Succede così: i bambini con il Covid-19, molto spesso sviluppato in forma asintomatica o paucisontimatica, guariscono anche abbastanza in fretta ma dopo 4-6 settimane sviluppano la Mis-C. È la risposta immunologica di difesa nei confronti del Coronavirus che in alcuni soggetti predisposti determina reazioni immunitarie anomale.

Tra i fattori di rischio, quindi, è decisiva anche la componente genetica.

Di solito la Kawasaki colpisce soprattutto bambini giapponesi, coreani o comunque dell’estremo Oriente. Come dimostrato anche dallo studio pubblicato su Jama, oltre il 70% dei bambini inseriti nella coorte appartiene a popolazioni non abitualmente predisposte alla malattia di Kasawaki come gli afro-americani e gli ispanici. Siccome pochi bambini che hanno avuto il Covid vanno incontro a questa complicanza, credo che la componente genetica giochi un ruolo determinante nello sviluppo di forme di Kawasaki molto più aggressive e importanti.

Professor Ravelli, che si trattai di Kawasaki o Mis-C, si tratta di un’eventualità preoccupante? 

Ritengo di no. Al Gaslini, per esempio, non stiamo più registrando casi da diverse settimane. La frequenza va di pari paso con l’andamento dell’infezione, più declina e più diminuisce anche il numero di questi casi, sia di Kawasaki che di Mis-C. Va detto, poi, che i bambini più piccoli, da 0 a 4 anni, hanno una frequenza più bassa di manifestazioni severe rispetto ai più grandi. In più, ricordiamo che in Italia, ad oggi, non c’è stato nessun caso fatale, diversamente da quanto avvenuto negli Stati Uniti. Forse perché i nostri pediatri, reumatologi e cardiologi conoscono molto bene la malattia di Kawasaki e hanno trattato i piccoli pazienti per tempo e con terapie adeguate. Al Gaslini, per esempio, nessuno dei 20 bambini ricoverati è finito in terapia intensiva. Se estendiamo questa analisi a tutto il territorio nazionale, possiamo vedere come i numeri ci confermino tra i paesi più virtuosi.

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