I Coronavirus sono termolabili: cosa significa?

Il nuovo Coronavirus, così come diversi altri virus e batteri, non può resistere a temperature elevate. Per la precisione, già a 70 gradi subisce delle alterazioni che lo rendono meno pericoloso. Ecco perché il consiglio è quello di cuocere sempre carne e pesce. Ma vediamo quali altre considerazioni e speranze possiamo ottenere da questa affermazione.
Giulia Dallagiovanna 25 Febbraio 2020
* ultima modifica il 22/09/2020
Con la collaborazione del Dott. Giuseppe Miserotti Medico di Medicina Generale e referente regionale ISDE (Associazione medici per l'ambiente) per la regione Emilia-Romagna

Ti sei mai chiesto come vengano sterilizzati gli strumenti medici e ospedalieri? Esistono diversi metodi, ma uno dei più utilizzati, e probabilmente anche dei più antichi, consiste nell'esporre l'oggetto a temperature così alte che nessuna forma di vita sopravvive. Dunque, qualsiasi batterio, virus, spora o altro agente patogeno muore. Ecco, anche il nuovo Coronavirus è "termolabile", cioè non può resistere alle alte temperature.

Lo conferma anche l'Ars della regione Toscana, che precisa come il Sars-Cov-2 non resiste oltre i 70 gradi. Un calore nemmeno così eccessivo se pensi che l'acqua di solito bolle attorno ai 100 gradi. Per questa ragione, è il momento di lasciare per un po' da parte l'amore per i cibi crudi e cercare di cuocere sia carne che pesce. Non è ancora stata dimostrata la trasmissione attraverso gli alimenti, ma non è decisamente il caso di rischiare.

Per la verità termolabile significa: "soggetto a decomposizione o alterazione per effetto del calore" ed è i contrario di termostabile. Questo vuol dire che non è detto che l'agente patogeno scomparirà del tutto una volta ripassato in padella, ma sicuramente non rappresenterà più un pericolo per te. Verrà invece sicuramente eliminato durante il processo di sterilizzazione degli strumenti ospedalieri.

Gli esperti raccomandano di cuocere il pesce a la carne per scongiurare ogni pericolo

Insomma tutto questo non è una vera novità, come avrai potuto capire. Ne possiamo però trarre un paio di considerazioni utili e confortanti. Prima di tutto, sappiamo (noi, perché i medici già lo sapevano) che un ambiente dove è stata ricoverata o isolata una persona contagiata, può essere sanificato in modo efficace e tornare sicuro per chi dovrà accedervi dopo di lei.

In secondo luogo, il caldo estivo, che ormai parte già da inizio della primavera, potrebbe essere un nostro alleato. Mentre ti raccontavo dell'evolversi della stagione influenzale in Italia, era emerso che si era registrato un brusco aumento delle sindromi para-influenzali a causa dei frequenti sbalzi di temperatura. Non faceva cioè freddo a sufficienza per permettere ai soli ceppi dell'influenza vera e propria di circolare.

Tra quelli agevolati dal clima instabile c'erano anche i coronavirus umani endemici (HCoV), che, assieme ai rhinovirus, sono tra le principali cause del comune raffreddore. Il dottor Giuseppe Miserotti di ISDE (Associazione medici per l'ambiente) ci ha confermato che esiste la possibilità che la circolazione del nuovo Coronavirus sia stata favorita da un inverno insolitamente mite e quindi dal cambiamento climatico. Forse però l'arrivo del caldo finirà per ridurre la sua capacità infettiva e quindi contribuirà ad eliminare il pericolo epidemia, in attesa che venga finalmente trovato il vaccino.

Il virologo Giovanni Maga, del CNR di Pavia, invita comunque a non farsi illusioni, però la speranza esiste. Almeno questo.

Il parere dell'esperto

Ecco cosa ci aveva raccontato il dottor Miserotti a proposito del nuovo Coronavirus e del cambiamento climatico:

"Sicuramente il nuovo Coronavirus ha risentito in modo indiretto delle nicchie ecologiche che stanno cambiando e che stanno provocando alterazioni molto importanti. Si tratta di un virus nuovo che deve ancora essere studiato e per il quale va comunque premesso che deriva da una zoonosi e che ha fatto il salto di specie. Ma questo problema è già stato evidenziato per altre emergenze che si sono verificate negli anni scorsi con i virus influenzali".

Fonti| Ars Toscana; Enciclopedia Treccani 

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