I Paesi poveri non hanno vaccini a sufficienza: le conseguenze potrebbero mettere a rischio l’Occidente

I Paesi industrializzati hanno acquistato praticamente tutte le dosi di vaccino che verranno prodotte quest’anno. Il restante 90% della popolazione mondiale potrebbe non raggiungere l’immunità di gregge. Ma ti sei mai chiesto se potrebbe rappresentare un rischio anche per te? Purtroppo, la risposta è sì. Lo chiarisce Rossella Miccio, presidente di Emergency.
Giulia Dallagiovanna 1 Aprile 2021
* ultima modifica il 02/04/2021
Intervista alla Dott.ssa Rossella Miccio Presidente di Emergency

Nove persone su 10 non riceveranno il vaccino contro il Covid-19. Non sto parlando di cittadini italiani: avremo tutti la possibilità di venire immunizzati prima o poi. Mi riferisco piuttosto a quelle popolazioni che vivono nelle aree più povere del Pianeta. "Ma se non ne abbiamo abbastanza neanche per noi, come possiamo preoccuparci anche degli altri?" starai pensando. E sarebbe anche comprensibile, se non fosse che siamo proprio noi a correre il rischio di vedere vanificato ogni sforzo compiuto.

I Paesi più ricchi si sono accaparrati praticamente tutte le dosi di vaccino che potranno essere prodotte nell'arco di quest'anno e forse anche del 2022. Sono le leggi del mercato: chi può pagare di più, ha un trattamento migliore. Salvo poi ritrovarsi a fare i conti con le conseguenze di questa cecità. A farci un quadro completo della situazione e del pericolo che corriamo è Rossella Miccio, presidente di Emergency.

Dottoressa Miccio, nelle ultime settimane è partito finalmente il programma Covax, sostenuto tra gli altri dall'UNICEF e dall'Organizzazione mondiale della sanità. Lo scopo sarebbe quello di garantire dosi di vaccino anche a quei Paesi che non riescono ad acquistarle. La situazione comincia a migliorare?

Sono arrivate le prime dosi di vaccino in quasi tutti i Paesi in via di sviluppo, è vero, ma il problema è la quantità. Sono state riservate alla protezione delle categorie prioritarie, come operatori sanitari e pazienti estremamente fragili, ma al momento non si riesce a coprire nemmeno l'1% della popolazione.

Dobbiamo quindi attendere che attraverso Covax arrivino dosi per tutti?

In realtà, l'obiettivo che si pone è quello di garantire la vaccinazione al 20% della popolazione, quindi non si raggiungerà comunque l'immunità di gregge. Questa iniziativa ha dei limiti importanti.

Quanto ha colpito il SARS-Cov-2 nei Paesi in via di sviluppo?

La situazione è stata diversa da Paese a Paese, ma ha avuto un andamento simile a quello che è accaduto in Europa: fasi di picco dei contagi e poi di discesa. Ora, per esempio, un collega ci ha raccontato che in Sudano stanno registrando un nuovo aumento dei casi. Bisogna anche rapportare i numeri alla limitatissima capacità diagnostica che hanno questi stati, visto che i Paesi più ricchi hanno fatto man bassa anche di tamponi. Le cifre, in generale, sono molto poco attendibili. In alcuni Paesi africani la malattia è stata molto impattante, anche perché si va ad aggiungere a situazioni già problematiche dove ci sono guerre, conflitti, un sistema sanitario inadeguato e così via.

Di quali aree stiamo parlando di preciso?

Sicuramente dei Paesi africani, ma anche di zone come l'Afghanistan o il Pakistan, così come alcuni Stati dell'America Latina. E non dimentichiamoci dell'Europa orientale: i Balcani, ad esempio. Sono davvero tantissimi i Paesi che fanno affidamento sul sistema Covax, che però è limitato e limitante. Si basa sulla buona volontà di Paesi donatori che possono decidere spontaneamente di donare fondi economici oppure dosi di vaccino che hanno acquistato in surplus. La terza opzione possibile è quella di provare a facilitare i contatti e gli accordi tra i singoli Paesi e le aziende produttrici.

È difficile immaginare che qualche Paese occidentale voglia cedere le proprie dosi a un'altra nazione oppure che le aziende farmaceutiche accettino di vendere i propri vaccini a un prezzo ridotto. In un momento come questo, dove la domanda supera di gran lunga l'offerta…

Esatto. Anche Paesi che all'inizio avevano cominciato a fare donazione massicce, si sono poi tirati indietro. L'India, ad esempio, quattro settimane fa aveva inviato mezzo milione di dosi – prodotte proprio nel suo territorio – all'Afghanistan. In questo modo è potuta partire la campagna vaccinale. Ora però ha dovuto smettere, perché si è registrato un forte aumento dei casi e ha deciso di dare la priorità ai propri cittadini.

Un atteggiamento comprensibile. Ma allora quali soluzioni restano?

Il problema reale che tutti stiamo affrontando è la limitata capacità produttiva delle aziende che hanno sviluppato i vaccini già approvati. Di conseguenza, se vogliamo essere certi di essere tutti protetti, l'unica vera soluzione concreta sarebbe quella di sospendere temporaneamente i brevetti e metterli a disposizione di tutte quelle aziende, a livello mondiale, che abbiano le capacità e le competenze per produrre questi vaccini. Solo così aumenteremo la produzione e potremmo immunizzare tutti.

Non è solo una questione di etica, quale rischio corriamo in Occidente?

Emergency fa parte di People Vaccine Alliance (PVA). L'alleanza ha fatto un'indagine che ha coinvolto 77 epidemiologi di 28 Paesi del mondo, per avere un'opinione scientifica sui rischi di questi ritardi. La maggioranza di questi esperti ha dichiarato che abbiamo pochissimo tempo a disposizione, meno di un anno per poter garantire una copertura vaccinale a tutto il mondo, se non vogliamo che si sviluppino varianti che rendano meno efficaci i vaccini.

Il pericolo insomma è quello di trovarci di nuovo in una situazione pandemica, nonostante le campagne vaccinali a tappeto in Europa, Stati Uniti e negli altri Paesi industrializzati.

Proprio così. È una corsa contro il tempo per evitare di rendere vani tutti i sacrifici che i cittadini hanno compiuto. Ci sono persone che hanno perso il lavoro, che si sono ritrovate in condizioni di povertà. Ma se non riusciamo a garantire una copertura vaccinale globale, tutto questo rischia di non vedere una fine.

Una prospettiva davvero molto preoccupante..

Rischiamo di non uscire mai davvero dalla pandemia. Il mondo intero è stato coinvolto e quindi la risposta deve essere globale. Non possiamo pensare di poter tutelare solo il nostro orticello, perché il virus ha già dimostrato di non rispettare i confini e se ci saranno enormi porzioni di popolazione non vaccinata, continuerà a circolare e a mutare. Ricordiamoci che i Paesi ricchi rappresentano solo il 10% della popolazione. C'è la concreta possibilità che non potremo tornare davvero alla nostra vita normale.

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