I test rapidi sono una risorsa o un limite? La prof.ssa Borghi: “Poco sensibili, negli asintomatici danno troppi falsi negativi”

La microbiologa dell’Università degli Studi di Milano ci ha spiegato che, rispetto ai tamponi molecolari, i test antigenici rapidi sono molto meno sensibili e non riescono ad individuare il virus se è presente nell’organismo in poche copie. Chi non presenta sintomi ma è infetto ha una bassa carica virale e un tampone poco sensibile è quindi più facile da ingannare, con il rischio che un falso negativo dia comunque diritto al Green pass.
Kevin Ben Alì Zinati 24 Novembre 2021
* ultima modifica il 24/11/2021
Intervista alla Prof.ssa Elisa Borghi Microbiologa dell'Università Statale Milano

Da risorsa a tallone Achille del nostro sistema di difesa contro Sars-Cov-2. I test antigenici rapidi sono finiti ancora sul banco degli imputati perché ad oggi, nel pieno della quarta ondata di contagi, non garantirebbero un’alta affidabilità nel tracciamento dei positivi.

Colpa, secondo la professoressa Elisa Borghi, microbiologa dell’Università Statale di Milano, della loro scarsa sensibilità“Questi tamponi hanno un’inferiore capacità di evidenziare la presenza di basse quantità di virus. Si tratta di una caratteristica intrinseca perché la tecnologia che sfruttano, cioè la rilevazione degli antigeni del virus e non del Rna, non prevede l’amplificazione del segnale”. 

Se le stime di Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza, sono corrette, il test rapido presenterebbe un 30% di risultati sbagliati: su una media di circa 500mila tamponi effettuati tutti i giorni, di cui una grandissima parte antigenici, puoi capire che sono migliaia le persone che nonostante un esito negativo in mano ottengono il Green pass e anziché immuni diventano fonte di contagio.

Professoressa Borghi, nella scarsa affidabilità dei test antigenici rapidi c’entra anche il tipo di campione che viene prelevato?

Sì, perché molti di questi test rapidi non sono effettuati su un campione naso-faringeo ma solo su prelievi nasali, di per sé meno ottimale dell’altro. È dimostrato che un tampone nasale e uno oro-faringeo uniti nella stessa analisi raggiungono la medesima sensibilità di un tampone naso-faringeo, che entra dal naso e arriva alla faringe. Il tampone nasale da solo dunque non è sufficiente, è un campionamento parziale.

La minor sensibilità dei test rapidi sta aumentando notevolmente anche il rischio dei cosiddetti “falsi negativi”. 

Dal mio punto di vista il rischio è più alto nella popolazione asintomatica. Il tampone molecolare, salivare o naso-faringeo, è in grado di rilevare poche copie di virus, anche al di sotto di 100 copie e l’asintomatico viene dunque rilevato. I sintomatici hanno una replicazione virale intensa e una carica virale maggiore e dunque possono anche utilizzare i test rapidi che offrono vantaggi legati alla sua rapidità: nella porzione asintomatica ciò non può valere. Sto parlando dei bambini, di chi ha sintomi aspecifici o di soggetti vaccinati in cui si ha una replicazione virale transitoria in attesa che il sistema immunitario si riattivi. In questi soggetti la sensibilità del saggio – che è bassa nel test rapido – dà molti più falsi negativi.

Quindi è possibile che un soggetto negativo al tampone rapido possa risultare positivo a distanza di qualche ora? 

Nella nostra esperienza abbiamo visto che dalla mattina alla sera il risultato può cambiare. Abbiamo osservato che un test antigenico rapido eseguito la mattina in aeroporto con esito negativo poteva poi essere contraddetto da un test molecolare fatto la sera, con esito invece positivo.

E da cosa dipende?

Sempre dalla sensibilità del test. A distanza di poche ore la carica virale può essere aumentata ma, nel caso dell’aeroporto, l’errore stava nel primo test, che non era negativo. La scarsa sensibilità non è in grado di rilevare poche tracce di virus.

Ad oggi il tampone antigenico rapido ai fini del Green pass ha una validità di 48 ore. C’è dunque tutto il tempo per avere un esito falsamente negativo e sviluppare comunque l’infezione. 

Se un soggetto all’inizio dell’infezione non ha sintomi e ha quindi una bassa presenza di copie virali utilizza un test più sensibile aumenta le possibilità di mettere in evidenza anche le fasi più precoci dell’infezione. Con il test antigenico ciò non è possibile. Il molecolare è in grado di individuare anche “sole” 100 copie virali, con il test rapido il minimo necessario sono 10mila copie: stiamo parlando di 2 ordini di grandezza superiori. A questo punto è chiaro che una validità di 48 ore non garantisce la sicurezza.

Bene dunque che si voglia accorciare la sua validità?

Spero che si proceda in questa direzione. Potrebbe essere un altro modo per rischiare il meno possibile. Il test antigenico rapido rischia di dare una falsa certezza, le persone si sentono negative e quindi magari abbassano la guardia.

Lei è d’accordo nel tenere anche il test antigenico rapido come strumento per ottenere la certificazione verde?

Oggettivamente ci sono situazioni, come prima di un evento, dove i molecolari non sono applicabili visto che hanno un tempo minimo di processamento di 3 ore. Ci sono aspetti positivi nell’avere un test rapido in grado di dare una risposta in tempi molto ridotti: laddove si può evitare però lo eviterei.

In questo aumentato rischio di falsi negativi gioca un ruolo anche la variante Delta Plus, più contagiosa e oggi arrivata anche in Italia?

La presenza di una variante più contagiosa aumenta certamente il rischio. Le forme mutate più contagiose sono quelle che si replicano più velocemente e sono dunque maggiormente presenti nei fluidi biologici. Un soggetto infetto che starnutisce, parla o canta emette droplets con un numero di particelle virali più alto ed è quindi più contagioso. In presenza di una variante che replica più velocemente, anche il tempo che passa da avere una bassa carica e una più elevata è determinante. Oggi però credo sia l'inferiore sensibilità dei test antigenici a mettere in difficoltà il sistema. In questo momento, specialmente nella fascia asintomatica, il test antigenico è rapido ma rischioso perché non è in grado di essere sufficientemente sensibile per garantire all’individuo che lo sta effettuando di essere sicuramente negativo.

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