Il Coronavirus è stato favorito dal cambiamento climatico e dalla deforestazione, non si può più negare

Su Ohga ci eravamo posti il problema già un mese fa, ma ora è confermato: l’aumento delle temperature e gli inverni caldi hanno favorito la diffusione del SARS-Cov-2. Mentre la deforestazione e il commercio illegale di animali selvatici ne ha agevolato la comparsa. Lo dimostrano uno studio del virologo Robert Gallo e un report del WWF.
Giulia Dallagiovanna 16 Marzo 2020
* ultima modifica il 22/09/2020

Il nuovo Coronavirus, responsabile di una pandemia che sta spaventando il mondo e ti sta obbligando a rimanere chiuso in casa da giorni, è stato favorito dal cambiamento climatico e dalla deforestazione. Lo confermano un report del WWF e uno studio dell'Università del Maryland. Insomma, abbiamo inquinato il Pianeta, provocato il riscaldamento globale fregandocene di ogni effetto collaterale e ora le conseguenze vengono a bussarci alla porta. Certo, ci sono anche altre ragioni per cui il SARS-Cov-2 si è diffuso. Ma non è un caso se negli ultimi 20 anni abbiamo avuto diversi episodi di questo tipo, basti pensare alla SARS o all'influenza aviaria: è anche l'arco di tempo in cui le temperature sono state le più elevate di sempre. Proviamo quindi a capire nel dettaglio che cosa sta succedendo attorno a noi e cosa possiamo fare per provare a far fronte alla situazione.

Cosa c'entra il clima

I ricercatori dell'Institute of Human Virology del Maryland hanno trovato la correlazione tra il clima e la diffusione del nuovo virus. Tanto per darti un'idea di chi stiamo parlando, si tratta del team di Robert Gallo, lo stesso che nel 1983 scoprì l'Hiv. I risultati del lavoro, per quanto ancora da verificare con altri accertamenti, sono quindi da ritenersi attendibili.

In poche parole è stato evidenziato come il SARS-Cov-2 si sia propagato più facilmente in quei Paesi che avevano registrato minime comprese tra i 5 e gli 11 gradi centigradi e un tasso di umidità che andava dal 47 al 79%. All'interno di questa fascia puoi trovare infatti la Cina, e in particolare la zona di Wuhan, ma anche la Corea del Sud, che per diverso tempo è stato il secondo focolaio più grande al mondo, l'Iran, dove sono già stati superati i 400 morti, il Giappone e Seattle, che il New Yorker ha definito l'epicentro dell'emergenza negli Stati Uniti. Ma soprattutto, l'Italia del Nord, dove sono emersi i primi casi di contagio nel nostro Paese.

E qui arriva il problema: quelle minime sono alte. Troppo per i mesi invernali. Tra il 1997 e il 2000 eravamo abituati a raggiungere anche i -2,8 gradi in gennaio,e i -3 in febbraio. Ma proprio dall'inizio del nuovo millennio, la Terra ha iniziato a riscaldarsi e nel 2019 abbiamo raggiunto il drammatico record di 0,9 gradi oltre la media. Siamo quasi al punto di non ritorno.

D'altronde, ti sarai accorto anche tu quanto fosse assurdo che il termometro rimanesse fisso sui 20 gradi in febbraio, o che i fiori iniziassero a sbocciare già a gennaio. Bene, se le ipotesi del team di Gallo fossero confermate, significherebbe che queste condizioni innaturali e provocate dall'uomo hanno agevolato la circolazione del nuovo Coronavirus.

Le zoonosi

Il SARS-Cov-2 nasconde ancora alcune incognite, ma un dato è certo: è stato un animale a trasmetterlo all'uomo. I serbatoi naturali di questa famiglia di virus sono i pipistrelli e, in particolare, quelli del genere Rhinolophus. Sono chirotteri di dimensioni piuttosto piccole e che vivono soprattutto in Asia e Medio Oriente, anche se si possono trovare pure in Africa e in Europa. Quando decidono di riposarsi o di andare in letargo, questi mammiferi hanno l'abitudine di riunirsi in gruppi che possono raggiungere il milione di membri. Circostanze che favoriscono la diffusione di infezioni con le quali loro sembrano convivere piuttosto bene, per ragioni legate all'evoluzione.

A questo punto, le opzioni in campo sono due ed entrambe riguardano i "wet market", mercati dove vengono esposti animali selvatici vivi per macellarli direttamente davanti all'acquirente, senza alcuna protezione. Nel primo caso, potrebbe esserci stata una specie intermedia, come un pangolino, la cui carne è considerata una prelibatezza, una scimmia, un rettile o altro. Nel secondo, invece, la trasmissione potrebbe essere avvenuta per via diretta tra ottobre e novembre del 2019. Poi, con calma, il virus si è adattato per bene all'essere umano e ha capito come contagiare molte più persone in meno tempo. E si arriva così ai casi di fine dicembre.

Le zoonosi conosciute sono oltre 200 e molte hanno a che fare con le zanzare

Ma quello che importa a noi e che fa notare anche il WWF è che si tratta di una zoonosi, cioè di una malattia che esisteva prima negli animali e che poi ha fatto il cosiddetto "salto di specie" per infettare l'uomo. E non è certo la prima a cui assisti. Anche la SARS e la MERS trovano origine nei pipistrelli e così pure l'Ebola. Al momento le zoonosi conosciute sono oltre 200, secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, e molte provengono dalle zanzare, come la Dengue o la West Nile.

Il contagio avviene per prossimità. In alcune aree di questi "wet market" non si possono reperire né energia elettrica, né acqua corrente. Insomma, niente frigoriferi a disposizione. Gli animali devono quindi rimanere vivi: non sarebbe possibile conservare le loro carni in altro modo. Così, stretti in piccole gabbie e tutti ammassati, vengono in contatto con i vari fluidi corporei per giorni e il virus ha il tempo di adattarsi a una nuova specie. Quando poi li si macella o li si cucina, le particelle infette vengono liberate nell'aria e possono posarsi su qualsiasi superficie. Anche il corpo di un essere umano.

Il rispetto degli animali e le malattie

Ma come è possibile che l'uomo continui a entrare in contatto con specie selvatiche? Uno dei nodi più importanti della questione è proprio il rispetto degli animali. Secondo il WWF, da additare non sono solo i wet market, ma, più in generale, ma l'intero commercio illegale di animali selvatici.

Li andiamo a stanare nei loro nascondigli più remoti per poterli catturare e poi rivendere al miglior offerente. E non ci preoccupiamo di quanto la commistione tra essere umano e natura selvaggia possa rivelarsi pericolosa per noi. Eppure lo sappiamo: il 75% delle malattie conosciute fino ad oggi deriva da animali e nel 60% dei casi, questi sono selvatici. Proprio come è accaduto per il nuovo Coronavirus.

Il 75% delle malattie conosciute oggi proviene dagli animali e il 60% di questi erano selvatici

Vuoi un altro esempio famoso? L'Hiv è stata trasmessa all'uomo dalle scimmie, cacciate e macellate per poter sfruttare la loro carne e la loro pelliccia. Una storia dalla quale abbiamo imparato ben poco.

La deforestazione

Nel 2017 uno studio pubblicato su Science Advances denunciava che l'uomo avesse già distrutto il 7% delle foreste incontaminate. A guardare gli ultimi sviluppi, viene difficile persino credere che sia così poco. Lo scorso settembre sono stati bruciati diversi ettari di Foresta Amazzonica per far posto a coltivazioni e allevamento. E questo è solo l'ultimo esempio in ordine di tempo.

Ci sono quelle africane che devono essere rimosse in favore delle piantagioni di cacao, quelle della Malesia per l'olio di palma, ma anche i fiumi prosciugati in Cile e Messico dalle piante di avocado e così via. Per poter avere il nostro cibo preferito sulla tavola stiamo sacrificando interi habitat e stravolgendo un numero incredibile di ecosistemi.

In questa corsa guidata dall'egoismo e dall'incapacità di guardare oltre il proprio interesse e il proprio benessere, non ci siamo accorti di essere entrati sempre più in stretto contatto con gli abitanti di quei luoghi incontaminati. È accaduto in Africa occidentale, dove è scoppiata l'epidemia di Ebola, ed è accaduto anche in Egitto quando alcune zanzare, a causa della costante siccità, hanno iniziato a fare i nidi proprio nei vasi vicino alle case ed è iniziata l'emergenza West Nile.

Anche l'Organizzazione mondiale della sanità metteva in guardia contro l'aria inquinata e il cambiamento climatico. Le inseriva, anzi, nell'Annual review of diseases prioritized under the Research and Development Blueprint tra le 10 sfide per la salute contro cui avremmo dovuto misurarci a partire dal 2019.  Naturalmente, ce ne siamo disinteressati.

La nostra intervista al dott. Miserotti

In realtà, non si tratta di una completa novità, ma solo della conferma di dubbi che alla redazione di Ohga erano già venuti. Proprio per questa ragione avevamo intervistato il dottor Giuseppe Miserotti, referente regionale di ISDE (Associazione medici per l'ambiente) per l'Emilia-Romagna.

E proprio lui ci aveva confermato come: "Il nuovo Coronavirus ha risentito in modo indiretto delle nicchie ecologiche che stanno cambiando e che stanno provocando alterazioni molto importanti. L'uomo ha approfittato della natura e negli ultimi anni l'azione degli esseri umani è stata così violenta, che si parla di una nuova era geologica: l'Antropocene. Abbiamo alterato equilibri naturali molto delicati, che la natura era stato in grado di mantenere per migliaia di anni, e tutto questo sta avendo e avrà delle ripercussioni inevitabili sulla salute e sul benessere degli uomini".

Cosa puoi fare tu

È iniziato tutto a Wuhan, una città cinese di cui probabilmente non avevi mai sentito parlare prima. Qualche sporadico caso di polmonite virale e poi la scoperta: un nuovo virus, parente della SARS, stava provocando una grave epidemia. Non sono passati nemmeno due mesi e anche noi abbiamo dovuto fare i conti con questa emergenza sanitaria. Centinaia di morti, terapie intensive al collasso e danni all'economia che ancora non siamo in grado di quantificare. E sono solo alcune delle conseguenze della pandemia.

Abbiamo ignorato il gigantesco impatto dell'uomo sull'ambiente e questo si è mostrato, in tutta la sua forza, rendendoci chiaro che non possiamo credere di poter abusare del Pianeta senza alcuna conseguenza.

Se ti ha spaventato il Coronavirus, dovresti iniziare a inquinare di meno

In questa fase di emergenza, quello che puoi fare è prima di tutto mettere in atto tutti quegli accorgimenti suggeriti dal Ministero della Salute per prevenire il contagio. Primo tra tutti, stare a casa e uscire solo per motivi di necessità. Se però vuoi davvero che questa situazione si ripresenti il più tardi possibile, inquina di meno. Compra alimenti biologici e a chilometro zero, usa la macchina il meno che puoi, limita lo shopping soprattutto quello online e fai per bene la raccolta differenziata. Sul questo Pianeta tu ci vivi, come hai potuto pensare di rimanere immune ai suoi cambiamenti?

Fonti| "IHV Researchers Use Climate to Predict Spread of COVID-19", pubblicato sul sito dell'Università del Maryland, il 13 marzo 2020; "Pandemie, l'effetto boomerang della distruzione degli ecosistemi", pubblicato dal WWF a marzo 2020

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